Le primarie di Genova

Non voglio parlare del Pd e dei suoi errori vari di valutazione o di Vendola e del suo fiuto a salire per tempo sul carro del vincitore. Ma vorrei ragionare di politica. Almeno ci provo, con il mio modesto punto di vista. Le primarie di Genova, secondo me, ci dicono essenzialmente due cose. La prima: la partecipazione in forte calo testimonia il disgusto per questa politica e per questa trasversale classe dirigente che parla ma non comunica niente. Che non sa far emozionare. Che ogni giorno rivela apertamente al Paese la propria incapacità di raccontare la realtà con realismo. Che fugge dalle proprie corresponsabilità. Che teme il confronto con i cittadini. La paura di perdere e di non essere all’altezza della situazione poi genera puntualmente quel che si sospetta. Come ha scritto Alfredo Reichlin nel libro “Il midollo del leone” chi non ha una visione di partito non ha una visione di società e viceversa. La seconda: gli italiani sono stanchi di votare il meno peggio, di doversi accontentare dei riciclati della politica. Ricercano e pretendono il meglio. Il meglio che non necessariamente è sinonimo di novità, ma oggi, legittimamente e in buona fede, si tende ad associare i due concetti, talmente regna nel Paese l’esasperazione per una gerontocrazia senza pudore e senza rispetto per le future generazioni. Una gerontocrazia che si alimenta con la mediocrità e la ricattabilità dei singoli che costituiscono questo anacronistico sistema politico e dirigenziale.

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Commenti

  • giovanni maurogiovanni  On 14 febbraio 2012 at 12:14

    Una gerontocrazia che si alimenta con la mediocrità e la ricattabilità dei singoli che costituiscono questo anacronistico sistema politico e dirigenziale.

    proprio quest’ ultima frase è il nocciolo del problema.Voi giovani dovete uscire dalla ricattabilita’.Puo un paese moderno avere una classe di professori universitaria con una eta’ media di 60 anni, analogamente per le scuole superiori è di 55 anni, la facolta’ di matematica ha pochi iscritti,fino a dieci anni fa si diceva che i medici erano molti adesso qualcuno dice che fra pochi anni ce ne saranno pochi.Come per le donne voi giovani dovete chiedere piu’ opportunita’ in cui siano valutati i vostri meriti, altro che la non legalizzazione della laurea.Dovete chiedere per i piu’ sfortunati un reditto minimo garantito da integrare con una flessibilita’ di lavoro man mano che essa sipresenta.

  • Giuseppe  On 14 febbraio 2012 at 12:29

    Vero, ma gli adulti corretti e non corrotti dovrebbero sostenere certe ragioni e lavorando insieme, in un patto intergenerazionale di qualità, individuare le soluzioni migliori per attuarle poi.

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