Perchè la Famiglia è morta

Il recente caso di bullismo di Viterbo dietro il quale la Procura di Viterbo ipotizza una matrice filo nazista, congiuntamente all’altrettanto recente quanto sconcertante assassinio, a Verona, di Nicola Tommasoli, del quale ho parlato nei giorni scorsi, mi porta a riflettere sul valore e sull’essenza della Famiglia.

So bene che il tema della Famiglia, come quello della Chiesa, affrontato ieri, rientra nella sfera dell’intimo e del personale non essendo mai facile non solo parlarne, ma cercare di mantenere sempre una posizione equilibrata, razionale e coerente che non leda la dignità di nessuno.
Per cui, scusandomi sin da ora con coloro i quali leggendo questa mia riflessione si dovessero sentire offesi, provo ad affermare con limpidezza il mio pensiero su questo.

La Famiglia, da quando sono nato e da come sono stato abituato a vederla, è composta da una coppia di genitori di sesso opposto e da eventualmente fratelli e/o sorelle.

Lo affermo non perchè debba issarmi a testimone o paladino di chissà quale credo religioso che perora questa causa, ma perchè sento la necessità, la percepisco chiaramente, che il nascituro sappia da subito, sin dall’infanzia, che la donna corrisponde alla madre e che l’uomo corrisponde al padre. Dirò di più: non perchè la mamma è importante per l’allattamento e per altre “funzioni” che spettano solo a lei come donna, quanto il padre per delle altre, ma proprio perchè 2 persone dello stesso sesso, per quanto persone straordinarie, amabili, dalla bontà e dalle virtù encomiabili, alcune cose non le possono fare, non possono farle, non perchè non ne abbiano le qualità morali, ma perchè certe esperienze da madre e da padre le possono fare solo “rappresentanti” di sesso opposto e andando contro natura e contro questa naturale logica del mondo, si rischia solo di alterare gli equilibri e la serenità di cui ha bisogno il neonato da quando viene messo alla luce.

Non capisco tutte quelle coppie che si ostinano ad avere dei figli quando è chiaro che purtroppo non ne hanno le possibilità.
Non perchè non capisca e non apprezzi gli sforzi e i sacrifici a cui spesso costoro vanno incontro, ma perchè sembra piuttosto che un figlio sia un capriccio e un pretesto per sentirsi veramente adulti piuttosto che una scelta di vita.

Un figlio per come me lo immagino io è un dono del Signore, un petalo di rosa da ammirare e da custodire gelosamente, uno scrigno pieno di preziosi talenti da maneggiare con cura, un’anfora di argilla da plasmare con la maestria di un artista al fine di realizzare la più bella e compiuta delle sculture.

E’ vero che genitore lo si diventa, ma è anche vero che spesso molti lo diventano per costrizione, per destino, per scelte sbagliate fatte, ed esercitano questo ruolo, fondamentale, con superficialità, con immaturità, con leggerezza.
E sono quei casi in cui i genitori meritano di essere condannati, senza sé e senza ma.

Non possono e non devono pagare i figli gli errori dei loro genitori.
Non meritano delle creature indifese e innocenti di bruciarsi la vita a causa del fuoco acceso da altri quando loro non sono neanche dei fiammiferi nella scatola della vita.
Alla stessa maniera, pur con un notevole rispetto verso gli omosessuali e le cosiddette coppie di fatto, (con il sottoscritto che sa cosa siano questi “mondi” per avere delle amicizie omosessuali di entrambi i sessi ed essendo fiero di alcune di queste amicizie con le persone coinvolte che dimostrano tutta la loro sensibilità e attaccamento alla vita che in altri non sempre è possibile vedere..) non simpatizzo per niente per tutte quelle coppie che dietro “la lotta” per l’affermazione dei loro sacrosanti diritti, usano e mercificano anche l’eventuale presenza di bambini per poter ulteriormente giustificare le loro scelte di vita.

Io non ci sto.

Ma perchè – dico – che la Famiglia è morta?

Perchè quando sento di casi come quelli enunciati all’inizio quanto anche di casi similari di violenza, di bullismo, di intemperanze adolescenziali, di qualsiasi altra nefandezza, la responsabilità non può non ricadere anche sui genitori.
Questi, infatti, hanno perso, non tutti fortunatamente, quella funzione educatrice che dovrebbe essere connaturata nella figura del genitore perchè sono stati forse loro i primi a non averne ricevuta una adeguata ai loro tempi.

Perchè quando loro avevano 15, 18 anni erano gli anni dei sessantottini prima, dei settantasettini poi, testimoni esemplari di diverse generazioni cresciute nella cultura del non rispettare le regole, del non sapere neanche cosa fossero, del “crescere per strada”, a stretto contatto con la realtà e con la società.. come si potrebbe poi pretendere che degli eterni viziati e peter pan, mai cresciuti e rimasti aggrappati ad un sogno illuso, possano capire i propri figli che, a 13 anni, tornano da scuola con gli occhi rossi perchè magari si sono fatti diversi spinelli?

Come non capire che quegli stessi figli a neanche 17 anni hanno già sperimentato droghe pesanti e fatto esperienze che neanche un 30enne degli anni ’60 ha fatto?
Come non capire che tutte queste generazioni di ragazzi che impazziscono per “Amici”, per “L’Isola dei Famosi”, per film violenti come “L’esorcista” (onestamente il primo che mi è venuto in mente), per musiche dai testi inauditi come quelle che cantano i rockettari di estrema destra, e ancora per il “Grande Fratello” e il mondo della televisione da raggiungere con tutto se stessi perchè sinonimo di successo, di prestigio e di ricchezza, sono generazioni abbandonate a se stesse, generazioni che rivendicano una importanza e una considerazione che i loro genitori non percepiscono e che nell’affarismo professionale in cui sono coinvolti a causa della globalizzazione delle coscienze, non vedono?

Qui non è roba di Rosy Bindi, di Mara Carfagna e di qualche altro rifiuto tossico riciclato come politico. Non è partendo certamente da costoro che le Famiglie possono tornare ad essere dei luoghi di aggregazione sociale, dei luoghi del vivere, dei luoghi del confronto, dei luoghi dell’educazione civica e alla legalità, dove si apprendano, prima che nella scuola e nella vita, le regole e le buone maniere.
Siamo noi, dobbiamo essere ostinatamente e cocciutamente noi quei testimoni di una nuova età, messaggeri di una nuova etica e moralità, custodi di quei valori per i quali i nostri nonni sono anche morti nell’orgoglio e nella gioia di poterli trasmettere a noi attraverso i loro figli per farci essere uomini e cittadini migliori, affinchè non più si sentano di violenze inaudite perpetrate sul corpo e nell’animo dei bambini ad opera di qualcuno dei loro familiari, non più si senta di ragazzi che esercitano una qualsivoglia forma di oppressione su loro coetanei e compagni di scuola, non più si senta di omicidi, inutili e tanto sconcertanti, perchè qualcuno giudica la diversità una macchia da espiare piuttosto che una risorsa da proteggere e da condividere, non più si senta di bambini che si suicidano a 8 anni perchè i loro genitori hanno preferito la serata al cinema piuttosto che una partita a “Monopoli” con loro o una qualsiasi altra cosa.

Basta!!

Vi prego, basta!

Ricominciamo da noi, prima che sia inesorabilmente troppo tardi.
Prima che la Famiglia e i Bambini siano morti per sempre.

Video
(Puntata di Annozero del 10 Maggio 2008)

P.s. Aggiornamento sulla Birmania

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