LIBERA.. ma non troppo..

Oggi parlare di Antimafia non è facile per niente.
Farlo in Italia, poi, è ancora più difficile per quelli che attualmente sono gli equilibri, veri o presunti, che sorreggono la nostra malata Repubblica.
Non perchè, purtroppo, a volte, Stato e Antistato siano stati e siano la stessa cosa, dimostrando di non aver imparato assolutamente niente dalla Storia e dagli errori commessi, ma perchè oggi si etichettano come “paladini dell’Antimafia” individui che non conoscono nulla di certi fenomeni criminali credendo piuttosto che sia una tendenza, una moda di cui essere testimonial o sponsor perchè cosi si ha una maggiore credibilità e onorabilità.

E allora si possono individuare una Antimafia “istituzionale” e una Antimafia “sociale e culturale”.

Se in gioco ci fossero sempre persone eticamente corrette, oltre che professionalmente capaci, queste realtà sarebbero tra loro complementari ed integrabili in una unica grande e meravigliosa realtà.

Invece da Italiani spesso accidiosi, invidiosi ed egoisti del nostro “orticello” accanto all’Associazione Libera presieduta da anni da Don Luigi Ciotti, che rappresenta “l’Antimafia istituzionale”, abbiamo realtà associative che rappresentano “l’Antimafia sociale e culturale” come il Centro Impastato di Palermo, come il Comitato AddioPizzo di Palermo, come la Casa della Legalità e della Cultura di Genova, come il Movimento E Adesso Ammazzateci Tutti, o anche persone che non avendo bisogno di medaglie al valore nè di elogi pubblici, dietro i quali spesso si cela una latente ipocrisia, hanno scelto da che parte stare in quella mai doma sfida tra Giustizia e Legalità da una parte e Odio e Violenza dall’altra: Salvatore Borsellino, Pino Masciari, Benny Calasanzio, Roberto Saviano, Rosaria Capacchione, Pino Maniaci, Lirio Abbate, e quanti hanno una quotidianità compromessa e faticosamente accettabile per il loro senso dello Stato, per la loro onestà, per il loro coraggio e la loro determinazione che li ha portati a denunciare tutti quelli che avrebbero voluti zittirli per sempre.

Quando ho scoperto che a Bari lo scorso 15 marzo si sarebbe tenuta la XIII Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime di Mafia, con grande entusiasmo e gioia, mi sono avvicinato al nascente gruppo cittadino di Libera che era amministrato da una persona poi rivelatasi eccezionale non solo dal punto di vista umano ma anche “operativo” e di come collaborare cosi, con chi ritenevo avesse la mia stessa sensibilità, fosse estremamente facile e produttivo. Infatti, anche per il mio umile e semplicissimo contributo, la Giornata è stata un successone con più di 100 mila persone in città provenienti da tutta italia con la personale soddisfazione di incontrare e conoscere autorità come Giancarlo Caselli, Don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa e tantissimi altri.
L’importanza e la riuscita dell’evento, testimoniato da una pacifica quanto irresistibile e indimenticabile fiumana di gente felice e nei cui occhi brillava il sole della Pace e della Giustizia, e dove i sorrisi erano contagiosi anche tra sconosciuti in una atmosfera magica bellissima, in un primo momento mi fece perdere di vista degli aspetti che comunque mi lasciarono perplesso, quali la sponsorizzazione di Unipol agli eventi promossi da Libera e la presenza, prima nel corso del corteo, poi sul palco, nel corso della manifestazione conclusiva, di eminenti personalità politiche quali Massimo D’Alema, Francesco Forgione, Beppe Lumia, il Sindaco di Gela Rosario Crocetta e le autorità locali come il Sindaco Emiliano, il Presidente della Provincia di Bari Francesco Divella e quello della Regione Nicky Vendola.
Ripensando poi a mente lucida a questo evento e alle cose ascoltate, talune non proprio edificanti, capii che Libera rappresentava la cosiddetta “Antimafia Istituzionale” e se da un lato ritenevo e ritengo che questa comunque è necessario che ci sia e che faccia da filtro tra la realtà politica e quella sociale del Paese, dall’altro, ieri come oggi, non gradisco che a volte Libera sembri un partito, per la sua organizzazione verticistica e poco orizzontale, assoggettato o semplicemente eccessivamente influenzato, a vere forze politiche (vedasi gli ospiti che erano sul palco di Bari) e che sia sponsorizzato copiosamente da una banca come l’Unipol che solo pochi mesi prima era uscito dallo scandalo, gravissimo e immorale, delle scalate bancarie nelle quali erano stati coinvolti non solo Consorte, Gnutti e Fiorani ma anche politici come Fassino, Latorre (quello del “pizzino” eticamente mafioso a Bocchino del Pdl) e D’Alema attraverso delle intercettazioni per le quali non hanno, ovviamente, pagato loro, i “furbetti del quartierino”, ma il giudice (Clementina Forleo) che voleva solo fare il proprio lavoro.
Alle mie domande, che indispettirono qualcuno, ricevetti poche risposte, con sguardi non proprio benevoli da parte delle persone a cui mi rivolsi, membri ora di Libera ora dell’Arci, qualcosa di più di una semplice costola dell’Associazione.
Quando nei mesi successivi, appresi che il reggente di Libera Bari era stato dichiarato, contro il suo volere e senza esserne immediatamente informato, dimissionario dal responsabile dell’Arci di Bari, che lo aveva sostituito, e oggi addirittura responsabile nazionale delle Carovane Antimafia che stanno attraversando il Paese, (per ragioni fittizie e palesemente inconsistenti) e che per ragioni altrettanto sterili erano caduti nel vuoto alcuni inviti per presenziare ad eventi cittadini sempre nel nome dell’Antimafia, ecco che i tanti dubbi, confutati nel tempo, sono diventati una prova. Libera è malata e quello che credevo fosse un caso soltanto pugliese, peraltro irrisolto perchè i miei accorati appelli sono stati fatti cadere nel vuoto, si è rivelato essere un caso ben più ampio perchè ci sono emergenze e criticità anche nella neonata Libera Liguria, gestita, guarda caso, da un membro dell’Arci, e le cui anomalie, leggasi infiltrazioni politiche e non solo, sono state sapientemente documentate dai ragazzi della Casa della Legalità e della Cultura di Genova in questo articolo.

Chiudo la riflessione di oggi esprimendo quindi questa grandissima amarezza perchè nessuno vuole il male di Libera o peggio la sua chiusura o il suo ridimensionamento, ma auspico che ci possa essere quanto prima una discussione e un confronto per ripianare le divergenze, che sia fatta chiarezza e che queste ombre siano velocemente fugate perchè sarebbe grave che una Associazione cosi importante per tutto quello che ha fatto e che ha costruito nel tempo, nella quale crede una porzione importante di cittadinanza che si identifica nei valori dell’Antimafia, basati sulla Pace, sulla Giustizia, sull’Etica, sul Senso dello Stato, sulla Democrazia, alla quale hanno dato e continuano a dare fiducia centinaia di migliaia di persone in tutta italia, in primis i familiari delle vittime di mafia, dopo tutto l’immenso e infinito dolore che hanno subito e che nessuno potrà mai risarcire e ripianare (e per la cui cosa nessuno si può permettere di prenderli in giro, ingannandoli subdolamente e occultamente), non dimostri di essere non solo ontologicamente, ma anche apparentemente, corretta, pulita e trasparente, oltre che onesta.

In una parola, che sia Libera di nome e di fatto.

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