Parlamento Pulito. Umberto Bossi

La settimana scorsa avevo avviato la rubrica “Parlamento Pulito” dedicata ai nostri politici riciclati ed “evergreen”, scelti dalle segreterie di partito, soffermandomi inizialmente su tutti quelli condannati in via definitiva che scontano in Parlamento la loro pena piuttosto che altrove, parlando del tanto discusso Giuseppe Ciarrapico.

Oggi, invece, restando sempre nella sfera dei “parlamentari condannati in via definitiva“, alzo un pò il tiro perchè voglio riflettere con voi sul Ministro delle Riforme, del Federalismo e della Devoluzione, Umberto Bossi.

Il giovane Umberto, semplicemente diplomato (non essendosi più laureato in medicina avendo avuto la “vocazione” della politica), sin dalla tenera età ha appreso i “trucchi del mestiere” esplorando con notevole abilità il campo della menzogna applicando immediatamente le nozioni acquisite per meglio fronteggiare un suo caso personale (la sua prima moglie, Gigliola Guidali, raccontò in un’intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore (dicendole “ciao amore, vado in ospedale“) senza essersi però mai laureato).

Dopo la necessaria gavetta per meglio formare il suo pensiero politico, improntato al principio dell’autonomia e dell’indipendenza di tutto il nord italia, della cosiddetta Padania, rielaborato poi anche alla luce delle realtà oggettive che investirono tutto il Paese tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 (vedi tutti i casi di corruzione che porteranno a Tangentopoli oltre che agli omicidi, da parte delle Mafie, di magistrati impegnati ad erodere le collusioni di varia natura), ecco che il “tenero” Umberto promosse con forza la cultura della legalità e dell’onestà nella politica rivelandosi poi come uno tra i più convinti sostenitori del pool di magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione.

Ma Tangentopoli, come per Berlusconi e tantissimi altri rappresentanti del mondo della politica e dell’imprenditoria, anche per Bossi fu un momento grave e di profondo sconcerto con lui e il suo partito seriamente coinvolti per una questione legata a un finanziamento illecito di cento milioni di vecchie lire, ricevuti dagli allora dirigenti Montedison. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Viene condannato successivamente in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

E proprio in quei momenti di grande “dolore” e di “sincera indignazione” per l’operato della “magistratura comunista” che aveva estirpato dalla scena politica e sociale uomini eccelsi e di nota probità, ecco che quella vocazione che lo aveva indotto alla politica, lo fa “convolare a giuste nozze” con il volto nuovo della politica, con un ragazzo promettente e di belle speranze pronto a investire e a spendere i suoi numerosi talenti per il bene della “cosa pubblica, Silvio Berlusconi.

Come quindi non ricordare come in questo tempestoso e amorevole “matrimonio politico”, del quale solo gli sciocchi non riconoscono in esso una convenienza politica frutto di un becero opportunismo per entrambi, alcune mirabili perle di saggezza del Senatur padano:

«La Fininvest è nata da Cosa Nostra».
«Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso» (Corriere della sera, 15 settembre 1995, p. 9)
«La Fininvest è espressione di una esasperazione dittatoriale che trova le sue matrici in Craxi e nella P2».

Ma tutti i rapporti “non sono belli se non sono anche un pò litigarelli” e infatti il coerente Umberto, dopo il ribaltone politico del dicembre del ’94 con cui fece cadere il primo governo Berlusconi, soprattutto in vista delle elezioni, ha sempre condiviso e partecipato alla creazione dei programmi e progetti elettorali – politici del neofita della cultura Silvio.

Questi per non essere poi un ingrato e un irriconoscente, consentendo di conseguenza alla nascente Lega Nord di acquisire su tutto il territorio nazionale un consenso sempre più ampio e sproporzionato ai suoi veri meriti, ha premiato, ogni qual volta è stato chiamato dagli elettori a costituire un esecutivo, questa fedele alleanza e sussidiarietà con dei ministeri e dei sottosegretari in numero sempre crescente.

Non entrando nel merito delle diverse legislature a cui ha partecipato e sui suoi contributi alla causa del Paese, non avendone le competenze nè la superbia per affermarle, mi limito, da cittadino, a riflettere su quello che maggiormente è trapelato all’esterno e su quello che gli organi di distrazione di massa hanno deciso, via direttivi dei partiti, che i cittadini conoscessero.

Ossia sul suo caso giudiziario e sulle dichiarazioni che da Ministro della Repubblica (che ricordo giura sulla Costituzione in base al rispetto che egli deve ai suoi principi fondamentali e inalienabili diventando poi un rappresentante dello Stato denudandosi dal ruolo di esponente politico che tutela la “corrente” dalla quale proviene) ha rilasciato e che hanno fatto “il giro del mondo”, terrorizzandolo e che invece sull’opinione pubblica italiana, come era prevedibile immaginare, non ha sortito alcun effetto.

Riporto solo queste citazioni, dalle quali si estrapola in modo inconfutabile e chiaro, il pensiero del nostro Ministro Umberto Bossi.

Le altre, altrettanto degne di essere approfondite, è possibile leggerle su Wikiquote.

“Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo” (dal discorso al comizio del 26 luglio 1997 a Cabiate (Como) per la festa della Padania; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)

[Rivolgendosi a una signora che aveva esposto il tricolore alla finestra]”Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore” (durante il comizio a Venezia del 14 settembre 1997; citato in Vilipendio alla bandiera la Camera salva Bossi, la Repubblica, 23 gennaio 2002)

“Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà”. (dall’intervento durante la manifestazione leghista davanti alla prefettura di Bergamo, 8 dicembre 2007; citato in «Il nostro popolo pronto ad attaccare», Corriere della sera, 8 dicembre 2007)

“Il nostro popolo è pronto ad attaccare. Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco un solo Paese, che è la Padania. Dell’Italia non me ne frega niente“. (dall’intervento durante la manifestazione leghista davanti alla prefettura di Bergamo, 8 dicembre 2007; citato in Libero, 9 dicembre 2007)

“È un palermitano nato nella terra sbagliata. È un palermitano che parla meneghino, è il meno adatto a parlare di riforme. L’unica riforma che veramente sta a cuore a Berlusconi è che non vengano toccate le sue televisioni. Invece io dico che bisogna portargliele via, perché le sue televisioni sono contro la Costituzione. La prima riforma da attuare è quella di mettere in circolazione l’informazione. Berlusconi è tutto tranne che un democratico… Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Ce lo spieghi, il Cavaliere. Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani al Nord che sono morti a causa della droga… Bisognerebbe sapere le radici, la sua storia. Gelli fece il progetto Italia e c’era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding italiane di Berlusconi, di cui parte sembrano addirittura occulte. Come potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora gridano da sottoterra… ?? Berlusconi è molto peggio di Pinochet” («La Padania» e Telepadania, 11 novembre 1998) [da Micromega]

Per quanto riguarda, invece, il profilo giudiziario del “nostro amico” le cose da dire sono relativamente poche ma dalle quali è facilmente comprendere la sua ideologia e la sua filosofia di vita..

Dal già citato collegamento di Micromega e da questo secondo riferimento, riconducibile al Meetup de I Grilli Attivi di Bari, si deduce che Boss(ol)i è stato condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di vecchie lire per finanziamento illecito ai partiti dovuto alla maxitangente Enimont; poi è stato condannato in via definitiva per istigazione a delinquere (per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a «individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza») e per oltraggio alla bandiera (vedi le citazioni sopra riportate); non contento, poi, risulta ancora indagato e imputato in altri procedimenti penali. Per esempio come nel caso del processo di Verona per le camicie verdi della cosiddetta Guardia nazionale padana costituita nel 1996: Bossi, con altri quarantaquattro dirigenti leghisti, deve rispondere in udienza preliminare di attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato, nonché di aver costituito una struttura paramilitare fuorilegge. Ma, almeno in questo caso, rischia poco o nulla: allo scadere dell’ultima legislatura, la maggioranza di centrodestra ha riformato i primi due reati (punibili ora solo in presenza di atti violenti), in modo da assicurarne la decadenza al processo di Verona. L’ennesima legge ad personam, ma stavolta pensata e realizzata non per Silvio, ma per il suo “fedele” Senatur.

Per chiudere, cosa si può aggiungere di cotanto uomo..?

Complimenti a tutti coloro i quali lo hanno votato!!

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