Che quel sorriso viva per sempre…

Salvatore Borsellino, Pino Masciari, Benny Calasanzio


Ieri, su questo blog, ho riflettuto, con sincera amarezza, sulle anomalie inerenti non soltanto Libera Puglia ma anche la neonata Libera Liguria, con queste realtà divorate e fagocitate da alcuni avvoltoi camuffati da volontari che perseguono i loro infimi interessi personali.

Oggi, invece, vorrei dedicare la mia attenzione sulla cosiddetta “Antimafia Sociale e Culturale”.

Tale componente, più che da comitati associazioni e movimenti, è composta da persone, semplici e genuine, che spesso non si conoscono, che non sono note al grande pubblico o che non hanno smanie di protagonismo tali che l’opinione pubblica ne decanti le lodi o le gesta.

Sono uomini che vogliono essere apprezzati non per la loro egocentrica e perversa voglia di essere sulla bocca di tutti, neanche fossero “naufraghi, talpe, grandi fratelli”, ma soltanto rispettati e stimati, con la purezza di chi sa ancora identificare una persona leale ed onesta da una falsa e corrotta, per quello che sono e per le scelte con cui hanno deciso di qualificare la loro quotidianità.

Sarebbe facile, affidandoci un attimo alla Memoria, fare i nomi di Giovanni Falcone o di Paolo Borsellino, o tra quelli che “combattono” oggi, citare Roberto Saviano.
E’ vero, ci sono stati e ci sono anche loro nel nostro cuore dove le loro parole resteranno sempre ad accompagnarci come dolci note musicali, ma noi, qualsiasi sia la nostra età o la nostra provenienza sociale, abbiamo il Dovere, morale e civile, di non dimenticare uomini, prima che magistrati giornalisti politici poliziotti gente comune, come Rosario Livatino, Antonio Scopelliti, Rocco Chinnici, Antonio Caponnetto, Pippo Fava, Don Peppino Diana, Don Pino Puglisi, Carlo Alberto dalla Chiesa, Peppino Impastato, Pio La Torre, Mauro Rostagno, Rita Atria.
E non possiamo, oggi, abbandonare quelli che sono vivi (e sicuramente sbaglierò nel dimenticarne qualcuno di altrettanto importante) come Salvatore Borsellino, Pino Masciari (e con lui tutti i Testimoni di Giustizia, circa 75), Lirio Abbate, Pino Maniaci, Benny Calasanzio, Rosaria Capacchione, Giulio Cavalli, Michele Cagnazzo, Desiree Di Geronimo.

Tutti questi nomi, volti, identità, sensibilità, valori, hanno avuto e hanno tra loro in comune quanto di più nobile sia possibile ricercare e riscontrare nell’animo umano: quell’inestinguibile Senso dello Stato supportato da una Etica da una Onestà e da una Giustizia che oggi sono sempre più spesso oggetto a squallide strumentalizzazioni e mercificazioni della dignità umana o barattate con il Diavolo da parte di una intera e trasversale classe dirigente composta da politici, banchieri, industriali, editori, mossi principalmente ed esclusivamente da logiche consunte e impregnate di mafiosità.

Perchè oggi la nostra sfida, per chi ancora ci crede, non è contro la Mafia, intesa come Istituzione dell’Altro Stato, al quale non poca gente, per paura e intimidazione, versa le “sue tasse”, il pizzo, ma quello che dovremmo tutti, con coraggio ed impegno, affrontare, è il pericolo rappresentato dalla mafiosità, ossia da quella cultura mafiosa basata su un regime di scorrettezze e di illegalità, più o meno diffuse, più o meno gravi, che è sempre più inconsciamente insinuata nelle nostre anime debordando la nostra quotidianità dalle cose che fino a molti anni fa ci avrebbero indignato e suscitato un grande allarmismo oltre che scoraggiante preoccupazione.

Come non appartiene alla mafiosità per esempio il culto o l’istituto della Raccomandazione esercitato negli ambienti universitari, negli ambienti professionali, negli ambienti della politica o dell’economia? Come non appartiene alla mafiosità per esempio l’abitudine di non chiedere lo scontrino fiscale agli esercenti, di qualsiasi genere siano, dai panifici alle pizzerie, dopo che hanno erogato un servizio? Come non appartiene alla mafiosità per esempio la tendenza, sempre meno marginale, di tutti quei ragazzi disperati, che pur di lavorare e avviarsi, legittimamente, ad una propria autonomia e indipendenza economica, accettano di lavorare “a nero”, senza contributi e senza alcuna assicurazione, venendo poi pianti e peggio strumentalizzati se muoiono in quei “cimiteri a cielo aperto” che sono i cantieri dell’edilizia o le grandi industrie?

Non ci rendiamo conto che tutti questi atti, apparentemente vacui, che ci appartengono, e che spesso compiamo in “buonafede”, sono atti criminali, ma non perchè commettiamo un reato, ma perchè distorcono la realtà del nostro paese, alterandola profondamente, nel suo vulnus, nella sua etica, nella sua moralità. Sono reati che commettiamo contro noi stessi e contro la nostra dignità. Non ci possiamo più permettere, nessuno di noi, di assecondare certi poteri occulti, certe devianze, che si alimentano e sono trasportati come flussi a regime stazionario che vanno a surriscaldare e rinvigorire contesti che dovrebbero essere semplicemente debellati.

E le persone che ho citato prima, che non vogliono essere considerati degli “eroi”, nè auspicano a diventare dei “martiri della democrazia”, sono persone semplici, sono uomini veri, sono persone pulite ed oneste, come lo sono moltissimi italiani, ma che a differenza di essi, hanno detto semplicemente Basta.

Basta ad ogni mafiosità che dà una forza esagerata ad ogni tipo di Mafia; Basta a quanti praticano l’omertà e il silenzio come attitudine preponderante del loro agire; Basta a quanti invece si esprimono, sapendo di mentire, con il preciso intento di mentire e di tenere nella menzogna e nell’oscurità il suo interlocutore, qualsiasi esso sia, perchè se la Verità fosse conosciuta da molti, tutti questi spiriti infernali verrebbero giustamente tormentati e abbandonati al loro triste destino nell’unico luogo nel quale meriterebbero di consumarsi come candele: l’Inferno.

Salvatore Borsellino, Pino Masciari (e con lui tutti i Testimoni di Giustizia, circa 75), Lirio Abbate, Pino Maniaci, Benny Calasanzio, Rosaria Capacchione, Michele Cagnazzo (Scrittore e criminalista pugliese minacciato di morte da alcuni barbari ignoti), Desiree Di Geronimo (Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari minacciata di morte dal Clan Strisciuglio) non sono, per me, soltanto dei nomi o degli “eroi moderni” (non alla Mangano..), ma sono persone che vivono, che soffrono, che gioiscono, che patiscono come noi, esattamente come noi, e per me il loro dolore è il mio dolore, le loro parole le mie parole. Sapendo che è questo trasporto e questa condivione dell’essere prima che dei saperi quello che più fa paura al Sistema delle criminalità organizzate.

Noi non molleremo mai.

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