“E’ stata una strage..”

La settimana scorsa, in questa italietta nostrana dove lo scandalo è all’ordine del giorno quasi quanto l’indifferenza del popolo che con crescente menefreghismo reagisce alle disgraziate “fatalità” che colpiscono il nostro Paese, è avvenuta una nuova strage “marina”, consumatasi nelle acque del Mediterraneo, e che lascia basiti, oltre che sgomenti, per il numero di vittime provocate: quasi 75 morti su un totale di 80 persone partite dall’Eritrea.

Stando a quanto raccontano gli immigrati sopravvissuti, – cinque – ben 10 pescherecci avrebbero ignorato le loro richieste di aiuto. “Durante la traversata – ha raccontato uno dei sopravvissuti a un mediatore culturale di Save the children – abbiamo incrociato almeno dieci imbarcazioni, alle quali abbiamo chiesto inutilmente aiuto. Solo nei giorni scorsi un pescatore ci ha offerto acqua e cibo».

Un tetro reality show si è consumato..
Dove protagonisti, involontari, sono diventati sia quelli che sono morti sia quelli che si sono salvati.. Uomini che questa Nazione, fondata sulla mignottocrazia e bagnata dal sangue delle stragi mafiose, ha deciso di trattare peggio degli animali da soma del medioevo, fustigandone il dolore e la memoria, tranciandone la speranza e la dignità.

Nessun altro ha voluto partecipare a questo reality senza divi. Neanche da spettatori. Chi ha visto ha preferito chiudere gli occhi, cercare di scacciare dalla mente quei volti disperati, quei corpi consumati dal sole e dal caldo, quelle voci che con il poco fiato che ancora avevano chiedevano aiuto. Gli effetti della legge sulla sicurezza che trasforma la clandestinità in reato cominciano a farsi sentire. Nessuno ha visto. Nessuno ha segnalato. Nessuno ha soccorso. “E’ la naturale e inevitabile conseguenza di una politica feroce, crudele e razzista – ci dice don Vinicio Albanesi da anni dà voce alle fasce più deboli della società. Il messaggio che è passato con il pacchetto sicurezza è che noi ci prendiamo i regolari, di tutti gli altri non ci importa niente”.

Parole ancora più dure vengono dall’Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani: chiudiamo gli occhi come con la Shoah (“L’Occidente ha occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei). E ancora: “Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino”.

Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, nel corso di un’intervista, dice: “Sta diventando un fattore culturale, non si va più oltre il dato apparente, come se si volesse disumanizzare le vicende.. Dal mare non nasce la minaccia e si deve pensare che questa analisi della minaccia incide sulle persone. La maggior parte di loro chiede asilo. L’enfatizzzione degli aspetti negativi degli immigrati influenza l’opinione pubblica. Il governo Italiano rispetto a queste vicende ha adottato la politica dei respingimenti che entra in rotta di collisione col diritto d’asilo. Portare avanti questa politica penalizza queste persone che sono comunque alla ricerca di sicurezza e pace“.

Duro, anzi durissimo, invece, il commento del senatore del Pd, Pietro Marcenaro, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani: “Maroni è un uomo che da sempre rifiuta le proprie responsabilità, è un uomo che rifiuta di guardare le conseguenze delle sue azioni. Lo ha fatto per Lampedusa e continua a farlo. Il fatto che di fronte a una cosa così grave l’unica cosa che esca dalla sua bocca sia di mettere in dubbio la versione di queste persone la dice lunga sulla sua figura morale, prima ancora che politica. Prosegue, confutando dettagliatamente e maggiormente la sua tesi, aggiungendo che: “Il Governo si era impegnato a verificare l’accordo con la Libia, a controllarne la gestione, a rendersi garante del rispetto dei diritti fondamentali. Cosa ha fatto? Cosa sta facendo?” e “Gli eritrei, che fuggono da una zona di guerra, hanno quasi sempre il riconoscimento della protezione umanitaria. Ma allora perché una persona che ha diritto alla protezione umanitaria deve essere costretta alla clandestinità, a consegnarsi alle strutture e al meccanismo della tratta? Perché non si costruisce un meccanismo per cui chi ha diritto alla protezione umanitaria possa venire in modo trasparente nel nostro paese?

Il dramma non finisce qui.. Siccome il paradosso e una ostinata asseverazione al maligno contraddistingue la condotta di questo Governo xenofobo, razzista e amorale, cosi profondamente ricattato dai capricci isterici e deliranti della Lega, nonostante alcuni parlamentari del Pdl (giusto ammetterlo e riconoscerlo visto che non sono tutti corrotti e collusi con la mafia..), non si riconoscano in una normativa, come quella che introduce il reato di immigrazione clandestina, assolutamente indegna e incostituzionale, oltre che indecente per un paese storicamente liberale e democratico come il nostro, succede che – rivela l’Unità in questo articolo le vittime rischiano di essere anche colpevoli. I cinque eritrei recuperati rischiano l’incriminazione come clandestini. «Dobbiamo anche valutare l’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque eritrei: in base alle norme del decreto sulla sicurezza devono infatti rispondere di immigrazione clandestina, anche se sono nelle condizioni di fare richiesta d’asilo perchè riconosciuti cittadini di un Paese bisognosi di protezione», – ha spiegato il procuratore di Agrigento Renato Di Natale.

Alziamo la testa, maledizione!!

P.s.: Aggiornamento sul mancato scioglimento, per infiltrazione mafiosa, del comune di Fondi:

La gravità delle affermazioni di Berlusconi sulla vicenda Fondi, Antimafia Duemila
Fondi: l’informazione è la nostra unica “ronda” per il ripristino della legalità,
Anna Scalfati, Articolo 21
Il Caso Fondi: dalla Via Flacca alla via Pontina. La conquista del clan dei casalesi,
Antonio Turri, Articolo 21

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