Gomorra. Il Film

Ieri sera sono andato a vedere il film “Gomorra” tratto dall’omonimo best – seller di Roberto Saviano.

Mi rincresce dover ammettere che sono andato a vedere questo film senza aver completato la lettura del romanzo – inchiesta non solo perchè ritengo sempre interessante leggere prima il libro di una “storia” che poi diventa una trama cinematografica, ma anche perchè non sempre succede che lo stesso straordinario effetto che sortisce una lettura, con il peso delle parole, poi si conserva con la potenza delle immagini.

Il Film narra 5 diverse storie.

La storia del tredicenne Totò, degli amici Marco e Ciro, del sarto Pasquale, del “porta – soldi” Don Ciro e di Maria, dell’imprenditore “tossico” Franco con Roberto.
Vicende tutte potenzialmente diverse da loro, ma in atto tutte collegate da quel sottilissimo filo rosso che cuce nell’anima di ciascuno dei protagonisti lo stemma della camorra e della criminalità organizzata.

Il piccolo Totò che cresce con il mito dei grandi boss, di quelli che ostentano la loro forza su auto di lusso bagnandosi la vita con “fontane” di soldi sporchi; Marco e Ciro, che ragazzini non lo sono più, prima dei boss sfidano la loro vita, il volersi dimostrare temerari, coraggiosi, impavidi, capaci di uccidere e con la convinzione di poter diventare i nuovi boss di Scampia dopo aver fatto qualche “casino” nella zona di pertinenza di altri e riconosciuti super boss; Don Ciro che ogni giorno, per conto di altri clan, sempre in imperitura guerra tra di loro per il predominio militare dei vicoli e per l’egemonia nei mercati, smista soldi a tutti i residenti del quartiere pensando di potersi meritare, agli occhi del boss, un qualche privilegio e una qualche considerazione con il suo lavoro servile che lo porta ad annullare la sua umanità non essendo, poi, lui come altri, nient’altro che una tessera di un mosaico in mancanza della quale se ne sarebbe trovata una altra.

Pasquale, eccelso sarto da sempre sfruttato e da sempre sottoposto a lavorare in vecchi capannoni industriali nelle periferie più anguste, per la produzione di abiti di altissima moda, che accetta, dietro laute ricompense, di insegnare la sua arte e di mettere a disposizione le sue capacità professionali ai cinesi che in rapida ascesa puntano a colonizzare tutto ciò che è colonizzabile, restando affascinato da un mondo e una cultura a lui ignote che svela l’assoluta potenza industriale e tecnologica di cui sono capaci i cinesi con la loro manifattura.

Infine, l’imprenditore di rifiuti tossici Franco, con il suo collaboratore Roberto, che girano per l’Italia alla ricerca e alla conquista di grandissimi carichi di rifiuti tossici, di ogni sorta, da smistare e da sotterrare, dietro ingenti capitali, nelle già contaminatissime terre campane senza alcuna sofferenza per chi vive dei prodotti di quelle terre portatrici di cancri e patologie incurabili.
E dopo l’ennesima visita “di cortesia” dietro la quale si cela tutto quel clientelarìsmo su cui si poggia una buona parte dell’economia criminale, ecco che il sempre fedele scudiero Roberto si rifiuta di proseguire quell’esistenza cosi pesantemente drammatica, cosi barbaramente avida delle emozioni sincere della vita, cosi lontana da quella vita che forse desiderava.


Ora, più che le trame cosi sinteticamente espresse, mi preme evidenziare una riflessione che in se e per se mi accompagna da quando ho deciso di cominciare ad indagare, per quanto potessi farlo io con tutte le mie incapacità e limitazioni, nel “mondo della mafia e di quel cosiddetto mondo sommerso” che mi ha portato a vivere, per esempio la Giornata della Memoria e dell’Impegno, dello scorso 15 Marzo di Bari, promossa da Libera, in ricordo di tutte le vittime di Mafia, con un sapore e con una cognizione diversa.

Perchè è bene dirlo subito, le Mafie facendo perno anche sulla disperazione e la paura della gente (vedi l’ambito delle estorsioni, dei ricatti o più semplicemente delle intimidazioni) si insinuano come un virus che devasta e annichilisce l’anima e la persona, che non va via, che non permette il suo debellamento, che sfibra e sfinisce l’individuo pur quando da esso ci ha ricavato tutto l’essenziale.

Perchè le Mafie che per moltissimi rappresentano l’Anti – Stato per molti altri rappresentano invece lo Stato, uno Stato che con i suoi diritti e le sue leggi garantisce protezione, sicurezza, benessere, prestigio, privilegi, lavoro.
Uno Stato che per le sue collusioni, paure, viltà a volte si fonde e di confonde con l’Anti – Stato perchè da esso ne ricava il suo apparente “potere”, quello che consente a taluni di fare i divi da copertina, di sfidare le Leggi e le Istituzioni in quanto si considerano onnipotenti e meritevoli del posto che ricoprono. Uno Stato che si ricorda dei suoi figli quando questi vengono dilaniati dal dolore e dall’accanimento criminale che tutto spazza senza pietà e senza indugi perchè ossessionati dal profitto e dalla fama, dalla gloria e dal prestigio di essere i Boss che sanno spaventare l’Italia..
Uno Stato di cui ci si deve vergognare reo dopo 34 anni di non aver ancora risolto giudiziariamente quello che fu l’attentato terroristico di Piazza della Loggia di Brescia del 1974 (per il quale è stato lo scorso 15 maggio rinviato a giudizio, come possibile soggetto coinvolto, anche il suocero del neo Sindaco di Roma Gianni Alemanno, Pino Rauti, noto fascista), di non aver ancora risolto del tutto, dopo 16 anni, i misteri per le morti di Falcone e Borsellino (l’agenda rossa di Paolo non è stata più ritrovata proprio perchè in essa non si esclude che fossero contenuti i nomi dei possibili mandanti del suo omicidio), che costringe degli eroi, seppure per denunce dalla diversa portata ed importanza, come Roberto Saviano e Pino Masciari, a vivere da anni in un regime di ferrea scorta con una vita segnata per sempre per non aver fatto altro che il loro dovere di cittadini italiani esemplari per integrità e onestà.

Un Anti – Stato che nel silenzio di cui l’omaggia lo Stato, da anni, esercita indisturbatamente il suo potere e la sua egemonia nel mercato internazionale di ogni singola attività che le consente di essere la prima impresa italiana “fatturando” quasi 98 miliardi di euro all’anno.
Abiti di altissima moda, Droga, Prostituzione, Armi, Rifiuti, Appalti per costruzioni edilizie, Appalti per strade, ferrovie, aereoporti.
E’ ovunque.

Un Anti – Stato che in regime di guerra, come si può vedere nel film, non guarda in faccia a nessuno: non esistono amici, familiari, bambini.
O si è con loro o si è contro di loro.
E se si è con loro sei annullato nella tua libertà di pensiero e di azione in quanto devi solo ubbidire agli ordini, se sei contro di loro, devi fronteggiare il rischio di poter morire da un momento all’altro in questa infinita faida tra clan.

Nessuno che protegge i Totò, nessuno che aiuta i Ciro e i Marco a capire che non è idolatrando falsi miti come i boss o come i gangster a cui si ispirano visti in qualche film “sold out” come Scarface o comeIl Padrino che si diventa uomini migliori e rispettati, nessuno che si ribella ad una Storia già descritta da altri le cui pagine sono macchiate dall’inchiostro del sangue e dell’odio, della violenza e dell’illegalità.

E nella finale camminata del solo Roberto, andando anche un attimo oltre la comprensibile assonanza a Roberto Saviano, è possibile vedere – ritengo – tutta la nostra generazione: una dinastia di ragazzi abbandonati a se stessi dallo Stato e dalle Istituzioni che da soli devono imparare con coraggio e con coscienza a fronteggiare ogni giorno le illegalità confezionate dal Sistema nel quale viviamo e dal quale ci dobbiamo sottrarre prima che sia troppo tardi evitando che quel silenzio penetrante e roboante nel quale si ritrovano e si fondono esperienze di una umanità dimenticata, diventi anche il nostro linguaggio e il nostro modo di pensare subendo passivamente le scelte dettate per noi da altri.

Grazie Roberto.

Per sempre con te e con chi è come te.

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Commenti

  • labaribene  On 4 giugno 2008 at 06:33

    Ogni tanto vengo a leggerti, pur non avendo molto tempo (confesso che ultimamente non seguo più tanto spesso il blod di Tonino D.P. e B. Grillo, ahimè) in questo periodo. Le tue riflessioni molto mature e pregne di contenuti aiutano a capire come vanno le cose. Ho inviato il link del blog agli amici, spero vengano a leggerti. In bocca al lupo e non mollare perché magari alcuni post ricevono pochi commenti!ALE

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