Aldo Moro, 30 anni dopo. Per non dimenticare

Quando, nel pieno degli anni ’90, ho frequentato il ciclo delle medie, prima, e quello di istruzione secondaria nei corridoi della mia scuola destinati al Liceo Classico, poi, ricordo che spesso mi sono interrogato sul valore della Storia.

Ai tempi delle Medie, principalmente in terza, era d’obbligo credere che il capitolo dedicato alle due guerre mondiali, pressochè l’ultimo dei nostri libri, fosse quello più importante essendo quello poi inesorabilmente oggetto di valutazione didattica nel corso dei successivi esami di licenza media. E creando questa sorta di ombra sui “fatti” immediatamente successivi, hanno dato, con il senno di poi, la percezione a molti discenti che la Storia finisse lì, in concomitanza con l’epilogo dei libri di testo. Mai degli excursus ampi per alimentare le nostre curiosità e la nostra voglia di apprendere, mai delle lezioni di educazione civica che sviluppassero in noi, sin da quella età, una coscienza critica verso gli eventi che stavano cambiando il mondo.

Approdato al Liceo, e nonostante una professoressa di Storia (e di Filosofia) dalle notevoli capacità, il copione è stato quasi il medesimo con il “Periodo post bellico”, “Il Processo di Norimberga“, “La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” come tappe finali di un percorso formativo che ancora una volta ha escluso la Storia moderna e contemporanea. E se anche a causa della mia proverbiale pigrizia e superficialità ritenevo comunque sufficienti gli insegnamenti che mi venivano allora impartiti in tale disciplina, crescendo, ho rigettato quella incapacità del Sistema Scolastico di plasmare gli adulti del futuro perchè carente del coraggio e della predisposizione ad affrontare certi argomenti quasi simultaneamente a quando avvenivano.

Perchè già da quegli anni comprendevo bene che il mondo stava cambiando velocemente, che erano in atto una serie di processi storici, culturali e sociali a causa dei quali l’età che mi accingevo a vivere non sarebbe stata per niente simile a quella che avevano vissuto, qualche decennio prima, i miei genitori. E alimentato da questa miccia di conoscenza cominciai a sforzarmi per capire cosa fosse stato l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, quanto valesse il carisma e il potere comunicativo di un “giovane” Giovanni Paolo II salito alla soglia pontificia sempre nel 1978, cosa poteva rappresentare la caduta del Muro di Berlino circa undici anni dopo, e quale, invece, fosse il messaggio custodito nell’esperienza umana di Gorbaciov come quella degli altri “uomini del potere” venuti dopo di lui in Russia come in America e in Italia.

Partendo quindi da tutte queste copiose premesse personali, che con ancor più forza e convinzione, dedico la mia riflessione odierna ad Aldo Moro.

Aldo Moro, da subito mostrò quelle virtù e quelle qualità tali che lo portarono ad essere oltre che uno stimato professore universitario presso l’Ateneo di Bari, anche un rampante e promettente politico di quello che in quegli anni era più di un partito, era IL partito: la Democrazia Cristiana. Qualità, oltre che da abile comunicatore, dimostrò di possedere anche come mediatore e riformista di un sistema politico molto dinamico in quegli anni perchè figlio anche del contesto sociale vigente. (Ricordo la sua non preclusione ad un dialogo con Berlinguer fautore del Compromesso Storico)

Ma il 16 marzo del 1978, nel giorno della presentazione del nuovo governo Andreotti, in Via Fani fu rapito durante un attentato nel corso del quale tutta la sua scorta fu massacrata e annientata. Seguirono giorni tremendi con il Caso Moro che anche dopo il suo sconcertante epilogo fu al centro non solo di rivendicazioni politiche durate per quasi un decennio ma anche oggetto di processi giudiziari importanti che, secondo alcuni giornalisti e critici, ha aperto la “stagione della spettacolarizzazione” della politica e dei suoi purtroppo presenti risvolti drammatici.

Questo evento è stato archiviato nei cassetti della memoria principalmente come un atto criminogeno da parte delle Brigate Rosse, ma volendo raschiare il baratro delle collusioni di quegli anni, è possibile rilevare in quello che è stato definito un Sistema, costituito principalmente dalla parte “malata” delle Istituzioni a cui erano affiliate, attraverso tanto dei prestanome quanto anche dei soggetti di spicco, delle bande eversive e delle logge segrete come la P2. La strage di Via Fani e il sequestro Moro ebbero il movente politico di impedire che l’esecutivo in programma proprio quella mattina alla Camera dei Deputati del quarto governo Andreotti, desse fiducia all’inedito sostegno del Pci alla Dc, storica svolta politica voluta dallo stesso Moro che avrebbe vinto le forti contrarietà della Destra Dc. Il 10 maggio 1978, all’indomani del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani, il ministro dell’interno Francesco Cossiga si dimise con un comunicato che celava con cinica chiarezza la copertura offerta alla banda piduista vincitrice occulta sulla resa dello Stato. Non a caso quelle dimissioni consentirono alla P2 di mantenere il controllo dei servizi segreti e di pilotare le indagini sul sequestro e l’uccisione di Moro.

Cossiga mentirà ai magistrati dicendo di aver conosciuto Gelli dopo il caso Moro tramite il segretario di Donat Cattin, Ilio Giasolli, ma Gelli invece, dichiarerà di aver conosciuto Cossiga nel 1972. Questo delitto di Stato rappresenta la pagina più torbida della storia della Repubblica italiana. Come si evince da qui, quindi, è probabile che prima ancora delle Brigate Rosse ad ammazzare, non materialmente, uno degli statisti migliori della nostra Repubblica, sia stata la loggia massonica P2 con la compiacenza di uomini, prima ancora che politici, indegni come Francesco Cossiga e di Giulio Andreotti che – dice Daniele Martinelli – pilotava e usava i servizi segreti per scopi personali e non per ragioni di Stato. Dall’anno seguente alla sua uccisione, l’esponente della Democrazia Cristiana viene ogni anno ricordato con messaggi e cerimonie presenziate dalle cariche istituzionali.

Ciascuno alla luce di queste testimonianze e delle proprie consolidate esperienze di vita, potrebbe ricavare un pensiero, che per quanto potrà essere poco o molto condivisibile, sarà certamente rispettabile.

Ma, dopo esattamente 30 anni, i cittadini italiani tutti, soprattutto quelli stanchi di essere presi in giro da una classe politica dirigente fondata soltanto sull’approvvigionamento del denaro pubblico per esercitare i loro interessi, venduti al soldo delle lobby imprenditoriali e mafiose, corresponsabile, non solo dal punto di vista morale ed etico, delle più grandi efferatezze che si sono perpetrate negli ultimi decenni nel nostro Paese, dovrebbero avere la forza, il coraggio, la dignità di dire Basta a questo annichilimento delle nostre esistenze e della nostra condizione di cittadini italiani.

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Commenti

  • sylvie  On 9 maggio 2008 at 19:41

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  • Melina2811  On 10 maggio 2008 at 06:07

    Ciao, dato che domani non penso che avrò la possibilità di usare il computer, comincio da oggi a lasciare qualche augurio di buone fine settimana a tutti. Ricordatevi che questo fine settimana si festeggia anche la festa della mamma, e quindi auguri anche a tutte le mamme. Maria

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