Un ergastolano in Vaticano

Dal Blog Viaggio nel Silenzio

Quando il moralismo è la corruzione della moralità.
Di quella moralità che fa gridare e insorgere contro gli scandali veri, non contro le parole. Quella che avrebbe dovuto insorgere di fronte all’intolleranza contro gli omosessuali, contro i Rom, contro gli immigrati. Quella che avrebbe dovuto insorgere contro la sola ipotesi di leggi razziali.

Nelle ultime due settimane sono stati arrestati sei sacerdoti per abusi sessuali. Sei. Molti mi hanno scritto chiedendomi commenti, nomi, notizie. Cosa dire? Sembra ogni volta di raccontare la stessa vicenda, cambiando nomi e luoghi. Una storia dell’orrore che si ripete, si ripete, si ripete. Senza fine. Scelgo di parlare di due sacerdoti, intanto.

Il 30 giugno è stato arrestato a Roma un sacerdote di cui non sono state rese note le generalità, solo le iniziali e l’età: R.C., di 55 anni. Gli abusi avvenivano in oratorio, in campeggio, e perfino in canonica, nelle stanze del sacerdote. Portava su i bambini, gli faceva guardare un film porno, prometteva soldi, vestiti, regali, e poi allungava le mani. Una storia comune, ormai. Storia comune anche il fatto che in passato lo stesso sacerdote era stato rimosso dal suo incarico a causa di vicende analoghe. Anche in questo caso, dunque, i suoi superiori sapevano e lo hanno lasciato in mezzo ai bambini.

Altro luogo, altro sacerdote, stessa storia. Il posto è San Mauro a Signa, un paesino di duemila anime, a Firenze. Il sacerdote è don Roberto Berti, 52 anni. Le istituzioni ecclesiastiche hanno aperto, pare, un processo canonico sul conto del sacerdote dopo che il padre di una delle vittime si è rivolto alla Curia. Don Roberto è stato rimosso dall’incarico. Ma piuttosto che allertare la comunità, come al solito si è preferito “metterci una pezza” ed è stato comunicato che don Roberto lasciava la parrocchia “per motivi di salute e per la stanchezza dovuta ad un anno pastorale molto intenso”. In questo caso, lo stesso cardinale di Firenze, Ennio Antonelli, andò in paese per parlare con le vittime. E anche in questo caso, chiese la massima “riservatezza” alle vittime: “Meglio non fare scandalo”.

Riporto qui, invece, un commento di una persona coinvolta:
Quello di cui è accusato Roberto Berti, che non merita di essere considerato un parroco, è solo una piccola parte, di ciò che di grave ha veramente commesso. La curia lo ha coperto e protetto. Nonostante la curia sapesse com’era, ha continuato a mettere nei sacchi a pelo nudi, ragazzi di San Mauro. Ha messo nel camper, nel suo letto, ragazzi a dormire. Ha picchiato bambini e ragazze, ha umiliato ragazzi e ragazze facendogli subire angherie di vario tipo, niente di strano, lo strano è che sono 3 anni che mi raccomando in curia di controllarlo. Risultato? protezione, silenzio. Ha esercitato mobbing ad alcune persone nella casa famiglia da lui gestita, ha licenziato senza giusta causa, ha subito processo, ha perso, ma ha licenziato ugualmente. Ha plagiato un ragazzo e tutta la sua famiglia, ragazzo riconosciuto non in grado di intendere e volere. Ha picchiato bambini di San Mauro e ha creato una setta intorno a sè, plagiando i deboli. Le persone intorno alla chiesa che vantano conoscenze in curia, sapevano benissimo che elemento era e cosa facesse questo prete, sfido chi ha il coraggio di dirmi che non fossero a conoscenza di quello che faceva, che era omosessuale gliel’ho detto in faccia a lui, alla curia e a tutti i difensori di San Mauro. Non pensavo fosse pedofilo. Ma non è tutto, le cose veramente gravi le ha fatte alla mia famiglia, ma queste non contano. Serviranno a castigare questo essere immondo, quando calerà il buio su questa vicenda. Già da oggi non ne parla più nessuno, a San Mauro da parte dei leccaculo della chiesa è gia partita la linea difensiva. La curia tapperà la bocca ai giornali, il falso prete lo manderanno in un altro posto, e continuerà a mettere nudi i ragazzi nel sacco a pelo in montagna, e a rovinare famiglie come ha fatto a San Mauro. Di tutto questo, devo fare i miei complimenti al cardinale Antonelli e al suo segretario don Alessandro Lombardi, loro sanno benissimo. Avranno il coraggio di negare?

Non bastavano gli scandali di don Cantini, del vescovo Maniago, di padre Bertagna. La chiesa toscana sembra aver nascosto per anni il sudiciume al suo interno e, come nel domino, quando cade una tessera tutte le altre cadono di conseguenza. Nello stesso paesino di San Mauro, tanto per essere precisi, ha trovato ricovero anche un altro sacerdote, Don Anastasio. Un nome che non dice nulla, ma è invece orribilmente evocativo il nome con il quale è conosciuto meglio: padre Athanase Seromba. Proprio lui, il sacerdote condannato all’ergastolo in Ruanda, per il genocidio di 1500 tutsi.

Nel 1994, mentre era in corso lo sterminio dei tutsi da parte degli hutu, padre Seromba aveva attirato in chiesa almeno 1500 tutsi, con la promessa che le bande armate hutu non avrebbero osato entrare nella cattedrale. Invece mentre i rifugiati pregavano, chiuse a chiave le porte della chiesa, e ordinò all’autista di un bulldozer di abbattere l’edificio mentre gli assassini sparavano e lanciavano granate dalle finestre. Fu un massacro soprattutto di donne, vecchi e bambini.

Seromba era poi scappato e con la copertura di amici preti e delle gerarchie vaticane si era rifugiato a Prato, aveva cambiato nome, si faceva chiamare padre Anastasio Sumbabura e continuava a officiare messa come se nulla fosse accaduto. Era stato riconosciuto e denunciato, ma l’allora procuratrice del Tribunale dell’Onu, Carla del Ponte, aveva avuto difficoltà a ottenere l’estradizione. Aveva accusato il Vaticano di esercitare pressioni sul governo italiano per evitare che prendesse una decisione in proposito. Infatti il sacerdote non è mai stato estradato: si è costituito.

Il suo avvocato protesta la sua innocenza, sebbene le prove e le testimonianze siano schiaccianti, e grida all’anticlericalismo. Quando non si accetta che un sacerdote condannato all’ergastolo per aver sterminato 1500 persone trovi protezione e copertura in Italia, quando non si accetta che un sacerdote che abusa dei bambini a lui affidati sia spostato da una parrocchia all’altra senza prendere alcun provvedimento, quando non si accetta che la Curia sappia fingendo di non sapere, quando non si accetta tutto questo e anche peggio di questo, si è sempre bollati come anticlericali. Nulla di nuovo sotto il sole.

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