Un grande Nando Dalla Chiesa, ricordando l’esperienza del Movimento di cui fu tra i fondatori nella “Milano da bere” degli anni ’90, scrive parole di grandissimo buon senso, come sempre.
Il fatto è che quell’esperienza aveva uno slogan: “dare voce alla società civile per rendere più civile la società”. Appunto: rendere più civile la società. Che significava dare il giusto primato alle istituzioni e alle leggi, seminare culture del rispetto e della tolleranza, della libertà e della solidarietà. Tenere fuori la politica ma senza demonizzarla, dando giudizi differenti sulle singole persone che la facevano, al di là del partito di appartenenza. Ora riparte il giro. E il guaio è doppio. Perché da un lato i partiti sono fradici e hanno imbarcato una “società civile” debole e insignificante, una manna per chi pretende un diritto divino a comandare, tanto da non volersi più sottoporre a voto popolare. Dall’altro lato chi inneggia alla “società civile”non ha l’aria di volere lottare per rendere più civile la società. A volte sembra dimentico dei grandi valori che danno senso alla tecnica e alle competenze. Altre sembra non sapere che le parole sono pietre e che certe espressioni e immagini viaggiano come veleno nel corpo sociale, contribuendo a corromperlo ulteriormente nella tenzone liberatrice. Siamo in pieno rischio da tempi supplementari. Quando l’ansia di vincere travolge le regole. E i consensi devono arrivare tanti, maledetti e subito. Con la storia recente che ci ha insegnato che per vincere si fa prima a parlare alla pancia della gente.