Il mare restituisce centinaia di corpi senza vita

E’ una cifra sconcertante quella diffusa dall’Osservatorio Fortress Europe, che si è basato sulle notizie riportate dalla stampa internazionale, sul numero dei corpi senza vita di migranti ripescati nel Canale di Sicilia e nel bacino Mediterraneo. Solo nel mese di agosto sarebbero almeno 104 le persone tra uomini, donne e bambini, che non ce l’hanno fatta durante la traversata della speranza, che per molti rappresentava l’unica via di fuga da situazioni inaccettabili per ogni essere umano.

Fame, guerra, carestie, condizioni disumane, sono i principali motivi che inducono la maggior parte di queste persone a mettersi in salvo su barche improvvisate dalle organizzazioni criminali, le quali una volta intascate la loro parcella abbandonano in balia delle onde il carico umano con conseguenze tragiche. C’è chi tenta di resistere fino allo stremo delle forze pur di approdare in un paese libero, che garantisca loro un futuro migliore, ma spesso i sogni s’infrangono come onde nella tempesta e il mare inesorabilmente inghiottisce i più deboli senza pietà. Succede sempre così, e lo è stato anche recentemente per le 78 persone partite dalle coste libiche a bordo di un gommone, 73 delle quali sono state abbandonate prive di vita durante la disperata navigazione.

Solo cinque di loro ce l’hanno fatta, ma il loro destino non è certo quello che si aspettavano, perché per molti restano sempre dei clandestini, scomodi intrusi. Il racconto della loro vicenda non è stata creduta, anzi il governo italiano ha addirittura accusato esplicitamente i tre uomini e le due donne, unici superstiti soccorsi alla deriva in condizioni pietose a bordo del loro gommone dalla Guardia Costiera, di mentire con l’unico scopo di essere accettati in Italia. Una posizione sconcertante.

Eppure a volte succede che il mare con la stessa brutalità che ha inghiottito i corpi li trasporti per miglia con la complicità delle correnti per poi farli riaffiorare nello specchio del mare come sagome ormai irriconoscibili. Da maggio fino a poche settimane fa i corpi recuperati nel Canale di Sicilia sarebbero stati 1.216. Un numero estremamente preoccupante considerando che lo scorso anno le vittime ripescate in mare erano state complessivamente 1.214.
Questo dato impressionante significa che i viaggi della speranza, come spesso vengono chiamati da chi conosce i luoghi di provenienza di questi disperati, si sono incrementati notevolmente. E con loro sono aumentati soprattutto le stragi del mare. Le tante persone vittime del loro ultimo desiderio che non è il frutto di una tragica fatalità, è troppo spesso il risultato del cinico egoismo della legge degli uomini che tradotto in parole significa: respingere a oltranza lo straniero. Uomini e donne fuggono dal proprio paese e spesso attraversano il deserto per giungere nelle coste libiche da dove s’imbarcheranno per altri lidi.

Così inizia il calvario e l’unica cosa certa è che nessuno di loro conosce esattamente quando tutto questo potrà finire. E c’è chi addirittura il mare non lo riesce neppure a vedere. In agosto 9 rifugiati somali sono stati uccisi dalle autorità libiche nel campo di detenzione vicino a Bengasi, durante gli scontri in seguito ad un tentativo di fuga in massa dal lager libico. La Libia smentisce la notizia, ma ormai le prove dell’esistenza di veri e propri campi di detenzione per i migranti si fa sempre più strada.

Impossibile non interrogarsi con sdegno sul perché i valori unici ed essenziali come il diritto alla vita e all’asilo politico, il rispetto della dignità umana continuino ad essere calpestati con una facilità estrema. Non sembrano essere più degli elementi che tormentano la coscienza dei governi e interessino più di tanto l’opinione pubblica. Anche stanotte forse il mare ci porterà ancora dei corpi senza vita, uomini e donne che sognavano nient’altro che un mondo migliore, corpi che per i ricchi paesi diventano una triste statistica.

Il mare restituisce centinaia di corpi senza vita, di Alessandro Ambrosin da Dazebao

P.S.: Umanità perduta di Fabrizio Gatti

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