Fermiamo il dissesto idrogeologico con la prevenzione

“Centinaia di frane e numerose alluvioni hanno colpito il nostro Paese nel corso del 2011, con un tributo di vittime purtroppo ancora elevato. Solo negli ultimi mesi sono state duramente colpite la Campania, la Sicilia, la Toscana, il Lazio e la Liguria, oltre a paesi e città di assoluto valore, come le splendide località delle Cinque Terre e la stessa Roma, che sembravano distanti dai problemi di dissesto idrogeologico. Il 2011 è stato veramente un anno drammatico”.

Queste le parole, usate per commentare l’anno appena conclusosi, pronunciate da Gianvito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che vorrebbe vedere il nuovo anno dedicato alla prevenzione, “sia sul fronte del dissesto idrogeologico, sia su quello del rischio sismico; perché solo così si potranno salvare vite umane, ma anche salvaguardare il nostro grande patrimonio di beni archeologici e culturali”. In tal caso, infatti, forse senza esserne pienamente consapevole, l’Italia avrà una possibilità in più e assolutamente credibile di sviluppo economico, con la possibilità, peraltro, di creare nuovi posti di lavoro.

I numeri parlano chiaro. Stando al rapporto stilato dagli stessi geologi, sono 6 milioni gli italiani che risiedono in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni sono i cittadini che abitano in zone a rischio medio. L’89% dei comuni italiani è in aree ad elevata criticità idrogeologica, rappresentando il 10% della superficie italiana.

Un’attenzione particolare dobbiamo riporla anche nella mitigazione del rischio sismico – ha concluso Graziano – perché i Comuni potenzialmente interessati da rischio sismico elevato sono ben 725, mentre 2.344 sono a rischio medio. Il 60% degli 11,6 milioni di edifici italiani a prevalente uso residenziale è stato realizzato prima del 1971, così come gli edifici scolastici ed altri analogamente strategici, mentre l’introduzione della legge antisismica per le costruzioni in Italia risale al 1974. Questo patrimonio immobiliare, così come quello culturale ed archeologico, deve essere protetto. E con essi va difesa la vita di chi vi abita e vi lavora. La parola d’ordine è sempre prevenzione”.
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