Licio Gelli e il Piano di Rinascita Democratica

Ricevuta di pagamento per l’iscrizione
del dott. Silvio Berlusconi alla loggia massonica P2


Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media(Licio Gelli)

Ieri, dopo un periodo abbastanza lungo di relativa tolleranza, nonostante lo sforzo di perseverare nella pazienza e nella sopportazione, logorato e sfinito dalle montagne di menzogne che quotidianamente vengono propinate da Politici e Giornalisti che trasversalmente cooperano nella realizzazione di un disegno criminale volto a smantellare il nostro Paese passando dall’esautoramento dei valori della Costituzione, ho dichiarato “Guerra” al mio Paese nell’accezione che il “mio” Paese sia quello di oggi nel quale una intera generazione si sta consumando alla velocità di una candela, illusa e avvolta da pericolose tenebre e ombre con la luce della Democrazia prossima ad estinguersi e a dissolversi.

E allora se “Guerra” deve essere, che “Guerra” sia..

L’ unica arma di cui disporrò sarà il mio pensiero, alimentato dalla voglia di non arrendermi, dalla voglia di non voler veder consegnato a una banda di eversivi e di terroristi quello che è anche il mio Paese per il quale migliaia di persone, ieri come oggi, sono morte e muoiono convinti che ci siano Diritti e Doveri a cui ciascuno deve assolvere e che soprattutto Tutti sono Uguali davanti alla Legge.

E se questa arma farà “male” vorrà dire che avrò espresso correttamente il mio pensiero, attraverso le parole usate, tale che qualcuno si senta indolenzito, leso, denigrato nella stessa misura nella quale io, come cittadino, sono stato fino ad oggi, offeso e vilipeso nella mia dignità e nella mia moralità.

Ora basta.

La stagione, per quanto mi riguarda, nella quale giornalisti, magistrati, politici, industriali non devono rendicontare più a nessuno del loro operato tradotto in misfatti, asservendo al criterio che tanto nessuno li possa smuovere dalle loro salde e ferree posizioni, arroccati nel loro potere, e protetti nel loro regno, volge al termine.

Attenendomi alla Costituzione, la mia unica Bibbia, e ai valori morali ed etici che uomini come Peppino Impastato, Antonino Caponnetto, Rosario Livatino, Don Peppino Diana, Don Tonino Bello, e altri, hanno lasciato in eredità a diverse generazioni, ho intenzione di non trattenere più in un assordante silenzio e in una impietosa omertà che mi renderebbe colpevolmente complice, quelli che sono i miei pensieri e le notizie che mi procurerò dalla Rete affinchè la gente sappia, sia informata, ragioni e abbia la dignità prima che l’orgoglio di smuoversi dalla propria passività e dalla propria acceccante invidia per il prossimo.

Oggi parlo di Licio Gelli e della loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2. E di quali risvolti si celano dietro il cosiddetto Piano di Rinascita Democratica.

Gelli, un piccolo imprenditore toscano che in passato si era schierato sia col fascismo (tanto da andare a combattere come volontario nella guerra civile spagnola e da essere poi agente di collegamento con i nazisti durante l’occupazione della Jugoslavia), sia con l’antifascismo, godeva anche di profonde aderenze presso la “corte” del generale argentino Juan Domingo Perón: una famosa fotografia lo ritrae alla Casa Rosada insieme al presidente ed a Giulio Andreotti. Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l’abilità di Licio Gelli sarebbe consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l’iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane. Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato. Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell’impianto statale. Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di una inchiesta sul presunto rapimento dell’avvocato e uomo d’affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, “Villa Wanda”, e la fabbrica di sua proprietà (la “Giole”); l’operazione, eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, scoprì fra gli archivi della “Giole” una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832). Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori. Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazione, in quanto erano ancora al potere gran parte delle persone che ivi erano citate, e pubblicò la lista.
(Wikipedia,
P2)

Nella lista degli appartenenti (le liste dei nomi sono riportate nella “Relazione Anselmi”, presentata il 12 luglio 1984 dalla deputata democristiana Tina Anselmi, a conclusione dei lavori della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla loggia massonica P2, commissione che la stessa Tina Anselmi aveva presieduto per quasi tre anni), oltre a diversi alti ranghi delle forze dell’ordine come generali e a vari industriali, tra i quali anche l’importante editore Angelo Rizzoli, colui che rilevò il Corriere della Sera per volere di Gelli che ambiva a controllare l’Informazione, era presente il nome anche di un giovane e ambizioso imprenditore ma anche di personaggi dello spettacolo molto noti come Silvio Berlusconi, tessera 1816, e Maurizio Costanzo.

E’ quindi accertato che colui che sarebbe diventato Presidente del Consiglio fece parte di una Loggia Massonica tesa a sovvertire gli equlibri di uno Stato di Diritto come l’Italia attraverso la realizzazione del Piano di Rinascita Democratica che prevedeva in particolare il controllo dell’Esecutivo sull’attività del Consiglio Superiore della Magistratura, la divisione delle carriere tra magistrati e pm delegando ad essi l’arbitrarietà sul come espletare le indagini e l’attività investigativa, il controllo dell’Informazione per manipolare l’opinione pubblica a piacimento (infatti l’acquisizione del Corriere della Sera era volto in questa direzione essendo la testata più autorevole) e il depotenziamento delle sinergie tra i sindacati. E cosa disse, invece, nel 2000, a Repubblica, il “sempre credibile” Silvio che mai si contraddice -secondo lui- ben sapendo che l’italiano cialtrone, propenso a dimenticare ,non avendo il dono della Memoria non avrebbe più affrontato questo discorso? Esattamente questo: “Essere piduisti non è un titolo di demerito“.

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Commenti

  • BlogMasterPg  On 9 dicembre 2008 at 19:32

    Credo che essere oggi piduisti sia un merito. E sto iniziando a crederlo sul serio.

  • Sarina  On 14 dicembre 2008 at 11:21

    Molto ben fatto. Grazie Indiano. Ti sosterrò nella diffusione delle informazioni di cui tanti italiani non sono o non vogliono essere a conoscenza.Sarina

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