Una giornata da dimenticare

La giornata che ci siamo da pochissimo lasciati alle spalle, quella di giovedi 12 gennaio 2o12, sarà probabilmente ricordata a lungo dai cittadini che si interessano di politica.

Perchè oggi sono arrivati due responsi, su materie tra loro completamente diverse, che rischiano di incidere non poco sugli equilibri, già fragili, del nostro Paese.

A fare, nel primo caso, la parte dell’oracolo è stato il Plenum dei 15 magistrati della Consulta che, dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio, hanno decretato che i due quesiti referendari – con i quali si puntava ad abolire il cosiddetto Porcellum, l’attuale legge elettorale che prevede la cooptazione e non l’elezione dei nostri parlamentari – sottoscritti in un tempo record da oltre un milione e duecento mila cittadini, non erano ammissibili. Questo il dispositivo pronunciato oggi. La sentenza sarà diffusa tra qualche settimana. Quello che oggi conta è che il Referendum non ci sarà. Immediate le repliche di tutti i protagonisti del Palazzo, i cui pronunciamenti sembrano essere dettati più dalla propaganda che dall’oggettività. Non significa questo che sia contento dell’esito, anzi.

Il commento più violento è giunto da Di Pietro che ha accusato i suoi ex colleghi magistrati di aver emesso un verdetto politico, con l’inammissibilità che sarebbe stata “suggerita” dal Presidente Napolitano. Trovo odiosissime e fastidiose le parole del leader dell’Idv, in pieno stile berlusconiano, perchè non si possono attaccare i magistrati o difenderli sulla base di quello che dicono e fanno, a giorni alterni in base alla convenienze. Si minano in questa maniera le Istituzioni, quelle che si dice di voler difendere con la propria azione politica. Ma le Istituzioni bisogna difenderle tutti i giorni, a prescindere da chi sono i protagonisti della Politica. Nè possono essere issate sull’altare della più squallida demagogia politica enfatizzata per miserabili ragioni elettorali.

Ma la notizia che ha generato, da quel che è stato possibile verificare monitorando i social network – ormai sempre più termomento dei cittadini che credono nel valore della partecipazione e dell’impegno attivo – un fortissimo malumore e disgusto verso la trasversale oligarchia che troneggia dal Parlamento, è quella relativa all’autorizzazione a procedere nei confronti del deputato campano Nicola Cosentino, indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Nick ‘O Americano, infatti, con 309 voti a favore – decisivi i leghisti e i radicali – è stato “salvato” dal carcere. Quando in Commissione l’esito della votazione fu opposto. Senza entrare nel merito delle vicende per le quali il prossimo ex Coordinatore regionale del Pdl della Campania (ex perchè pare abbia annunciato le dimissioni da questo incarico) ha rischiato di raggiungere, idealmente, Totò Cuffaro – vicende che sono state ampiamente raccontate in questo blog nel tempo – le riflessioni politiche da fare sono diverse.

La prima: Bobo Maroni che puntava alla leadership della Lega, fortificato da un consenso territoriale sempre più ampio, ha scommesso molto sull’esito favorevole della votazione di oggi – sebbene la Lega fino a 2 mesi e mezzo fa era con il Pdl al governo del Paese – con l’intento di emanciparsi definitivamente dal ruolo di delfino di Bossi e di rilanciare elettoralmente il partito. Ma ha perso. Ha perso rovinosamente. Ne esce profondamente ridimensionato. Con la base leghista che potrebbe, conseguentemente, chiedere allo stesso Maroni di fare un passo indietro. Come rabbiosa è stata la reazione, soprattutto da parte dei potenziali elettori di centrosinistra, verso i Radicali, colpevoli anche loro di aver votato la “fiducia” a colui che è ritenuto dalla pubblica accusa il “referente nazionale dei casalesi”, contribuendo, pertanto, all’alienazione dell’idea che la legge debba essere uguale per tutti. A dire il vero, però, non sono pochi coloro che, già da tempo e a prescindere dalla giornata di oggi, ritengono che questa classe dirigente non faccia pienamente e fino in fondo il suo dovere, lavorare per il benessere collettivo, privilegiando esclusivamente se stessi.

Potrebbe essere, infine, per gli osservatori più distratti una grossa sorpresa, ma scopriremmo, invece, analizzando lucidamente le questioni, che il grande protagonista di oggi, colui che può cantar vittoria, è stato Berlusconi. Si, proprio Silvio. Di nuovo.

Lui, in fondo, non se ne è mai andato..

P.s.: Alessandro Gilioli proprio sull’eufemistico “pressing” di Silvio..

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