Una lettera per Silvio Berlusconi


La seguente lettera che un vecchio sindacalista siciliano, Gioacchino Basile, ha inoltrato ai primi di giugno al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, e per conoscenza, a quelli del Senato e della Camera, Sen. Schifani e On. Fini, con oggetto una serie di verità mai rivelate sulla Strage di via d’amelio del 1992 nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, può anche non essere condivisa, capita e sostenuta, ma nel momento in cui obiettivo di questo blog è non sottacere nessuna informazione che possa essere utile per la collettività per elaborare una propria opinione, ecco che viene riportata integralmente.

Buona lettura

Monfalcone, lì 10 giugno 2008

Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi
epc
Presidente del Senato
Sen. Renato Schifani
Presidente della Camera dei Deputati
On. Gianfranco Fini

Signor Presidente Silvio Berlusconi,

ho deciso di rivolgerLe questo appello, dopo aver appreso che, dietro la sua scrivania a Palazzo Grazioli, Lei si è fatto riprodurre il magnifico dipinto di Giovanbattista Tiepolo che interpreta “La verità svelata dal tempo“.
Basta poco, ad un sognatore come me, per accendere la speranza e quella fiducia cristiana che non cerca la verità contro l’uomo, ma contro il disonore imposto al nostro Paese da quella ripugnante filosofia del potere che confida anche nelle miserie umane di quelli che, per dovere di sangue, dovrebbero cercare con vera determinazione, la verità…

Presidente, quando nel tardo pomeriggio di quella maledetta domenica 19 luglio 1992 appresi dalla tv della strage di via D’Amelio, la notizia non penetrò l’animo mio solo in termini d’intenso dolore ma anche, come un’atroce beffa che intuivo ma non riuscivo ad interpretare con la forza della ragione; era un sentire l’inganno, un intuirne i motivi che però non riuscivano a liberarsi dal dubbio di essere forzati dalle mie intense emozioni.

Sono ormai passati ben 6 anni e mezzo da quando il tempo, come recita il magnifico dipinto di Giovanbattista Tiepolo, mi ha svelato in senso compiuto e senza alcun dubbio, che quella strage realizzò le condizioni per mandare in scena le indegne e rozze omissioni di pezzi importanti della Procura di Palermo per salvare dall’olocausto giudiziario Fincantieri e quei criminali che già il 20 giugno 1989 avevano attuato l’attentato contro Giovanni Falcone all’Addaura.
Sono passati poco meno di 5 anni dal mio incontro con quegli esponenti della Procura di Caltanissetta che, pur messi di fronte a fatti importantissimi ed inoppugnabili, non hanno agito nell’interesse della verità e della giustizia, imponendo quella loro arrogante concezione esecutoria che uccide la speranza e fa buio laddove essi, invece, avevano l’obbligo morale e professionale di far luce, dove ancora oggi manca un movente credibile e dove mancano ancora oggi i nomi degli infami esecutori della strage di via D’Amelio.

Quella Procura, che fece proprie le deduzioni di inaffidabili “pentiti di circostanza” per indagare Lei del delitto di strage, nel mio caso invece, ha rozzamente stroncato i pur evidenti fatti e le grida di dolore di un patriota tradito dalle omissioni dei magistrati e di quei servi del potere che hanno il volto di Questori e Prefetti che si dicevano sudditi della nostra Costituzione.
Il merito dell’indagine, che la sera del 25 giugno 1992, avevo proposto all’attenzione di Paolo Borsellino, riguardava proprio il “compenso” (del valore di circa un miliardo e trecento milioni di lire) pagato da Fincantieri a “Cosa Nostra” quale riconoscimento delle funzioni criminali svolte dai Galatolo e dai loro compagni di merenda nell’interesse di quello statalismo che aveva il volto dell’IRI!!!

Signor Presidente, Lei ha più volte dichiarato che vuole fare rialzare e rimettere in cammino il nostro Paese, ma non credo che potrà riuscirci se prima non avrà avuto il coraggio di liberarlo da quei ricatti che affondano le radici nelle stragi palermitane del 1992…
Contro di Lei, che ha osato mettere in campo una legittima struttura politica (che non ho mai condiviso), insistono infiniti prodotti telematici ed editoriali che alludono insistentemente ancora oggi alla Sua probabile paternità stragista.
Le difficoltà strutturali del Suo enorme patrimonio, sicuramente meno compromesse di altri patrimoni familiari d’interesse nazionale, per le infamanti allusioni e le deduzioni di luridi assassini, poi “pentiti” per convenienza giudiziaria ed economica, sono state il plinto floscio al quale le Procure di Palermo, di Caltanissetta e di Firenze hanno ancorato le indagini per accusarLa dell’infame delitto di strage; ipotesi archiviata solo dopo molti anni.
Archiviazioni che appaiono come un marchio, che autorizza ancora oggi i soliti noti prodotti editoriali e gli odi politici a guadagnare sul disonore che Le si voleva e Le si vuole attribuire.

Lei ha perfettamente ragione Presidente: quel Mangano suo ex stalliere ad Arcore, dal punto di vista della gratitudine umana è stato un vero eroe… Gli bastava poco per vivere e morire da uomo libero; bastava solo che aggiungesse una conferma, un consenso a tanti infami pentiti utilizzati per stravolgere la storia delle stragi del 1992.
Ma, il fatto più terrificante in questo contesto non è il legittimo convincimento della Magistratura ma, il protagonismo di quelli che, a Palermo, negli anni 80 e 90, attraverso le omissioni, hanno utilizzato la giustizia in funzione dell’arrogante negazionismo civile, democratico e istituzionale che esprime la natura vera della mafia è fu il vero punto di forza della sua serva: “cosa nostra”…

Stiamo parlando anche di quelli che, al di là del mio logico, legittimo, fondato e granitico sospetto, sono stati chiamati in causa per fatti poco onorevoli e mai definitivamente chiariti,dai “pentiti” e dal convincimento di valorosi uomini delle Istituzioni.
Stiamo parlando di quella Procura contro la quale il giornalista del “Corriere della Sera” Giuseppe D’Avanzo già nel 1999, in una sua inchiesta sollevò atroci dubbi…
Stiamo parlando delle intuizioni investigative del Magistrato Ferdinando Imposimato, bloccate in Commissione Antimafia dai soliti Violante e compagni.
A questo proposito voglio ricordare che nel mese di febbraio del 1999 l’ex Procuratore Nazionale Antimafia, Pierluigi Vigna, in una intervista rilasciata al mensile L’Eco di S. Gabriele in riferimento alle stragi del 1992 disse: “con due stragi così sanguinarie e ravvicinate lo Stato non poteva che avere una reazione spietata. Considerazione che avranno sicuramente fatto anche i mafiosi: allora o sono privi di ragione, e a questo punto mi vergogno del lavoro che faccio da anni, oppure non lo sono. E quindi il movente della strage di Via D’Amelio deve essere ricercato nel bisogno di tutelare un interesse molto forte, probabilmente – non credo di sbagliare – riconducibile ad imput esterni a “cosa nostra”. Il rapporto mafia – appalti può essere la strada giusta.”

Chiosò Vigna… L’importantissimo scenario degli appalti di Fincantieri e dell’area portuale di Palermo godeva delle omissioni Istituzionali e della Procura, è già dalla fine degli anni 70, malgrado le denuncie pubbliche ed Istituzionali, lungo quegli anni, molte volte sempre sottoscritte da moltissime centinaia di lavoratori di Fincantieri, fu salvato dalle indegne omissioni di quella Procura, anche dopo la strage di via D’Amelio. I Galatolo ed i loro accoliti, dentro lo stabilimento Fincantieri e nell’area portuale, imposero il pizzo anche ad altri imprenditori mafiosi di cui uno poi “pentito”, Giusto Di Natale, almeno fino all’anno 1997!!!
Mentre per sconfiggere le mie ragioni di uomo libero, fino a quei giorni Prefetti e Questori, continuavano a nascondere la verità ed a scrivere il falso, nell’interesse di Fincantieri e di “cosa nostra”: ma c’è di più, molto di più, Presidente!!!
Deve essere chiaro, e lo sottolineo con forza, con Paolo Borsellino vivo, Vittorio Teresi e pezzi importanti di quella Procura di Palermo non potevano esercitare quelle indegne omissioni.

Stiamo parlando d’una verità così pittorica e semplice, che può essere calunniata solo dal silenzio imposto dalla filosofia della mafia che ha il volto delle istituzioni!!! Confermo che quella strage fece l’interesse di Fincantieri, e di “cosa nostra”.
Questa famiglia mafiosa, nell’autunno del 1993, godette anche di quelli che, fino a prova contraria, debbo ancora denominare i rozzi errori di Giancarlo Caselli. Questa famiglia mafiosa godette delle omissioni Istituzionali fino al 12 luglio 1997; 16 giorni dopo l’emersione di questo lurido scenario statalista (28 luglio 1997), per mettere al sicuro la mia favolosa famiglia dovetti abbandonare la mia terra. Un mese dopo, il Magistrato che ebbe il coraggio di scoperchiare quella indegna cloaca politica, economica e criminale, dovette andare via da quella Procura per fare ancora posto alle indegne e rozze omissioni di quello che oggi è il Sost. Procuratore Generale Vittorio Teresi, al quale confermo che, la mia aspirazione non è assolutamente quella di offendere il suo onore di uomo delle Istituzioni ma, quella di fare emergere quella che appare e non certo per colpa mia, sempre più una pittorica verità infamante che il tempo (mio fidato amico) mi ha svelato solo quando fui in grado di sostenerla con libertà, forza d’animo e serenità cristiana.

Quella che, fece ancora largo alle rozze omissioni di Vittorio Teresi, era sempre la Procura di Giancarlo Caselli, che ora spero faccia sentire la sua voce, almeno in difesa della sua credibilità. A mio avviso, che ben conosco l’agire sul campo della lurida associazione criminale e dei suoi ex padrini o padroni, le stragi di Firenze, Roma e Milano sono il frutto della vendetta di Totò Riina e del suo degno cognato Leoluca Bagarella, in risposta al tradimento subito da quei poteri Istituzionali che prima l’indussero, anzi, li costrinsero ad agire rozzamente in via D’Amelio e poi furono costretti a tradirla…
Il “papello” di cui parlano i “pentiti” probabilmente altro non era che il patto scellerato tra mafia e parte delle Istituzioni che, a fronte dell’omicidio Lima e della strage di Capaci, avrebbe dovuto intervenire in senso “premiale” a vantaggio dell’organizzazione criminale per la realizzazione di una nuova mappa del potere in Italia: altro che vendetta mafiosa!!!

Signor Presidente, Lei oggi ha una maggioranza mai registrata nella storia Repubblicana e, soprattutto, ha una maggioranza che è tale perché dipendente in gran parte dal Suo nome e dalla Sua storia: Lei oggi ha il potere di distruggere quell’inferno in terra che, fino ad oggi, ha tolto la dignità ai cittadini del Sud. Rispettosamente Le ricordo, che gli uomini non sono valutati dalla storia per quello che avrebbero potuto fare ma, per quello che hanno fatto!!! La domanda che mi pongo è questa: “Sapendo che l’Onore del capo del Governo non è un fatto privato, Silvio Berlusconi rinuncerà a tutelare il Suo onore per avidità di potere?!!! Oppure Silvio Berlusconi è l’uomo che, in base agli inconfutabili fatti da me denunciati, e ben documentati anche in una relazione della Commissione Antimafia, pretenderà che una coraggiosa Commissione d’Inchiesta indaghi sulla strage di via D’Amelio favorendo così l’emersione di quella verità, che tutela il Suo onore di cittadino e di Capo del Governo?”

Presidente, Lei oggi è padrone della Sua dignità personale e del Suo onore Istituzionale.
Per il bene del nostro Paese spero che prevalga in Lei l’Uomo e non il servo del potere: sarebbe cosa troppo triste, quella che malauguratamente ci dovesse notificare che a governare sia un uomo che, rinuncia al Suo onore per sete di potere!!!
Presidente, oltre ai palermitani Carlo Vizzini ed i Leoluca Orlando e gli Antonio Di Pietro e buona parte dell’associazione Magistrati (e quasi tutta la vecchia guardia politica siciliana degli anni 80-90) che insieme a loro si opporranno a quella Commissione d’inchiesta, sono ben conosciuto anche dalla seconda carica dello Stato, Renato Schifani e dal Sottosegretario Alfredo Mantovano i quali mi hanno sempre attestato pubblicamente la loro solidarietà ed amicizia…

Con questa lettera aperta, che invierò in modo formalmente corretto a Lei ed ai Presidenti di Camera e Senato, formulerò un video messaggio che trasmetterò su youtube per difendere la verità, dai silenzi di quei servi del potere mediatico che hanno sempre avuto, un rapporto difficile con la loro dignità.

Spero con fiducia ben riposta

Gioacchino Basile

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Commenti

  • Vane  On 26 giugno 2008 at 19:36

    e tu pensi che possano rispondere??? io mi auguro di sì…buona seratabacini^^

  • indiano  On 26 giugno 2008 at 21:34

    Ciao Vaneno, non penso che risponderanno mai, come lo credo immagini lo stesso autore, ma a noi nel frattempo non ci costa niente riportare questa testimonianza da parte di chi ha vissuto sulla sua pelle certe esperienze drammatiche e le vuole condividere sapendo della sensibilità in questo caso mio, ma in generale di tutti quei ragazzi di una generazione che non si vuole piegare alle nefandezze del nostro Paese.Come dire che l’unione fa la forza..

  • fulso  On 28 giugno 2008 at 11:22

    Come ben sai ho inviato e-mail di protesta a tutti i senatori della maggioranza per l’emendamento salva-processi. L’unico che ha aperto la posta, dato che ho richiesto la notifica di lettura, è stato De Gregorio, famoso per aver accettato soldi da Berlusconi per passare dalla sua parte. Inutile dire che non c’è stata risposta. Dal momento che i nostri governanti non conoscono neanche la Costituzione, visto che ogni volta fanno delle leggi anticostituzionali, sapranno utilizzare la posta elettronica?Facciano un corso accellerato dal momento che di soldini ne prendono parecchi!Scusa lo sfogo ma ogni giorno se ne inventano una e non riesco a calmarmi. Ciao Sonia

  • indiano  On 28 giugno 2008 at 16:50

    ciao soniala tua ira e il tuo sdegno sono la mia ira e il mio sdegno per una banda bassotti del terzo millennio che in piena regola vive sulle spalle e sulla disperazione della gente per bene criminalizzando quelli che di volta in volta sono i “diversi” creati ad arte per giustificare innumerevoli “emergenze” anch’esse create ad arte atte a legittimarli, ma non sarà sempre cosi..saluti e ottimo fine settimana a teindiano

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