La Mozione Marino in Puglia


Quello che segue è il testo della Mozione Marino per la Puglia, presentata dall’avv. Enrico Fusco.

Chiarisco subito che la mozione Marino non è solo laicità e diritti civili, ma merito, ambiente, lavoro, formazione, integrazione… Se laicità e diritti civili sono la priorità del nostro progetto politico, ciò dipende dal fatto che questo è il terreno su cui l’Italia sconta la più grave arretratezza rispetto agli altri paesi di democrazia liberale.
Diritti civili e sociali devono andare di pari passo per creare una società inclusiva che valorizzi le differenze. Su tutti gli argomenti abbiamo nettezza di posizione e idee chiare: dai problemi legati al mondo del lavoro al “no” al nucleare, dalla riforma elettorale in senso maggioritario, con i cittadini che scelgono il proprio rappresentante, ai diritti civili ed alle questioni etiche.

Porteremo in Puglia i valori di inclusione sociale propri della mozione nazionale.

Abbiamo bisogno di un accesso meritocratico nel lavoro e nelle istituzioni per un rinnovamento della classe dirigente. Spesso, da noi, anche nelle istituzioni al cui governo partecipa il Pd, prevale un criterio di scelta personalistico, familistico e clientelare che ha la meglio sul merito e la competenza.

Una sana competizione politica. Questo ci aspettiamo noi della mozione Marino e questo si aspettano i nostri sostenitori, per fare finalmente del Partito Democratico il partito che aspettiamo da due anni, dalla sua costituzione. Un partito in cui si sia capaci di discutere e di decidere e, una volta deciso, di passare all’azione senza continui distinguo, paletti e veti incrociati. Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilità di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso. Vogliamo che in questo congresso si parli di contenuti e delle differenze che marcano le diverse mozioni in ordine alla idea di società ed a quella di partito che vogliamo.

Ci vogliamo prendere la responsabilità di cambiare il partito per riavvicinare 4 milioni di voti e i tanti militanti che si sono allontanati dal partito che si è chiuso su se stesso. Ci facciamo interpreti del disagio per la pessima qualità della vita interna al PD che tutti hanno contribuito ad atrofizzare attorno a correnti fidelizzate… ricordo – a titolo di mero esempio – il faticoso parto dello statuto regionale e la querelle di chi non voleva primarie vere per la selezione dei candidati alla provincia di Bari: sappiamo tutti che bella figura abbiamo fatto…

Guardo con orrore il mio partito che perde tempo a litigare ed a farsi sgambetti, a fare pasticci e giochi di ruolo, più che a fare il lavoro proprio di un partito, ovvero essere luogo di elaborazione e progettualità politica. Gramsci diceva che la politica deve tenere alto il fine e noi, che pure abbiamo Gramsci nel nostro Pantheon, abbiamo un partito invaso dalle correnti, che lo occupano e ne hanno irrigidito il confronto congressuale. La malattia risale ai primi passi del partito, alla cooptazione dei componenti degli organi statutari, con amici e parenti piazzati nei circoli o nelle direzioni solo per marcare il territorio, con la conseguente insipienza ed incapacità ad agire dell’intero partito. Un partito così non serve alla Puglia e non serve all’Italia. Avere una opposizione così fragile è un problema per la democrazia di questo paese, alla quale rendiamo un pessimo servizio.

Vogliamo che il pd abbia una identità, posizioni chiare e riconoscibili, un partito, dunque, che serva al paese e che sia capace di fare una forte opposizione. Queste sono le cose che servono e che interessano all’Italia. Lotta alle correnti, denuncia delle derive clientelari del partito e pungolo alla discussione sui temi sono alcuni dei contributi che la mozione Marino può portare alla (ri)costruzione del Partito Democratico, in questo che è il vero congresso fondativo… che avremmo dovuto avere il coraggio di tenere dopo le elezioni politiche del 2008. Errore che ci ha portato a vivere in questa palude in cui il PD vive.

Abbiamo assistito a scontri all’arma bianca sui nomi dei candidati delle due mozioni che rappresentano la quasi totalità del gruppo dirigente nazionale, troppo spesso autoreferenziale ed autocratico. Scontro sui nomi e non sui contenuti, quasi che le idee in questo nostro partito siano un minus e non il motore stesso della sua vita. Dall’inizio di questa fase congressuale, purtroppo il grande errore è strato posizionarsi sui nomi e non sui temi. Per non parlare del tesseramento, un’immagine da “mercanti nel tempio”: circoli chiusi e difficoltà per i cittadini non intruppati nelle correnti a fare la tessera. Eppure, quasi per miracolo, in Puglia abbiamo superato le 50mila adesioni.

Si è scatenato il putiferio quando noi della mozione Marino abbiamo proposto il nome di Emiliano come soluzione unitaria. Ci sembra quantomeno bizzarro che proprio chi si è opposto a questa scelta in nome del doppio incarico, candidi oggi un sindaco. Vi segnalo, sommessamente, che sono l’unico candidato a non ricoprire ruoli istituzionali e neppure paraistituzionali…

Sappiamo quanto è importante per la Puglia la prossima scadenza elettorale e dobbiamo prendere posizione. Nichi Vendola è il miglior candidato alla successione di se stesso alla guida della Regione Puglia. Non va dispersa l’esperienza della primavera pugliese, anzi va rilanciata. Ci auguriamo che ci sia consapevolezza e chiarezza anche da parte degli altri candidati. Quanto all’UDC, vista come la panacea dei mali del centro-sinistra, parliamone… purché questo partito accetti la visione della società, così come laicamente rappresentata nella carta dei valori del Partito Democratico.

Desidero che non passi inosservato che su venti regioni ci sono solo otto donne su sessanta candidati alla guida dei partiti regionali. Anche nella nostra mozione le donne si sono tirate fuori perché il congresso del Pd funziona come il Risiko. E la maggioranza del partito (che è maschile) lo vive come un gioco esclusivo, avendone scritto e applicato le regole. Vorrei che questo rappresentasse un problema per tutti noi, non solo per le donne: è una questione di democrazia. Il Partito Democratico, per come è organizzato e per le sue modalità di funzionamento, è escludente verso le donne: noi dobbiamo farci carico di questa cosa, che per noi tutti DEVE costituire un problema.. La democrazia non può definirsi tale se continua a escludere le donne dalla vita pubblica e dai luoghi decisionali, che si priva del loro sguardo sul mondo, uno sguardo che tiene insieme e arricchisce tutta la società.

Un’ultima nota, per rispondere a cose che ho letto negli ultimi giorni: la nostra mozione non ha padroni e neppure capi-bastone e non siamo burattini nelle mani di nessuno.

Noi rappresentiamo la Puglia che fa la differenza.

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