Le primarie per i parlamentari

Non è un discorso universale, ma spesso sottovalutiamo che una delle leggi più importanti, per la tenuta del nostro regime democratico, affinchè lo si possa considerare effettivamenta tale, è quella elettorale. Quella che consente ai cittadini, in una repubblica rappresentativa come la nostra, di scegliere coloro che in Parlamento, avendo ricevuto la delega dagli aventi diritto, hanno l’onere di varare tutti quei provvedimenti medianti i quali accrescere il nostro benessere e il progresso collettivo.

Cosi dovrebbe essere. Invece, la realtà è un’altra. Purtroppo, già da tempo. Da quando, nel 2006, negli ultimi mesi del suo penultimo governo, Berlusconi e Calderoli fecero approvare in Parlamento il cosiddetto Porcellum che permetteva ai segretari di partito di cooptare i parlamentari, da inserirsi in liste bloccate secondo le preferenze di costoro – o, meglio, sulla base di certi interessi da salvaguardare o da promuovere –  predeterminando, pertanto, da allora, un Parlamento di servi. Che per definizione, ubbidiscono. I servi non conoscono la bellezza della ribellione davanti alle ingiustizie e alle impudicizie del sistema. Chi solleva critiche rischia seriamente di non vedersi confermato al giro successivo. Fosse anche il più operoso e il più valido nell’impegno. I Leader di Partito – tutti, da destra a sinistra – hanno, di fatto, un potere spropositato: il “diritto di vita e di morte politica” degli stessi parlamentari. Che per lo più – salvo rarissime eccezioni, che ci sono e che non è giusto denigrare nell’onore a causa della pochezza collettiva – sono soggetti mediocri culturalmente, incompetenti professionalmente e trasformisti politicamente. Scilipoti è solo un esempio. Ma la storia parlamentare, degli ultimi vent’anni almeno, è piena di vicende umane analoghe non propro mirabili.

Per provare ad arginare questa deriva soprattutto culturale che comporta lo smottamento di questa pseudopolitica, Pippo Civati e gli amici di Prossima Italia, da quasi un anno, hanno posto tra le priorità del loro agire politico il tema delle “primarie per i parlamentari”, per restituire dignità ai cittadini, e permettergli, permetterci, di tornare a scegliere i nostri parlamentari. Da Albinea 2011, sede del campeggio estivo, da dove partì ufficialmente questa operazione di bonifica della politica, dal basso, per un’altra e un’alta idea della politica stessa, emersero più proposte e più spunti di riflessione che nei giorni scorsi, dopo un più che simbolico incontro a Quarto (la famosa location da dove partirono i Mille), hanno trovato una validissima sintesi in questa proposta di regolamento.

I candidati si impegnano a rispettare lo Statuto, il Codice etico e il Regolamento per le primarie, il quale dovrà stabilire rigorosi criteri e limiti per la raccolta dei fondi, l’usi dei mezzi di comunicazione e la rendicontazione delle spese per la propaganda elettorale; è fatto in ogni caso divieto ai dirigenti e ai quadri del PD di utilizzare risorse finanziarie e organizzative, mezzi di comunicazione interna o personale dipendente del partito per promuovere specifiche candidature; il mancato rispetto di tali norme comporta l’esclusione dalla candidatura al Parlamento nelle liste del Partito Democratico;

Possono votare tutti i cittadini che il giorno delle primarie si recano al seggio del territorio in cui risiedono, esibiscono il loro certificato elettorale ed un valido documento di identificazione, sottoscrivono un documen- to in cui dichiarano di essere “Elettori del Partito Democratico”, autorizzano l’inclusione dei loro dati anagrafi- ci nel relativo “Albo degli elettori” che verrà reso pubblico su Internet

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Trackbacks

  • […] Delle primarie per i parlamentari ne avevo parlato un paio di giorni fa, essendo un semplicissimo simpatizzante del laboratorio politico “Prossima Italia”. Oggi, finalmente, questa proposta, per dirla alla Civati, dopo quattro anni, esce dalla semi-clandestinità, grazie ad Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, che al tema ha dedicato il suo editoriale odierno. Se l’intesa per una riforma non fosse possibile, resta una strada, radicale e decisiva: il Pd, che le ha già sperimentate per il suo leader, decida che si impegna oggi stesso – se la legge non cambierà – a scegliere tutti i suoi candidati attraverso le primarie. In questo modo, restituirebbe ai cittadini ciò che la “porcata” ha loro tolto. E diventerebbe l’apriscatole del sistema. ShareFacebookTwitterDiggLinkedInEmailLike this:LikeBe the first to like this post. By Giuseppe, on 19 gennaio 2012 at 12:19, under Uncategorized. Etichette: Informazione, Pippo Civati, Primarie per i parlamentari, Prossima italia. Nessun commento Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback. « Un piccolo ma grande sindaco […]

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