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Lavoro. Basta con la propaganda e la speculazione

“Boicottiamo la Bridgestone“. Questo, in estrema sintesi, sembra essere il risultato della conferenza stampa di ieri, convocata da Vendola e da Emiliano, a cui hanno partecipato anche esponenti dell’opposizione di centrodestra, in attesa dell’incontro ministeriale di domani a Roma.

Ecco, vorrei dire, sommessamente, qualcosa. E sarò, mio malgrado e involontariamente, controcorrente. Partendo da alcuni dati, più o meno già noti. Quasi 7 milioni di persone oggi sono in difficoltà, a causa delle condizioni economiche, con un sempre più elevato rischio povertà. La disoccupazione è oltre il 37%. In Italia, da decenni, non esiste una politica industriale. Una visione condivisa che supporti il Paese per farlo competere lealmente con il resto del mondo, schiacciato da una globalizzazione che ha accresciuto il divario tra stati ricchi e stati poveri. L’Italia potrebbe essere una grande potenza mondiale: per i suoi molti talenti nei più variegati ambiti, la sua cultura, i suoi paesaggi. E’, per dirla alla Augé, un non-luogo, invece. E’ l’eterna incompiuta. Divisa da un sistema infrastrutturale obsoleto e mal organizzato (il trasporto su gomma è ancora, per molte aziende, l’unica possibilità); dall’assenza di un vero Piano Energetico Nazionale (la Strategia Energetica Nazionale appena varata è insufficiente, oltre che anacronistica) che alleggerisca gli oneri fissi di chi investe e produce lavoro, predeterminando come effetto che ogni Regione fa i cavoli propri; logorata da una burocrazia lenta e farraginosa che si concede tranquillamente al parassitismo, alla corruzione e al clientelismo; rassegnata allo strapotere delle organizzazioni criminali nel Mezzogiorno del Paese dove il non-stato si fa Stato.

La Regione Puglia, in questi anni, nonostante sia cambiata moltissimo con notevoli progressi conseguiti in molti ambiti, ha fatto poco per contrastare questa “modernità liquida”, per dirla alla Bauman, nella quale a sciogliersi sono i diritti dei lavoratori. Non possono esserci lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Ci vuole rispetto per la dignità e la sofferenza di quanti temono per il proprio posto di lavoro. Non ci si può speculare sopra, politicamente, rinvigorendo questa eterna ed amorale propaganda elettorale che sta sbriciolando il tessuto sociale italiano. Nascondendo poi quelle che sono anche le proprie responsabilità. La Bridgestone è una multinazionale che in Italia opera da decenni e se oggi, anche per la crisi economica, ha deciso di chiudere uno stabilimento, per quanto discutibili possano essere le ragioni, la politica è chiamata ad interrogarsi sui propri errori, seriamente. In nome di un’esterofobia improvvisa ci si inventa il boicottaggio, invece. L’esaltazione della protesta in sostituzione della concertazione per la redazione di una qualche proposta. Innovativa ed ecologicamente possibile.

Perché, per dire, non si è deciso di boicottare, ma seriamente, il Gruppo Riva per la scellerata gestione dell’Ilva di questi anni, dove oltre al diritto al lavoro è sotto scacco anche il diritto alla salute? I cittadini di Taranto e gli operai dell’Ilva si sentono davvero protetti e tutelati dai nostri amministratori? Gli ultimissimi responsi elettorali hanno testimoniato la rabbia e l’indignazione dei governati rispetto ai governanti. Eppure, nonostante le prese di posizione ufficiali, i Riva sono contigui e immersi in un modello politico dove il profitto è l’unica logica che conta. E in nome della quale si possono aggirare le leggi. E si possono calpestare i diritti.

Dovremmo, forse, ritrovare il senso della misura. Contrastando, se possibile, queste ipocrisie, supportate anche da campagne mediatiche poco oggettive e poco serie. E’ sul rilancio delle politiche del lavoro, fondate sulla conversione ecologica, sull’innovazione tecnologica e sul talento, che dobbiamo confrontarci. Senza pregiudizi e senza privilegi castali da preservare. E’ sulla creazione di una nuova visione, anche mediterranea, ma soprattutto condivisa tra tutti gli attori dei processi industriali, quindi anche con gli operai, che si gioca la partita del futuro. Di un futuro che bussa alle nostre porte e che chiede di essere frequentato con fiducia.

harakiri

Energia da fonti rinnovabili: la Puglia è prima!

Fv_La Puglia dei primati

“Il mondo ambientalista doveva essere considerato”

Lo dice anche Guglielmo..

Ecco. Lo dice oggi, molto bene, anche Guglielmo. Riprende quello che avevo detto ieri. E non credo abbia letto le mie considerazioni. Il problema, però, esiste. Ed è questo il tema. A conferma del grande lavoro che ci sarebbe da fare, soprattutto culturalmente e socialmente, c’è questa notizia non proprio esaltante sugli ulivi del nostro territorio. O questa che rivela l’altra faccia della medaglia, ossia che, nel nome dello sviluppo sostenibile del territorio, si corre il rischio potenziale di ritrovarci, nel territorio di Manduria, un parco eolico con decine e decine di torri alte 100 metri l’una. Eppure, a meno che non sia una recita, ci sono imprenditori che si stanno “convertendo” alla green economy e alla sostenibilità. Allineandosi, a prescindere dalle competenze espresse, a chi da oltre dieci anni ha compiuto la scelta di impegnarsi per un mondo più pulito ed efficiente. A disposizione di tutti.

Come ti cancello l’Ambiente dalle Agende: verso le Politiche/3

Non solo non parlandone affatto o peggio farlo attraverso consumati impegni che poi concretamente rivelano progetti poco puliti, ma anche non candidando chi per questo tema si è battuto e ne ha difeso i principi nelle Istituzioni. Mario Monti, non proprio un ambientalista, e prima di candidare la Presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni (criticata duramente per questa scelta da Salvatore Settis con questa breve lettera), aveva invitato il suo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini a predisporre un documento diventato poi l’Agenda Verde per la Crescita. Nel leggere la nota diramata dal medesimo Ministero, ci sarebbe di che essere positivamente sorpresi, essendo molteplici gli ambiti di interesse, ma poi non si illustra il “come” realizzare questi interventi evocati. E i dubbi, poi, non possono non sorgere dopo un anno nel corso del quale le politiche ambientali sono state incerte e molto contestate. Penso da un lato al provvedimento predisposto dal Ministro dell’Agricoltura Mario Catania per limitare il consumo di suolo (ne parlo pure qui e qui) poi arenatosi non soltanto per l’interruzione della legislatura; dall’altro all’inazione e alla mal concertazione avutesi dopo gli ultimi dissesti idrogeologici (ne parlo anche qui) e il terremoto in Emilia. Senza dimenticare, soprattutto, il “Caso Ilva”. Dove oltre a Clini sono coinvolti praticamente tutti. Vendola, Bersani, il Pd. Al primo, non uscito proprio benissimo dalle intercettazioni con Archinà, è stato dedicato dal Fatto Quotidiano questo ulteriore approfondimento. Con Archinà, però, ha parlato pure Ludovico Vico, che non è proprio uno qualsiasi a Taranto. E’ l’ex segretario della Cgil locale che per anni, invece di rappresentare dignitosamente i lavoratori e tutelarne il diritto alla salute, ha banchettato con i vertici del Gruppo Riva. Ha fatto carriera: è diventato parlamentare del Pd. Per lui i “nemici politici” da affrontare e con cui scontrarsi anche duramente, non erano quelli degli altri partiti, no. Era il Senatore Della Seta, del suo stesso partito, il Pd. Reo di essere un ambientalista che propugnava la salvaguardia ambientale della città di Taranto con provvedimenti rigorosi che dovevano abbassare la soglia minima di benzopirene consentito. Il 30 dicembre si sono celebrate in Puglia le parlamentarie del Pd: Vico, col suo terzo posto, sarà confermato parlamentare. Della Seta, invece, è fuori. Insieme ad un altro ambientalista, Ferrante. Con Realacci, invece, inserito in uno dei collegi della Lombardia in posizione eleggibile ma molto bassa a conferma di un non-interesse, ancora una volta, per i temi ambientali. Su questa amara e sporca dicotomia politica si è espresso anche Pippo. Non conosciamo ancora la proposta ambientale del Movimento guidato da Ingroia, mentre siamo consapevoli che il Movimento 5 Stelle di Grillo proprio sull’ambiente ha investito da tempo le sue migliori energie. Ma stupisce ed amareggia che la coalizione che, probabilmente, andrà al Governo del Paese, all’alba del 2013, mostri una tale arretratezza culturale sui temi della green economy, della conversione ecologica del modello industriale, della possibilità di avere un Piano Energetico Nazionale innovativo ed evoluto che contribuisca a creare lavoro e a rendere il mercato appetibile anche agli investitori stranieri. Abbiamo, oltre al sole, al mare e al vento, una grande energia rinnovabile, noi italiani: la nostra intelligenza. Sarebbe, semplicemente, molto stupido non impiegarla per cambiare questo Paese e per iniziare a frequentare davvero – come direbbe Pippo – con speranza ed entusiasmo il futuro.

Bari è una città grigia

E non solo perché si è costruito tanto, e male, col rischio che si costruisca ancora – magari nel nome della sostenibilità e di una visione di futuro da riempire di senso (leggasi “Il Patto per Bari” ratificato ieri) – ma anche perché il verde pubblico è quasi totalmente assente. E quello presente è degradato. La storia, indecorosa, dell’abbandono di Piazza Umberto è sintomatico di quanto l’ambiente, in tutte le sue sfumature, non sia assolutamente considerato strategico per un serio sviluppo sociale, culturale ed economico. Ed è un errore. Ma detto senza voler giudicare o condannare arbitrariamente nessuno. Gli amministratori pubblici, però, devono essere valutati anche per quel che fanno o non fanno, non soltanto per le cose che dicono o non dicono.

Passeggiando per la nostra città, infatti, come racconta anche questo cronista, e non solo nel nucleo centrale mi verrebbe da aggiungere, numerose e dolorose sono le piaghe e le ferite. Sporcizia, vandalismo, indifferenza o proprio astio per i beni comuni determinano questo fenomeno ormai ordinario. Manca un’etica pubblica anche nei cittadini e non può essere diversamente quando negli stessi amministratori si plasticizza l’incapacità di di pensare agli spazi aperti e pubblici come risorsa per la comunità in cui integrare armonicamente le funzioni sociali. Quelle, mediante le quali, si ricrea una dimensione identitaria, un’appartenenza e la spinta, pure emotiva, a tutelare quel che è di tutti, perché è anche nostro.

Il verde, in città, poi è fondamentale, non solo per un fatto di estetica. Ma pure per un fatto di etica. Un verde urbano distribuito razionalmente e organizzato armonicamente, lo rivelano anche alcuni studi di autorevoli sociologi, trasferisce un’idea di serenità e di benessere. Quasi di felicità. Poi quando va a connaturare una porzione di territorio ed esso diventa nel tempo patrimonio individuale e collettivo diventa molto più difficile che sia vandalizzato o degradato, insomma, che non viva. Oltre ad essere lo scenario ideale per i bambini, nell’ attuale ottica che le nostre città non sono affatto a misura dei desideri e delle aspettative dei più piccoli. Quindi, come si intuisce, non sussistono solo ragioni economiche o architettoniche.

E’ proprio necessario, perciò, modificare il nostro approccio culturale e comprendere che investire nella progettazione del verde urbano (e nella riqualificazione del costruito) conviene. Ed è il primo passo se vogliamo iniziare a vedere a Bari non più un solo colore, sbagliato e nocivo, ma uno splendido arcobaleno che possa restituire il sorriso e la speranza di un futuro diverso a tutta la comunità.

Il social housing e il consumo di suolo

Le Primarie delle Idee promosse in questi giorni dal Fai – Fondo Ambiente Italiano – con l’intento di portare, nelle diverse Agende dei candidati Premier, i temi della salvaguardia del paesaggio italiano e la conservazione o valorizzazione dei beni culturali, oggi trascurati o peggio mal affrontati, mi fornisce lo spunto per condividere alcune notizie, sull’edilizia sostenibile e sul contrasto al consumo di suolo. A Desio, uno dei comuni (da 40 mila residenti) più importanti della Lombardia e non solo perché sciolto nel recente passato per infiltrazione mafiosa (la ‘ndrangheta esercitava tutta la sua influenza sugli appalti dell’edilizia), la nuova amministrazione, dopo aver riformulato proprio la materia degli appalti con l’introduzione di alcune novità (ad esempio le white lists, di cui ho parlato in questo blog nel passato, scrivendo di corruzione) ad opera del vicesindaco Lucrezia Ricchiuti, con il sindaco Roberto Corti racconta come è possibile realizzare uno strumento urbanistico evoluto in cui sia netta la discontinuità col passato limitando drasticamente l’espansione edilizia e in cui si punta con decisione alla riqualificazione del patrimonio già esistente. Le parole di buonsenso di questo amministratore pubblico mi hanno fatto ricordare quelle dell’urbanista Vezio De Lucia che, dopo aver ricordato una preziosa espressione pronunciata nel 1922 da Benedetto Croce (“Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo”), scrive che:

La individuazione, da parte del Ministero (dei  Beni Culturali), delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione, costituisce compito di rilievo nazionale, ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di principi e criteri direttivi per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali

auspicando che il prossimo esecutivo possa predisporre una norma che dia finalmente piena attuazione all’art. 9 della Costituzione con cui si azzerino immediatamente “tutte le previsioni di sviluppo edilizio nello spazio aperto e obblighi a ridisegnare gli strumenti urbanistici indirizzandoli alla riqualificazione degli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati attraverso interventi di riconversione, ristrutturazione, riorganizzazione, rinnovamento, restauro, risanamento, recupero (ovvero di riedificazione, riparazione, risistemazione, riutilizzo, rifacimento: la disponibilità di tanti sinonimi aiuta a cogliere la molteplicità delle circostanze e delle operazioni cui si può mettere mano)”. 

Una soluzione da incentivare e da potenziare è indubbiamente quella del social housing, per cui potrebbero reimpiegarsi le migliaia di alloggi sfitti e degradati presenti in abbondanza nelle nostre città. Qui la nuova proposta del Comune di Milano. Come, infine, tutte queste migliaia di abitazioni ad oggi inutilizzate sarebbero pure da riqualificare anche da punto di vista energetico, e non solo da punto di vista statico o funzionale, sulla base dei nuovi regolamenti edilizi sostenibili che in molti Comuni si stanno ultimamente predisponendo.

Tutti questi interventi, come è intuibile facilmente, non aiuterebbero soltanto l’ambiente e il nostro paesaggio, ma rimetterebbero in moto l’economia “convertita” alla sostenibilità con la possibilità di ricreare occupazione. Pensiamoci.

“L’architettura è allegria”. La lezione di Oscar Niemeyer

Oscar Niemeyer non era un’archistar. Era il suo opposto. “L’architettura è il mio hobby – diceva spesso – una delle mie allegrie: creare la forma nuova e creatrice che il cemento armato suggerisce, scoprirla, moltiplicarla, inserirla nella tecnica più d’avanguardia. Questo è per me inventare lo spettacolo dell’architettura. Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea diritta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Quello che mi affascina è la curva libera e sensuale: la curva che trovo sulle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde dell’oceano, nelle nuvole del cielo e nel corpo della donna preferita”. “L’architettura – sosteneva Niemeyer – non è importante, quello che conta è la vita, vivere con passione, inseguire i propri ideali, non tergiversare”. Fu pioniere del cemento armato, inventore dell’open space, realizzatore dell’idea di architettura democratica, architetto lontano dai fasti degli architetti di oggi. È stato tutto questo. E ci ha lasciato una grande eredità.

Raccolta differenziata: obiettivo 30%?

La raccolta differenziata, a Bari, non ha ancora raggiunto, purtroppo, percentuali accettabili. In questo piccolo blog ho scritto, spesso, di rifiuti e di come il tema della gestione è affrontato nella nostra città. Qui l’ultimo intervento in cui ho ricordato la produzione totale di rifiuti, per il 2011, pari a 195 mila tonnellate di rifiuti, con ogni abitante responsabile di circa 590 kg/anno (1,62 kg/giorno). Delle 195 mila tonnellate totali, poi, 118 mila vanno in discarica. Il conferimento in discarica, però, costa.

Ad oggi 25,82 euro per ogni tonnellata conferita in discarica, scrive Giuseppe (un amico bravo e competente), che prosegue con la considerazione che “meno rifiuti in discarica significa meno spese sul fronte ecotassa e l’unica soluzione riconosciuta è quella di effettuare e/o potenziare la raccolta dell’umido e dell’organico. A Bari solo i rifiuti che derivano dalle attività mercatali vengono inviati al compostaggio. Perché? Quali sono i problemi della raccolta cittadina?”. 

Sarebbe avvilente ritenere che il problema principale sia tutto nella contesa tra Amiu e Tersan, come potrebbe desumersi da qui, con ben 21 comuni che fanno meglio di Bari a settembre, ma è altrettanto indubbio che la soluzione mista, oggi adottata nel capoluogo in non pochi quartieri, con un doppio esborso di risorse pubbliche, non abbia comportato grandi vantaggi e grandi benefici. Con il passaggio dall’ecotassa alla tariffa puntuale, per quanto indifferenziato prodotto, che non riguarderà Bari ancora per molto tempo. Con l’amarezza di vedere totalmente ignorate proposte virtuose simili. E nonostante dall’articolo seguente sembra emergere un’altra possibilità importante per accrescere il tasso di raccolta differenziata entro la fine di quest’anno.

Le auto elettriche presto a Bari?

Quello che ad oggi non è altro che un auspicio, potrebbe diventare, nel prossimo futuro, uno dei simboli più concreti della rivoluzione ecologica, nell’ambito della mobilità sostenibile, che sta investendo la nostra città e promossa da Antonio Decaro, consigliere delegato alla mobilità. Nella seconda giornata di Green City Energy Med uno dei seminari tecnici più partecipati ed interessanti è stato quello che ha visto la partecipazione, oltre a quella di Decaro, anche di Guglielmo Minervini, assessore regionale ai trasporti. Segue l’articolo uscito oggi per Epolis Bari. Della medesima iniziativa si parla anche qui e qui.

Bari capitale mediterranea della sostenibilità

Dall’edizione odierna di Epolis Bari.

Bari capitale mediterranea della sostenibilità. Con questa ambizione si sono avviati ieri, presso il Salone degli Affreschi dell’ Università di Bari, i lavori di Green City Energy Med. Bari rappresenta la terza tappa di un percorso nazionale coinvolgente altre città italiane e promosso da Click Utility. Come è emerso dal seminario “Politiche di governance per lo sviluppo della città sostenibile”, con gli interventi dell’assessore comunale ai lavori pubblici Marco Lacarra e quello della dirigente della ripartizione urbanistica Annamaria Curcuruto, l’amministrazione locale negli ultimi anni sta investendo molte risorse in questa rivoluzione ecologica che è prima di tutto culturale con la pianificazione di interventi volti a riqualificare energeticamente il patrimonio edilizio pubblico esistente, ma anche funzionalmente per evitare nuove edificazioni. Considerato il vistoso calo demografico che ha investito la città nell’ultimo ventennio. Il primo passaggio resta, però, il coinvolgimento continuo ed autentico dei cittadini per renderli protagonisti delle scelte che cambieranno il volto della Bari del futuro.