Le metastasi della democrazia

La Libertà che guida il popolo

Prendendo spunto da questo celeberrimo quanto straordinario capolavoro pittorico di uno dei padri del romanticismo francese, Eugène Delacroix, esprimo qualche riflessione sulla Libertà in Italia.

Dopo la manifestazione di Piazza Navona, nell’esagitazione generale causata da quelle che sono state le dichiarazioni di alcuni degli ospiti invitati, anche io, nel mio piccolo, ho espresso desolazione per alcune di quelle parole e sconcerto per la forte “aggressività” con cui erano state pronunciate. Naturalmente quasi nessuno si è stupito di come tutti, politici, giornali, notiziari, sia che rispondessero ai partiti della maggioranza sia a quelli di minoranza, hanno fatto fronte comune per censurare quanto espresso e denigrare non solo tutti i contenuti della rassegna ma anche le quasi centomila persone che si sono adunati per la convinta volontà di esprimere il loro dissenso ad un Governo che trasuda di illegalità.

Non solo per dovere di cronaca, ma anche per dimostrare come e quanto sia bello, attraverso la Rete, poter leggere e apprendere di pareri anche diversi da quelli che erano originariamente i miei, quindi con la nobile utilità di generare il dubbio che non tutto quel che luccica sia oro, ecco che leggendo questo articolo di Alessandro Giglioli e questa lettera di Sabina Guzzanti,
riscopro il valore e la più profonda semantica della Satira e di come essa sia connaturata alla Libertà di espressione e più in generale a quella capacità di essere liberi in uno stato libero e di diritto.

Gli “insulti” ascoltati in piazza, quindi, è ovvio che possano risuonare come delle inaudite eresie per coloro che credono che fare Politica sia come amministrare il Tribunale dell’Inquisizione condannando al rogo della discriminazione, della censura e della diffamazione coloro che non si allineano al potere dominante annullando di fatto non solo il diritto di poter criticare cosa sia opinatamente sbagliato ma anche il dovere di poterla pensare diversamente.

Non mi voglio ora riferire al Padre della Commedia Aristofane e di come egli, sin dall’antichità, attraverso il corifeo, e una pungentissima satira, criticava il potere politico e gli amministratori della polis, nè quella che è stata tutta la tradizione successiva, però è giusto ricordare che per la Libertà, non solo quella di espressione, abbiamo avuto addirittura delle guerre, come ci insegna la Storia, e per essa anche negli ultimi decenni abbiamo avuto omicidi “eccellenti” come il Presidente degli Stati Uniti Kennedy, come Martin Luther King, come Peppino Impastato, come Giancarlo Siani, come Mauro Rostagno, e come tantissime altre persone che non hanno scelto la via del silenzio di fronte ai ricatti e alle immoralità dei Sistemi dei quali facevano parte.

In Italia ormai certe cose non si possono più fare nè tantomeno dire.

Non si può più per esempio volantinare, qualsiasi sia l’oggetto, durante i periodi elettorali perchè i contenuti potrebbero destabilizzare l’opinione pubblica, non si possono indire manifestazioni di piazza, anche se lo scopo non è politico, in determinati luoghi o periodi perchè bisogna fare sempre i conti con la Sicurezza e con i tanto vituperati cavilli burocratici, non si possono più chiamare con il loro nome le porcate che vengono esacerbate da questo squadrone di truffoli che ci rappresentano in giro per il mondo (faccio un esempio: ammettendo che tutto quello che si dice sul rapporto orale tra il Presidente del Consiglio e il Ministro alle Pari Opprtunità sia vero, e volendo concedere pure il beneficio del dubbio, dov’è lo scandalo nel dire che oggi la nostra politica, “quella della gnocca” è regolata da pompini? Senza fare i perbenisti, etichetta che odio, ma quanti ragazzi e ragazze, nonchè adulti, nel loro gergo quotidiano hanno sdoganato un linguaggio che per quanto possa essere volgare è sintomo di una società che cambia e che come tale ha un modo di esprimersi sempre più “da strada e da vita vera”?), ricordando le pesanti critiche piovute su Travaglio all’indomani della sua partecipazione ad una puntata del programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, nella quale il giornalista accusava l’allora neo presidente del Senato, Renato Schifani, delle sue amicizie pericolose con persone poi arrestate per mafia, non si possono più dire determinate cose in televisione visto come uno straordinario strumento di distrazione, e di distruzione di massa, che deve, secondo alcuni, restare a disposizione solo di taluni per il loro eversivo esercizio delle loro funzioni amministrative (quanti cittadini sanno che il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, dopo aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti “Raiot” – perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme – essendo sua madre sorella dell’On. La Loggia, è nipote dell’attuale parlamentare di Forza Italia che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta?), non si possono neanche più criticare certi Fatti e non opinioni che altrimenti si viene tacciati di essere liberticidi, antidemocratici, comunisti, irresponsabili perchè non si vuole far lavorare il Governo nelle questioni che stanno davvero a cuore al nostro paese?

E allora se in questo dannato Paese non si può più dire che Emilio Fede è un leccaculo, che Dell’Utri è stato condannato in via definitiva per frode fiscale, che è stato condannato in primo grado e in appello (due dei tre gradi di giudizio a cui tutti gli inquisiti sono sottoposti) per tentata estorsione mafiosa insieme al boss trapanese Vincenzo Virga ai danni di un imprenditore, che è stato condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, che Berlusconi, oltre che provetto latrin lover e grandissimo viagraman, ha subito 2 amnistie, 8 archiviazioni, 6 prescrizioni, ha 3 processi in corso (anche se quello Mills stra naufragando grazie alle ultime perle con cui vuole sottrarsi alla giustizia alterandone il suo potere per mezzo di quello esecutivo e legislativo che derivano dal suo governo e dalla sua maggioranza parlamentare), che Massimo D’alema nell’ipocrisia con cui chiede al Presidente del Consiglio di farsi processare, si è salvato per prescrizione dal reato, accertato, di finanziamento illecito ad opera di Francesco Cavallari, boss della Sacra Corona Unita, che la Procura di Milano sta vagliando ancora la sua posizione nell’ambito delle indagini sulla scalata dell’Unipol alla Bnl di Consorte dove dalle intercettazioni sembrerebbe che abbia un ruolo attivo, che Walter Veltroni è tra i responsabili, insieme a Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio, dell’abusività di Rete4 a danno di Europa7, che Totò Cuffaro, condannato per “favoreggiamento mafioso semplice” sconta la pena a Palazzo Madama, sede del Senato, che un Ministro della Repubblica, Umberto Bossi, anche lui condannato in via definitiva, si è permesso di dire “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo.”, che la Rai è una holding di raccomandati e di prostitute dove un Suo dirigente, Saccà, viene reintegrato quando contemporaneamente ne viene allontanato un altro, Loris Mazzetti, ex collega e amico di Enzo Biagi, per evidente troppa onestà e incongruenza rispetto al luogo di lavoro, che le Iene per il loro lavoro di cronaca nel quale denunciavano che in Parlamento ci sono deputati e senatori che abusano di cocaina sono stati puniti perchè (non potendo fare di tutta un’erba un fascio, verrebbe da dire..) “offenderebbero la reputazione e la credibilità di chi lavora seriamente nelle Istituzioni”, che le mafie sono la prima impresa del paese con un fatturato annuo di oltre 90 miliardi di euro mentre la Marcegaglia, neo presidentessa di Confindustria, continua a produrre centrali mortifere e mentre Tronchetti Provera, dopo aver fatto fallire Telecom, tra una scopatina con Afef e una gita in barca col Presidente della Camera Fini (uno degli immunizzati grazie al dolo berlusconi) va al Tg1 dell’indecente Riotta a dire che l’Italia è in ripresa, che un altro Ministro, tale Scajola, ripropone il nucleare dimenticando che un referendum negli anni ’80 lo esclude da questo paese per il sostanziale e imperituro problema che le scorie radiottivo non sono smaltibili in nessun modo tantomeno oggi che la generazione tanto ventilata quanto sicura, sicura non lo è per pareri di nobel della fisica come Rubbia, che oggi il Paese non ha più una etica, una moralità, una credibilità internazionale visto che la sua economia e i suoi equilibri vengono decisi e stabiliti in camere da letto o direttamente in quella “Casa chiusa” (in tutti i sensi con la trasparenza per noi cittadini inesistente mentre per loro è uno stile di comportamento) del parlamento, [e allora se in questo dannato Paese non si possono più dire tutte queste cose] o facciamo tutti qualcosa o dovremo prendere in prestito da Delacroix il suo dipinto intensamente profondo e meravigliosamente attuale per dire che in Italia, anche per colpa nostra, la Libertà è morta, è sprofondata sotto i bombardamenti della indecenza e noi con Lei.
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Commenti

  • Vane  On 11 luglio 2008 at 16:29

    io voto per fare qualcosa^^.. buona serata e buon fine di settimana un bacino

  • indiano  On 11 luglio 2008 at 17:58

    cosa proponi cara vane?buon fine settimana anche a te

  • Kaishe  On 11 luglio 2008 at 19:15

    Se c’è un “qualcosa” ce ci compete… FACCIAMOLO!!!Ma io non vedo cosa possa essere… se anche sul voto siamo stati battuti dai disonesti che promettevano e dai creduloni che ci sono cascati…

  • indiano  On 11 luglio 2008 at 21:19

    ci sto pensando a qualcosa da fare.. ma è necessario che si sia in tanti, che tutta la blogosfera vi accedi e si renda coorganizzatrice del medesimo affinchè ci sia qualcosa si di impegnativo ma qualcosa di mai visto prima in italia in nome dei diritti e della legalità

  • sylvie  On 12 luglio 2008 at 07:29

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

  • aaron1980  On 13 luglio 2008 at 20:43

    ciao giuseppevalentina ha visto il tuo blog e le � piaciuto moltissimo, dice che sei un grande scrittore ..continua cosi

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