La nostra Civiltà? Arrestata!

Il Ministro della Giustizia,  Paola Severino, nella sua relazione in Parlamento sullo “stato di salute” della giustizia in italia, ha evidenziato e confermato quanto deficitario sia il sistema. E come potrebbero servire a poco, per non dire a niente, le primissime misure adottate per provare ad alleggerire gli alti tassi di sovraffollamento negli istituti penitenziari, se poi questi provvedimenti non dovessero confluire in un progetto strutturale dell’apparato. Oggi affossato, tuttavia, non solo dai circa nove milioni di cause in esubero, tra processi civili e penali, con durate medie rispettivamente di 7 e 5 anni – con evidentissime ripercussioni sull’efficienza del potere giudiziario, oggi peraltro carente di mezzi e di risorse umane – ma anche dalle condizioni in cui versano i 206 Penitenziari italiani.

A questo proposito l’ex Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha affermato che il carcere è lo specchio della civiltà di un Paese“, con i 66 suicidi di detenuti del 2011 riflettenti la gravità dello stato di salute del “pianeta carceri”. Le 206 carceri italiane stanno scoppiando, riempite come sono all’ inverosimile: in 45mila e 654 posti, sono stipati più di 68 mila detenuti, il 30 per cento stranieri. La qualità della vita s’è abbassata anche perché – lo denuncia il Gruppo Abele – dal 2007 al 2010 è stata ridotta la spesa annua, passata da 13170 euro pro-capite a 6275. Il carcere, inoltre, è un mondo nel quale “guardie e ladri”, detenuti e agenti, sono accomunati da un’unica tragica disperazione. Ai 66 suicidi dei carcerati, infatti, si contrappongono quelli dei poliziotti, diciotto negli ultimi 5 anni.

In Puglia, nella mia Puglia amatissima, nonostante le “narrazioni epiche” di un cantastorie moderno, abbiamo i dati peggiori. Subiamo la situazione più drammatica ed allarmante. Con Bari costretta, purtroppo, ad indossare la “camiseta a strisce verticali” per essere la città che accoglie i detenuti nel modo più inumano possibile. Una cella pensata per quattro persone è occupata da dieci. I letti a castello incastrati come Lego, uno sopra l’altro. Chi sta più in alto dorme con il soffitto a pochi centimetri dalla testa.

In Puglia, il tasso di sovraffollamento – il rapporto tra la capienza regolamentare e il numero reale di detenuti reclusi – è dell’ 183% (dato tratto dall’ultimo Rapporto Antigone). Ma non è solo una questione di numeri. Nella nostra Regione è avvenuto un episodio che rischia di diventare un precedente importante a cui potrebbero aggrapparsi decine di migliaia di persone oggi detenute in Italia. Perchè, nel giugno 2011, il detenuto tunisino Slimani Abdelaziz ha fatto causa al ministero della Giustizia, ottenendo un risarcimento simbolico di 220 euro per aver vissuto nel carcere di Lecce in condizioni disumane e degradanti. Per essere vittima di un sovraffollamento che nuoce moltissimo sulla psiche e che viola l’art. 27 della Costituzione che prevede per la pena “una funzione rieducativa”.

Quello che vediamo nelle carceri italiane offende la coscienza di un paese civile. La civiltà si è estinta? Non lo sappiamo. Crediamo, più verosimilmente, che oggi la nostra civiltà si sia arrestata. In tutti i sensi.

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