La Strage di Capaci

Il 23 Maggio del 1992 non avevo ancora 9 anni e di quel giorno, purtroppo, non ho nessun ricordo.

E crescendo, con nessuno che mi inculcasse il valore e l’importanza della Memoria, il 23 maggio era un giorno del calendario come gli altri, nè più nè meno.

Da diversi anni, invece, grazie all’impegno profuso verso i temi della Legalità, della Giustizia, dell’Informazione, della Memoria, ho intrapreso un nuovo percorso che mi ha imposto determinate scelte e mi ha suggerito di assumere determinati comportamenti.

Quando ho letto la prima volta la biografia di Giovanni Falcone ho pianto.

Ho pianto per la vergogna di non essere venuto prima a conoscenza di certe storie, ho pianto per la paura che quello che era successo a lui (e a Paolo Borsellino) potesse ripetersi ancora, ho pianto per la rabbia di vedere uno Stato incapace di proteggere i Suoi Figli e i Suoi Eroi.

Dopo l’omicidio del Giudice Terranova, da Trapani dove era sostituto procuratore, giunge a Palermo, chiamato da Rocco Chinnici per indagare su Rosario Spatola.

Alle prese con questo caso, Falcone comprese che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici ed un quadro molto complesso del fenomeno.

Sono anni tumultuosi che vedono la prepotente asc
esa dei Corleonesi, i quali impongono il proprio feudo criminale insanguinando le strade a colpi di omicidi. Emblematici i titoli del quotidiano palermitano L’Ora, che arriverà a titolare le sue prime pagine enumerando le vittime della drammatica guerra di mafia. Tra queste vittime anche svariati e valorosi servitori dello Stato come Pio La Torre, principale artefice della legge Rognoni-La Torre (che introdusse nel codice penale il reato di associazione mafiosa), e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Infine lo stesso Chinnici, al quale succedette Antonino Caponnetto.

Caponnetto si insedia concependo la creazione di un pool di pochi magistrati che, così come sperimentato contro il terrorismo, potessero occuparsi dei processi di mafia, esclusivamente e a tempo pieno, col vantaggio sia di favorire la condivisione delle informazioni tra tutti i componenti e minimizzare così i rischi personali, che per garantire in ogni momento una visione più ampia ed esaustiva possibile di tutte le componenti del fenomeno mafioso.

E uno dei successi più prestigiosi del pool fu l’arresto di Tommaso Buscetta che si rivelò poi estremamente “utile” come pentito in quanto con le sue dichiarazioni si rivelerà determinante per la conoscenza non solo di determinati fatti, ma specialmente della struttura e delle chiavi di lettura dell’organizzazione definita Cosa nostra.

Con queste premesse si giunse al primo maxi processo contro la mafia che si concluse il 16 novembre del 1987 con 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere determinando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia.

Incredibilmente, poi, lo Stato e la Politica, invece di mettere sempre più tali risorse nella condizione di sfruttare al meglio le conoscenze acquisite per continuare nel non facile impegno di provare a sconfiggere le Mafie, contribuiscono, con una perversa collusione con gli apparati della magistratura contaminati, a determinare la fine del pool antimafia prima nominando Antonino Meli come successore di Caponnnetto, poi non proteggendo Falcone adeguatamente, sia mediaticamente sia fisicamente, e in occasione del fallito attentato all’Addaura nel giugno dell’89 e in occasione della cosiddetta “stagione dei veleni“, inaugurata dal sindaco di palermo leoluca orlando con una serie di dichiarazioni atte a minarne la credibilità e l’onorabilità professionale, che sancirono il suo totale isolamento e il più infausto dei presagi.

Sono le 17:58 del 23 Maggio quando sull’autostrada A29 Trapani – Palermo, all’altezza del territorio tra Capaci e l’Isola delle Femmine, avviene una spaventosa deflagrazione a causa della quale la Croma marrone guidata da Vito Schifani, e nella quale trovano posto anche gli altri agenti della scorta Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, viene completamente carbonizzata e ridotta in briciole con la Croma bianca sulla quale viaggiavano Francesca Morvillo e Giovanni Falcone seriamente danneggiata con “i nostri” che moriranno in ospedale alcune ore dopo l’attentato nonostante il disperato tentativo dei medici di salvarli (con la Croma azzurra su cui viaggiavano altri agenti della scorta invece lesa non in maniera letale).

Pierluigi Vigna, ex – Procuratore Nazionale Antimafia, nel 1997, parlando di Falcone e di Borsellino espose che:

Si trattava di obiettivi che, con grande probabilità, avrebbero potuto essere annientati con diverse e meno appariscenti e tragiche modalità. Perché allora si vollero le stragi con la devastazione di un tratto di autostrada nell’un caso e di numerosi edifici ed abitazioni nell’altro? La risposta sta nel fine che si intendeva perseguire: non solo eliminare due nemici storici della mafia, ma affermare, con quelle stragi, la permanente potenza dell’associazione dopo la sconfitta subita a seguito del maxi-processo, definito, con irrevocabili sentenze di condanna, il 30 gennaio 1992. A mio parere, a parte altri concorrenti scopi che con l’eliminazione di quei magistrati si volevano raggiungere, il ricorso, come mezzo di attuazione dei delitti, allo stragismo, rivela il fine di dimostrare, non solo agli uomini d’onore ed ai contigui, ma alla stessa società civile che le condanne del maxi-processo non avevano inciso sulla capacità operativa del gruppo. Un messaggio di vita diretto ai mafiosi, un messaggio di morte diretto a chi pensava che Cosa Nostra era vinta.

Le successive confessioni dell’esecutore materiale del delitto, il mafioso Giovanni Brusca, non possono non lasciare, anche a distanza di tanti anni da quel lontano 1992, nei cuori e nell’animo di chi ha tanto pianto Giovanni Falcone e il simbolo che era diventato per moltissimi italiani, un profondo e sincero sgomento, una lacerante delusione e una grandissima rabbia nel tentativo irrisolto di capire le ragioni per le quali un uomo può arrivare a nutrire cosi tanto odio, cosi tanta cattiveria verso un suo simile che meritava di essere cancellato non solo fisicamente ma anche dalle coscienze e dalle memorie.

Ma come ricorderebbe Giovanni Minoli “La Storia siamo Noi” e come tale non possiamo dimenticare nè far finta di niente rispetto a quello che è accaduto.

E per quanto gli assassini infernali di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino potranno restare per ancora molto tempo dei misteri tanto irrisolti quanto ignobili per un Paese che non ha ancora dimostrato la volontà di voler sconfiggere completamente Le Mafie con parte delle Istituzioni che sono state e sono spesso colluse con quella mafia, portatrice di ricatti oltre che di opportunità politiche ed economiche da cui può dipendere oggi parte del prestigio della Casta tanto giustamente vilipesa e contestata, mi fa essere speranzoso e fiducioso nel futuro il fatto che oggi, sempre più ragazzi e giovani adolescenti, anche se sempre in nefasta minoranza rispetto ai loro coetanei che preferiscono il Grande Fratello ed Amici, si interessano ai temi della legalità, della giustizia, della memoria, decidendo con convinzione, con gioia, con orgoglio, con entusiasmo, con dignità, con educazione, di farsi loro stessi testimoni di una nuova età e di un nuovo messaggio di civiltà, affinchè un giorno, non tanto remoto, tutti noi potremo sentirci ancora fieri di essere italiani perchè saremo riusciti a sconfiggere le mafie.

“La mafia non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano; vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente ricattata e intimidita che appartiene a tutti gli strati della società … Il pericolo più grande è il possibile collegamento tra Cosa nostra e le organizzazioni criminali a livello internazionale”

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”.

«Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.».

«Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana».

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altirmenti non è più coraggio ma incoscienza.

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

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Commenti

  • sylvie  Il 23 maggio 2008 alle 22:19

    Ogni volta che approdo in terra siciliana, sulla strada che da Palermo porta a Trapani, scorre al mio fianco per un pezzo di strada “il gard-rail insanguinato”. Un tratto di lamiera rosso sangue ricostruito proprio lì dove tutto ebbe fine…o inizio. E che ogni volta mi fa sobbalzare. Anche se ero piccola io, a differenza tua, ricordo la paura dei miei genitori, lo sconforto, per quella morte che io bambina non riuscivo a capire. Ed oggi quel gard-rail così violentemente rosso, sospeso tra il mare e la terra brulla, ha per me il sapore amaro di un’ingiustizia inaccettabile per me, ancora bambina incredula di fronte a tanto orrore.

  • indiano  Il 23 maggio 2008 alle 22:54

    Grazie di questo pensiero che mi fa scoprire il particolare del gard rail rosso di cui non sapevo e che sicuramente fa pensare..Ciao

  • happyclown  Il 24 maggio 2008 alle 14:14

    Il mio piccolo dono anche su questo blog cosi profondo … per Giovanni Falcone e tutti coloro che hanno reso questo mondo meno grigio…”Caro Giovanni ti scrivo…sperando che lassu in cielo, da qualche parte, tra una stella e l’altra , tu possa ascoltare queste mie parole…Ero piccola quando appresi la notizia della tua morte, sapevo poco di te ,sapevo solo che eri un bravo giudice, era quello che sentivo dire dai miei genitori…Di quel giorno ho solo un vago ricordo sbiadito …ma una cosa fu per me chiara da subito …Sarà stata la sensibilità e la percezione innata dei bambini, a farmi capire che era successo qualcosa di molto grave….avevo capito che la tua morte non era la solita notizia da radio e telegiornale…come se ne sentono ogni giorno…Avevo capito che la gente aveva perso un angelo…qualcosa di prezioso…E cosi sono cresciuta…e crescendo ho imparato a conoscerti e ad amarti leggendo la tua storia, le tue vicende…ed ho imparato ad apprezzare il tuo coraggio ,a lottare per le cause giuste., a credere nella giustizia e in un mondo migliore…perchè con te lo è stato…Ho imparato a credere nel valore dell’onestà e non mi vergogno a dire che tuttora quando si parla di te , e del tuo amico Borsellino, il mio cuore trabocca…un missto di emozioni , di tristezza e di dolore lo pervadono…e piango…sempre…sensazioni che però allo stesso tempo sono accompagante da gioia e felicità derivanti dal pensiero che anche se per poco , persone meravigliose come te, hanno potuto gestire e fare onore al nostro sistema giudiziario che ormai va semre piu a fondo…Mi chido se tu fossi qui cosa penseresti…cosa diresti, cosa consiglieresti a noi giovani cosi desiderosi di cambiare il mondo …mi chiedo se dinanzi allo schifo a cui stiamo assistendo conserversti ancora quel tuo splendido e dolcissimo sorriso che porto dentro me da sempre…Caro Giovanni mi manchi davvero…ma anche se non sei qui fra noi farò in modo che ogni mia scelta di vita, ogni mio gesto e azione sarà riflesso dei tuoi insegnamenti e del tuo esempio…….Il cielo nonostante la sua immensità non potrà mai contenere tutta la tua Grandezza….E per questo parte di te è rimasto qui sulla Terra … nei notri cuori e nelle nostre vite…e saràcsi per sempre…Ti voglio Bene …”Happyclown

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