Le due Italie

A Correggio, civilissima cittadina di un’Emilia-Romagna che sa rinnovarsi, ho presentato il libro di Antonio Roccuzzo “L’Italia a pezzi. Cosa unisce Catania e Reggio Emilia”, edito da Laterza. Un viaggio lucido e appassionato fra due realtà che sembrano avere ben poco in comune, se non una incombente presenza di interessi mafiosi che stanno invadendo anche questa provincia sviluppata ed evoluta. Già allora mi è parso chiaro il senso di una metafora più generale, che travalica quelle specifiche storie, le diversità geo-politiche, le differenze ambientali di un Paese evidentemente “a pezzi”: per l’insieme di valori vissuti, calati in modelli di comportamento, nelle scelte di vita e nelle conseguenti azioni di milioni di donne e di uomini, dobbiamo prendere atto che ci sono ormai due Italie.

Comunicano con crescenti difficoltà, hanno diversi livelli di memoria e di accesso alla conoscenza, quindi di interpretazione della realtà, ma soprattutto una diversa scala di riferimenti etici e civili, di rispetto di regole condivise, al di là degli interessi individuali immediati ed egoistici. Per una delle due “parti”, questi hanno in ogni occasione il sopravvento su quelli generali e collettivi “al di là del proprio giardino”. Ne deriva, nei rapporti con quanti credono invece nel rispetto delle regole che la collettività si è data e che hanno a fondamento la naturale legge morale e i principi costituzionali di una democrazia, una permanente ostilità che si va facendo ogni giorno di più una inquietante spaccatura, anche nei rapporti interpersonali e spesso familiari.

Si è più volte denunciata quale sia stata su questo processo la responsabilità del “berlusconismo” indotto attraverso il dominio dei media soprattutto televisivi e il permanente conflitto di interessi di cui è intessuto il potere di Berlusconi. Certo gli interrogativi su quale nefasta influenza abbia avuto tutto questo nel consolidarsi del fossato che divide in due il Paese, ben avvertito con preoccupazione sul piano internazionale, si moltiplicano alla luce di quanto sta avvenendo. E’ davvero difficile non preoccuparsi quando, in un diffondersi di intolleranza e di razzismo, in un paese del Nord leghista si tenta di organizzare un “Bianco Natale”, non per la neve, ma per l’esclusione organizzata di tutti gli immigrati con la pelle diversa dalla nostra..

Il premier intanto è immerso esclusivamente nel tentativo di evitare i suoi antichi, ma forse anche futuri guai giudiziari, attraverso uno scontro sul “processo breve” e nuovi progetti di “lodi” che sta paralizzando la vita politica, a fronte di enormi problemi sociali, di una recessione che incombe, di migliaia di perdite di posti di lavoro. Un provvedimento camuffato da riforma, ma che in realtà, come dimostrano le denunce dei magistrati e del CSM, ucciderebbe migliaia di processi e i diritti di tanti cittadini che attendono giustizia da una “legge non più uguale per tutti”. Che il ministro Alfano abbia parlato disinvoltamente di un uno per cento dei processi pendenti che andrebbero chiusi è un ulteriore segnale del cinismo dell’ennesima legge “ad personam”..

Ma in questo contesto come reagirà quell’Italia così diversa, quasi aliena rispetto ai valori portanti della democrazia, dinanzi a comportamenti del governo che aprono ulteriori porte agli interessi delle mafie, con il vergognoso emendamento alla Finanziaria che consentirebbe di vendere pubblicamente migliaia di beni confiscati e non assegnati a un uso sociale, come previsto dalla legge? Nelle parole di Don Luigi Ciotti, nell’appello di Libera, negli emendamenti che uno schieramento trasversale di parlamentari prepara alla Camera, nella protesta di comuni e amministrazioni locali, c’è una prima risposta dell’Italia che crede nei diritti e nella legalità. Abbiamo di fronte la disinformazione di media etero-diretti, o attacchi personalistici come quelli del sottosegretario Mantovano, arrivato a rispolverare l’accusa ai “professionisti dell’antimafia”, che riporta alle vicende di una infelice definizione di Sciascia. Gli ricordiamo solo che lo scrittore siciliano, avendola applicata a Paolo Borsellino, se ne pentì pubblicamente ancor prima che la mafia facesse saltare in aria il magistrato e la sua scorta…

Eppure, nonostante la pessima aria che tira, non si deve perdere il contatto con l’altra Italia, ma informare i tanti che non sanno o che sono artatamente distratti dal dominio di parte sulle televisioni.

Le mafie e il sistema di corruzione e di complicità che le circonda ledono i diritti di tutti, al lavoro, allo sviluppo, alla libertà, indipendentemente dalle condizioni e dalle idee di ciascuno. Una buona occasione dunque, quella di eliminare l’emendamento-regalo offerto alle mafie nella Finanziaria, per colmare, almeno in parte, il fossato che si sta allargando fra le due Italie.

Le due Italie, Roberto Morrione, Libera Informazione

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