Dillo a… Nando

Fino a un decennio fa si era soliti comunicare con amici lontani attraverso lettere e messaggi che venivano scritti “di pugno”, nella migliore tradizione epistolare, dischiudendo in se anche quel romanticismo degno del secolo scorso che portava lo scrivente quanto il ricevente ad emozionarsi anche per singole parole perchè cosi cariche di significati e idealmente anche di quei profumi e odori che si volevano trasmettere oltre all’etimologia dei vocaboli utilizzati.

Internet ha rivoluzionato ogni approccio comunicativo, ha fatto perdere alle lettere e a tutto quello che ad esse era collegato (la loro preparazione, il loro inoltro, la ricezione, la stesura della replica e il contro inoltro) quel fascino e quell’atmosfera che difficilmente oggi una mail, nella sua immediatezza, nella sua celerità, può garantire.

Nonostante tutto questo e nonostante il mio non voglia essere un processo “alla terza rivoluzione industriale” (come definiscono gli studiosi il fenomeno basato sull’intromissione sempre più massiccia nel nostro quotidiano di internet e delle sue logiche), proverò, per recuperare quella dimensione romantica e affascinante data dalla scrittura “con carta e penna”, a immaginare questo immenso spazio bianco del blog che si sottopone ai miei pensieri e alle mie fantasiose idee, come ad un candido e luminoso foglio bianco sul quale riporre le mie suggestioni, le mie speranze, le mie preoccupazioni e di condividere tutto questo con personaggi vivi e reali quanto scomparsi e irreali a cui destinerò queste lettere senza la pretesa e l’arroganza di pretendere, soprattutto nel primo caso, una risposta o un messaggio che soddisfi i miei interrogativi.

Cosi, vista anche la mia proverbiale sensibilità e timidezza che a volte blocca l’evoluzione delle mie idee e delle mie azioni impedendo a queste di germogliare come dei fiori, dedico la prima di queste lettere a Nando dalla Chiesa, conosciuto la settimana scorsa a Follonica, e le cui virtù mi hanno generato questo strano effetto paralizzante.

“Caro Nando,

quando il 3 settembre del 1982, tuo padre, Carlo Alberto dalla Chiesa, fu vittima, insieme alla sua compagna, di un attentato mafioso nel quale perse la vita, io non ero nato e per moltissimi anni, quelli della mia infanzia e adolescenza l’unica Dalla Chiesa che ho imparato a conoscere è stata tua sorella Rita, come conduttrice di Forum. Crescendo e venendo distratto, ai tempi del liceo classico, da cose tipicamente consone e tradizionali per i ragazzi di quell’età come il calcio e le prime storielle amorose, ecco che ho “perso di vista” coloro i quali, nel silenzio e nell’indifferenza dei più, si impegnavano affinchè questo nostro Paese fosse migliore di quello lasciato in eredità dai loro padri e che noi ragazzini consumavamo con superficialità e inconsapevolezza.

Quando poi nel settembre del 2003 ho cominciato l’università e ho cominciato a percepire, toccandole con mano, che già lì l’illegalità e la corruzione erano fenomeni ordinari (tipo padri che insegnavano ai figli, studenti del loro stesso corso con prevedibile esautoramento di una “sobria” deontologia professionale quanto una collaudata violazione di ogni regolamento didattico con il beneplacito di tutti i colleghi professori ordinari da cui poi il figlio passava in “pompa magna”) che non facevano scalpore nella più totale indifferenza degli studenti (forse anche per timore di ritorsioni nei loro confronti in seduta di esame), ho capito che per i valori di cui, grazie ai miei genitori, dispongo con fierezza, non potevo non impegnarmi con serietà e con dedizione, pur con tutti i miei limiti, verso quelle cause che reputavo e reputo giuste e sacrosante come la Pace, la Giustizia, la Legalità, i Diritti Umani.

Tutte parole che oggi sono state svuotate della loro genuina essenza e validità, oltre il tempo e lo spazio, che finiscono ormai più sulle copertine dei più beceri quotidiani e rotocalchi, inflazionate e abusate, piuttosto che nei discorsi e negli insegnamenti di chi come “virgilio” ci deve condurre e guidare tra i sentieri impervi della nostra esistenza contribuendoci a farci diventare i migliori cittadini possibili di domani.

Cosi è accaduto che in questi anni ho riposto tanto il mio impegno quanto la mia speranza in alcune delle battaglie che ha portato avanti, attraverso il suo blog, beppe grillo di cui sapevo poco o niente visto che quando fu allontanato dalla Rai ero sempre troppo piccolo per poter capire certi meccanismi. E come tanti, anche io ho dato a lui l’indubbio merito di aver svegliato certe coscienze dal torpore nel quale vivevano e come consumandosi come candele affrontavano i propri quotidiani accettando supinamente e passivamente, senza alcuna criticità, obiezione o dubbio, qualsiasi cosa accadeva o gli succedeva.

Il merito, notevole, è stato tutto qui.

Ma (immagino) maturando e sviluppando una mentalità che non fosse chiusa su se stessa, un riflettere che non accogliesse solo certe verità ma che si sforzasse piuttosto di considerare anche quello che potenzialmente era in antitesi al pensiero dominante, ecco che ho compreso che sarebbe stato, per me, moralmente pericoloso continuare a riporre fiducia incondizionata nei confronti di una persona che in questi anni ha sbagliato, anche pesantemente, riuscendo con inaudita scaltrezza e abilità, a mascherare i suoi errori e i suoi limiti, restando sulla “cresta dell’onda” riconoscendosi come una sorta di paladino e di salvatore della patria.

Mi sono sempre chiesto, se e in quale altro paese, almeno “normale”, c’è un comico del suo livello che si pone in modo cosi pervasivo e a volte eccessivamente invadente, sbagliato ed esagerato nei toni, nel contesto sociale e politico. E le risposte che mi sono dato è che la colpa è di quegli stessi italiani che lo hanno osannato e innalzato, insieme ad altri, a “Divo”.
Un popolo che non sa camminare sulle sue gambe, che ha bisogno sempre inequivocabilmente di un “pastore” non è un popolo autosufficiente neanche dal punto di vista culturale e morale perchè demanda ad esso ogni responsabilità e dovere, affidando le proprie speranze e convinzioni a chi si è leggermente allontanato dalla argillosa palude nella quale sono sprofondati tutti, ma proprio tutti, gli altri, a partire dai politici intesi come categoria.

Con questa sete, mai soddisfatta, di onestà, di giustizia, di probità, di trasparenza, di igiene morale, ho scoperto che, nel silenzio e nel lavoro, esistono, fortunatamente tantissime altre persone che si impegnano con alacrità per risollevare, con i loro contributi, questo Paese dal fondo del pozzo sul quale è steso, ferito e sanguinante, ma non ancora del tutto deceduto.

Cosi ho scoperto, quasi contemporaneamente, Libera ma soprattutto Te e come a volte i giovani innamorati si riconoscono dietro un colpo di fulmine che li lega indissolubilmente dove la conoscenza dovuta al tempo è solo un orpello complementare essendo evidenti i motivi del legame, cosi senza falsa modestia, ritengo la generazione che rappresento bisognosa di riscoprire questo amore per la vita, questo amore per quei valori fondamentali e indissolubili che prima che essere scolpiti nella Costituzione da presidiare, devono essere scolpiti nelle nostre coscienze, questo amore per la Giustizia e per la Legalità affinchè, aggrappandoci alla Memoria con gioia, si sappia chi e perchè si è sacrificato per noi, chi si è donato per noi, per cosa ha combattuto e per cosa è anche morto.

Cosi, con coraggio ed entusiasmo, sono arrivato in Toscana la settimana scorsa cercando di carpire da tutti i presenti quante più cose possibili potessero essermi utili, come preziosi insegnamenti, per continuare a crescere, a maturare, a non vedere lesi i principi ai quali tengo e per i quali mi impegno, senza rinunciare alla mia semplicità ed umiltà, scoprendo che il dono della condivisione, della partecipazione, del dialogo, è tra i doni più belli che dovremmo imparare tutti a custodire e a proteggere gelosamente.

Tornando a casa, dopo aver respirato la speranza che una nuova età sia davvero alle porte, con l’auspicio che sia realmente cosi con noi tutti impegnati con dedizione verso quello in cui crediamo e verso cui tendiamo con rinnovato slancio ed entusiasmo, mi sono interrogato, come se fossi un piccolo oracolo, cercando di scorgere nei miei silenzi e nei miei pensieri le risposte giuste agli interrogativi che mi ero posto (“Potrò mai essere utile anche io per l’evoluzione di certe idee?” “Cosa mai potrà aspettarsi la gente da me?”) e non sono sicuro che le risposte date siano effettivamente quelle giuste.

Ma da tutta questa mia esperienza una cosa penso di averla compresa: che questo nostro “dannato” Paese, pur con tutte le sue anomalie e difficoltà, è ancora un luogo straordinario perchè ad alimentarne le speranze e la fiducia, ad accrescerne con impegno straordinario l’onestà, il senso di responsabilità, il rispetto per le Istituzioni, ci sono ancora persone esemplari come te a cui va tutta la mia gratitudine e stima, che ovunque vada lascia orme indelebili del suo passaggio su percorsi dai quali mai andrà via il profumo di libertà e di uguaglianza che emana con inimitabile umanità e bontà.

Grazie e a presto”

Annunci
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Commenti

  • happyclown  On 7 giugno 2008 at 17:58

    Credimi ho riletto le tue parole circa 3 volte tutte d’ un fiato…Meravigliosa lettera!Vorrei postarla sul mio blog per diffondere il tuo messaggio a tutto il mondo :))Spero l’abbia spedita al caro Nando….non può perdersi un dono tanto bello!!Saluti :))

  • Robertoli  On 7 giugno 2008 at 21:47

    Carissimo Giuseppe,ti confido che mi capita spesso di “baloccarmi” con una battuta (della quale, credo, potrei registrare il copyright): quando sono in compagnia di amici e vedo passare una bella donna (ce ne sono tante e tutte decisamente più giovani di me), non disdegno, se possibile, di seguirla un paio di secondi con lo sguardo e poi me ne esco con la battuta che, di solito, lascia fra il divertito e l’incredulo chi è con me: “Sono contento. Parlo, naturalmente, per le generazioni future…”.Ti dico che, dopo aver letto la tua lettera e pensando al tuo anno di nascita (lo stesso in cui mio figlio Simone festeggiava il suo quarto compleanno), mi sento pervadere dallo stesso sentimento di ottimismo.Ti ringrazio, Giuseppe carissimo, di averci fatto leggere questa tua lettera.E ora… camminiamo!Dobbiamo andare oltre…. l’Orizzonte!Un abbraccio e a presto!Roberto Bertoli

  • Federica  On 7 giugno 2008 at 23:30

    ciao! grazie per esser passato nel mio blog… stasera sono un po’ di fretta per cui ho leggiucchiatto appena velocemente la tua lettera… tornerò sicuramente domani con maggiore calma: quel poco che ho letto qua e là mi ha colpito molto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: