Siamo un popolo di razzisti?/2

Con la parziale soddisfazione per l’incontro avuto ieri con il Sindaco di Bari, dott. Michele Emiliano, e con l’ esaltazione per il miracolo sportivo dell’italia pallonara, riprendo il discorso sull’Immigrazione Clandestina e sulla Sicurezza, interrotto due giorni fa.

Per assurdo in questi due giorni nei quali l’italico popolo è stato coinvolto più dai preparativi per la partita della Nazionale e a commentare il matrimonio della Gregoraci con Briatore piuttosto che reagire con “forza e veemenza” alla Restaurazione del Fascismo in Italia attutata dal Duce Berlusconi attraverso alcuni suoi disegni di legge (Ddl sulle Intercettazioni, Rivisitazione del Lodo Schifani per garantire l’immunità parlamentare alle più alte cariche dello Stato, Ricusazione di tutti i giudici impegnati nei processi nei quali lui è imputato, rei di essere “comunisti o comunque di sinistra”, Militarizzazione del Paese), si sono verificati altri incidenti che hanno visto coinvolti degli immigrati con gli sbarchi che continuano a susseguirsi in quel di Lampedusa con i naufraghi sopravvissuti poi “comodamente e gentilmente” sistemati nei lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea (Cpt) che ora, con il nuovo Pacchetto Sicurezza, verranno identificati come Centri di identificazione ed espulsione (Cei).

La solita mistificazione della realtà resa per mezzo degli incantesimi creati ad arte con parole false e tendenziose.

Nelle grandi città, e in particolare nelle periferie, la mancanza di reti solidaristiche diffuse “individualizza” le paure e rende “ancora più angosciante la percezione del rischio derivante dalla criminalità urbana” (Giuseppe Roma, Direttore generale Censis, a questo link). Le metropoli sono grandi sacche di marginalità, le loro periferie scontano un modello insediativo che concentra il disagio sociale in aree prive di infrastrutture di collegamento, servizi e opportunità di lavoro. La povertà e la disintegrazione delle relazioni sociali diffuse che tali modelli insediativi generano, immiserisce le condizioni di vita materiale provocando da una parte violenza, dall’altra paura. I fenomeni della migrazione, propri di tutte le Metropoli del globo ed aggravati dall’aumento delle condizioni di povertà a livello mondiale, acuiscono la percezione di questi problemi. (Silvio Liotta, analisi socio – urbanistica presente per intero in questa pagina)

Da questa analisi mi viene spontaneo collegarmi a cosa disse lo scorso anno il Cardinal Carlo Maria Martini.
“Si prospetta così il fantasma di un clash of civilations (scontro di civiltà) che alcuni ritengono far parte di un inevitabile futuro del mondo europeo. Eppure sono convinto che non solo è possibile e doveroso fare di tutto per evitare questo “scontro di civiltà”, ma che occorre dimostrare che noi cresciamo e maturiamo proprio nel “confronto col diverso”. Ciò avviene quando esso è visto non soltanto come accettazione necessaria di un fatto inevitabile e neppure come semplice tolleranza e rispetto per le abitudini altrui, purché non siano offensive del bene comune, e neppure come volontà di assimilazione o di conversione”.

Viene da se pensare che il vero cristiano è colui che si mostra generoso e disponibile con i clandestini, che fa dell’ospitalità e dell’accoglienza le sue virtù, che ne riconosce la cultura e le tradizioni, non perseverando in idioti pregiudizi e amnesie culturali lasciandosi piuttosto contaminare da cosa lo possa arricchire.

Principi fondamentali del diritto nazionale, comunitario e internazionale, come la non discriminazione in base all’appartenenza etnica o religiosa, vengono declassati a secondari di fronte alla percezione di una «emergenza» che, anche se fosse tale, non dovrebbe però mai sospendere le garanzie essenziali della convivenza civile. È proprio di fronte alle «emergenze», vere o artefatte che siano, che vengono alla luce le radici autentiche di un tessuto sociale e la solidità di convincimenti etici e religiosi: un orientamento etico e un impianto giuridico non possono essere considerati validi solo in situazioni di ordinaria amministrazione e poi essere accantonati o stravolti all’insorgere di problematiche inedite.In questo senso la presenza di stranieri nel nostro paese e, in particolare quella di gruppi etnici o religiosi marcatamente «altri» rispetto alla maggioranza, non è tanto una minaccia alla situazione esistente quanto un’occasione preziosa per verificare cosa davvero conta per noi nelle nostre vite e quale prezzo siamo disposti a pagare per ciò in cui crediamo. (Enzo Bianchi – Priore della comunità monastica di Bose)

E se dal Vaticano e dall’Onu (cioè da Spa al servizio delle lobby) si leva alto il monito nei confronti del nostro governo per la possibilità, che ancora si sta vagliando, di arrestare e di privare della libertà individuale ogni straniero, reo di essere un immigrato clandestino, per mezzo di politiche repressive e di atteggiamenti xenofobi e intolleranti, è indubbio che tutto questo generi una seria preoccupazione, non solo nei cittadini, ma anche da parte di quei “diplomatici europei” che non rinunciano ad attaccare le recenti decisioni del nostro esecutivo, soprattutto alla luce degli eventi dolosi avutisi a Napoli e a Milano.

Chiudo questa lunga e spero gradita riflessione, con opinioni personali seminate lungo questo percorso che mi piacerebbe condividere con quanta più gente possibile, mossa dalla stessa sensibilità e consapevolezza che solo una integrazione plausibile, coerente e razionale ci possa liberare dall’incubo “del diverso” visto come una minaccia e una insidia per la nostra felicità e serenità, con due altrettanto importanti osservazioni avanzate dal Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino, dott. Bruno Tinti, il quale ci permette di capire in modo ineludibile e inconfutabile come dietro questo Pacchetto Sicurezza non si celi altro che un ennesimo inganno e trabocchetto ordito criminalmente da coloro i quali vogliono destabilizzare l’opinione pubblica alterandone gli equilibri minacciando una paventata soluzione del caso “Immigrazione” quando non si farebbe altro che affossare ulteriormente la Giustizia con dei nuovi processi per un reato fantasma.
Seguono le valutazioni del Procuratore Generale della Repubblica di Torino, e noto Magistrato Antimafie, Giancarlo Caselli, il quale lo scorso 6 giugno afferma, tra le altre cose, in questa intervista, che:

“Non facciamo una norma puramente di facciata, se davvero poi dovessimo introdurla, diventerebbe impossibile da gestire. Vogliamo risolvere un male creando un problema ancora più drammatico. Qualcuno dice che il nostro sistema giudiziario è in via di estinzione e questo sarebbe il colpo finale”.

Chiudo con le seguenti parole.

Che «sicurezza» sarebbe mai quella imposta con la violenza, il sopruso, la vendetta, la violazione dei principi costituzionali? Se quella in cui siamo scivolati è un’emergenza, essa non ha il nome di un’etnia ma quello della nostra civiltà.

P.s.: Silenzio assordante da parte di tutta l’opinione pubblica sui rapiti italiani in Somalia..
P.s.2: Aggiornamenti sul caso “Europa 7” – “Salva Rete 4”

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