Non solo pedofili ma anche playboy

La settimana scorsa, dopo aver appreso della presenza a Vicenza, presso l’Ordine dei Saveriani del prete pedofilo Padre Tully, ho scritto una lettera al Vescovo di quella diocesi, Mons. Nosiglia, il quale, da uomo di chiesa (una Chiesa, quella attuale, sempre più simile ad una Cupola), ovviamente, non ha risposto, almeno fino ad oggi.

Non escludendo la possibilità che cominci a “bombardarlo” di mail e in attesa di condivedere con i lettori interessati qualche altra analoga denuncia, mi soffermo oggi a riflettere su come i sacerdoti, i cui misfatti stanno cominciando a venire a galla sempre più frequentamente rispetto al torbido passato, oggi siano visti più come dei gigolò e dei pervertiti piuttosto che come “nunzi apostolici” pronti ad accogliere le sofferenze e le confessioni dei fedeli e dei più deboli.

Non so quanti siano venuti a conoscenza di quanto avvenuto a Chioggia, in provincia di Venezia: un signore, rientrato prima del previsto a casa, sorprende la moglie a letto con un prete e preso dalla rabbia e dalla furia si dirige dal Vescovo per incontrarlo e per chiedere giustizia.
Da prassi, il vescovo non lo riceve ma piuttosto si lancia, attraverso un quotidiano locale, in una predica con la quale ammonisce “l’autorità morale” invitando ed esortando la cittadinanza a “non giudicare per non essere giudicati” ponendo l’attenzione sulle debolezze di un uomo e sulla provocazione alla quale è stato sottoposto.

Fossi una donna, mi indignerei perchè il genere femminile passa per quello tradizionalmente abituato a provocare gli uomini con il preciso intento di adescarli e di farli cadere nelle provocazioni come se tutte le donne, per costume, fossero delle peripatetiche dai facili costumi.

Fossi un prete, dalle attitudini simili a quelle del sacerdote coinvolto in questa “story”, mi sentirei autorizzato e legittimato a proseguire nelle mie escursioni e scappatelle tanto so che non sarei mai punito per quanto compiuto. Semmai, promosso.

Fossi, invece, un prete, di quelli onesti e genuini che ancora si trovano in alcune delle nostre parrocchie, uno di quelli che sanno ancora commuoverti e infonderti coraggio e voglia di pace, comincierei seriamente a pensare di attivarmi in una qualche maniera per evitare che il mio lavoro e la mia persona sia profondamente denigrata e vilipesa da certi infami e porci camuffati da sacerdoti.

Più semplicemente, da cittadino di neanche 25 anni quale sono, mi chiedo, ancora, come si possa chiamare Chiesa un Istituto che autorizza la pedofilia tra i suoi associati; che non interviene per punire quelli che non rispettano i voti che sono stati assunti, quasi fosse diventata “regola” ogni qualsivoglia forma di trasgressione e di indecenza; non solidarizza e protegge, invece, sacerdoti come Don Merola, minacciato dalla camorra di “essere fatto a pezzi e di essere messo davanti la chiesa di Forcella” (della quale era parroco) e per il quale si spendono associazioni antimafie e di giovani, ma la Chiesa no.

E, infine, che dannata Chiesa è quella che usa quasi l’80% del tanto pubblicizzato otto per mille (leggete tutto l’articolo qui) per “esigenze di culto” e per “il sostentamento del clero” (quasi 800 milioni di euro) destinando uno scarso 20%, neanche 200 milioni, ad interventi caritativi (cosi distribuiti: 90 milioni alle parrocchie per iniziative di carità, 85 milioni destinati ad interventi nei Paesi del Terzo mondo, 30 milioni per esigenze caritative di rilievo nazionale)?
Come si intuisce e si vede, non stiamo parlando di pochi euro (la cui cosa dovrebbe già di per sè far riflettere sulla valenza etica e morale di una Chiesa che ha smarrito la sua spiritualità) e già solo per aver perso negli ultimi 2 anni il 3% dell’otto per mille, equivalente a circa 35 milioni di euro, dovuto a cittadini che stanno cominciando a capire che non devono dare più neanche una “lira” a questi manichini che girano con la bigiotteria, la Cei (la Congregazione Episcopale Italiana), sostenuta da un sistema di comunicazione servile e corrotto, solitamente da Pasqua a fine maggio (con quelle pubblicità amorali e pseudo “commoventi”), fa ciò che le riesce meglio, dopo l’istigazione alla pedofilia: chiedere soldi.

Tra preti pedofili, omosessuali, playboy, e “acchiappa – soldi”, non so, onestamente, dove andremo a finire, ma nessuno si stupisca poi se la Guzzanti li maledice tutti auspicando che questo branco di delinquenti e di imbroglioni finisca all’Inferno con i diavoli e i sadomaso.

E come concluderebbe Travaglio, facciamo tutti Passaparola..

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Commenti

  • Vane  On 21 settembre 2008 at 19:21

    è una cosa verognosissima… che razza di padri sono… senza parole davanti a queste classi di argomenti…buona serata cmq e buon inizio di settimana per doma caro indiano^^..bacini ^_*

  • happyclown  On 22 settembre 2008 at 10:53

    che disgusto …CMQ COMPLIMENTI PER LA LETTERA CHE HAI SCRITTO…non appena posso la modifico e la invio pur io…io inoltre propongo di bombardarlo di mail …se nn arriva risposta a breve…

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