Il caso Europa 7

A pochi giorni dal secondo Vday lanciato da Beppe Grillo attraverso il suo blog per una Libera Informazione in Libero Stato, e in attesa di dedicare a tale rassegna una apposita discussione nei prossimi giorni, nella quale racconterò anche della mia esperienza come membro del Meetup dei Grilli Attivi di Bari, straordinario nella giornata del 25 aprile nella raccolta, nel nostro territorio, in due distinti banchetti, di quasi 4500 firme, ritengo sia oggi fondamentale concentrarci sul caso Europa 7. (peraltro alla base del 3° referendum di Grillo che prevede l’abolizione della Legge Gasparri)

E rivolgo oggi, più che in altre giornate, un pensiero e una riflessione in merito alla vicenda di Europa 7 proprio perchè nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha deciso di quanto lo Stato debba risarcire il proprietario di tale emittente “fantasma” Francesco Di Stefano per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale.

Ma andiamo con ordine, riassumendo e sintetizzando la vicenda della “tv che non c’è” proprio per capire bene come siamo arrivati allo stato dei fatti attuale.

La vicenda Europa 7, dal 1999 ad oggi

Nel 1994 la Corte costituzionale stabilisce che Mediaset deve cedere una rete o mandarla sul satellite. Da un accordo fra D’Alema e Berlusconi, nasce la Bicamerale per riformare la Costituzione: merce di scambio, il futuro delle tv del Cavaliere.
Nel 1998 l’Agcom presenta il nuovo piano per le frequenze e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali disponibili. Presenta domanda di concessione anche un outsider: Francesco Di Stefano . Il quale riesce subito, nel 1999, ad aggiudicarsi una rete nazionale: con soddisfazione anche perché Europa7 s’è piazzata al primo posto per qualità dei programmi (uno dei criteri di scelta). Purtroppo le frequenze sono occupate da Rete4 e Telepiù nero, cioè da Berlusconi, che non ha alcuna intenzione di liberarle. Di Stefano si rivolge al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte costituzionale. Berlusconi, di nuovo al governo, a fine 2002, firma il decreto salva-Rete4 che concede altri sei mesi di proroga, in attesa della Gasparri, approvata nell’aprile 2004: la scusa per mantenere lo status quo in barba alla Consulta è sempre il digitale terrestre. Chi ha perso la gara (Rete4) vince, chi ha vinto la gara (Europa7) perde. Il 19 giugno 2006, con il centrosinistra al governo, la Commissione europea invia al nostro governo una lettera di «messa in mora» del duopolio Rai-Mediaset, giudicando intollerabile che in Italia possa accedere al digitale terrestre solo chi già possiede emittenti nell’analogico. Se la Gasparri non sarà smantellata entro il 2009, l’Italia dovrà pagare una multa fino a 400 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal 2006. Rete4 ottiene l’ennesima proroga. La scusa è il sempre imminente arrivo del digitale terrestre, fissato ora per il 2012 (6 anni dopo la data annunciata da Gasparri). Entro il 2009, Rai e Mediaset dovranno anticipare il trasloco di una rete al digitale. A novembre 2006, davanti alla Corte europea, ci si attendeva che l’Italia cambiasse posizione, riconoscendo finalmente i diritti acquisiti da Europa7. Invece, a sorpresa si mantiene la linea del governo Berlusconi: si difende la legge Gasparri. L’Unione difende in Europa una legge che ha promesso di smantellare in Italia. Il 31 gennaio 2008 la Corte emette finalmente la sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali: la Maccanico, il salva-Rete4, la Gasparri, ma anche la Gentiloni. Tutte infatti concedono un infinito “regime transitorio” a Rete4, che invece va spenta subito, senza indugi, dando a Europa7 ciò che è di Europa7. Ma la classe politica fa finta di nulla. Veltroni quella sentenza la conosce, ignorandola. Chi teme l’inciucio prossimo venturo si tranquillizzi: Veltrusconi è già tra noi.

Vediamo ora come si sono presentate ieri le parti in causa davanti al Consiglio di Stato.

Nella causa il governo è rappresentato dall’Avvocatura dello Stato.
La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999). Un fatto già abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta.

Dalla lettura del post, relativamente a questa faccenda, redatto oggi da Marco Travaglio sul suo blog, si evince chiaramente, con sfumature che dire raccapriccianti oltre che inquietanti è poco, come lo Stato, nella sua cronica e pestilenziale incapacità di recepire e attuare la recente sentenza della Corte Europea di Lussemburgo, non abbia intenzione di tutelare un privato cittadino attribuendogli cosa gli spetta di diritto dal 1999, ma dimostrandosi ancora una volta schiavo di un sistema nel quale le lobby del potere economico contano infinitamente di più degli interessi di un singolo cittadinoche vorrebbe operare, senza discriminazioni, nel rispetto delle regole e della legalità, per il bene dell’intera cittadinanza italiana.

Chiudo con i seguenti video, il secondo dei quali relativo ad una intervista audio di ieri, martedi 6 maggio, a Francesco Di Stefano, realizzata dai ragazzi di Qui Milano Libera.

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  • […] Di questa vicenda, infine, ne ho scritto diffusamente sin dall’inizio, anno 2008 circa. Qui, qui e qui i post dedicati ad Europa7 – ero ancora sull’altro blog – e al suo […]

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