Le carceri italiane: discariche dei rifiutati?

A metà novembre, quando la discussione sugli istituti penitenziari non riempiva le pagine dei giornali come sta accadendo attualmente, pur essendo cronica e storica l’emergenza umanitaria che caratterizza questi non-luoghi, ho scritto le seguenti riflessioni per il periodico politico e culturale “Cercasi un Fine”, dal nome dell’omonima associazione che opera nell’ambito della formazione civica nella Provincia di Bari.

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Umanità e Rieducazione. Sono queste le pietre miliari, consegnateci dal secondo comma dell’art. 27 della nostra Costituzione, sulle quali si sarebbe dovuto edificare il Sistema Penitenziario del nostro Paese. La verità è, purtroppo, un’altra. Ossia quella di uno Stato che, negli ultimi decenni, sempre più, si è plasmato come un Giano bifronte: da un lato la rappresentazione fittizia del nostro Tempo in cui si sono celebrati il culto dell’individualismo e la teorizzazione dell’estetica; dall’altro, l’occultamento, rigoroso e scrupoloso, di tutte quelle realtà “infernali”, come le carceri italiane, col precipuo fine di evitare l’assunzione di consapevolezza da parte di chi è “fuori” rispetto a ciò che accade “dentro”. Perché, per le numerose “anime perse”, non bastano, evidentemente, secondo la vigente e rozza morale pubblica, le condanne rilasciate dai magistrati: è necessaria l’indifferenza assoluta per chi ha nuociuto alla Società.

I detenuti, forse, non sono una categoria che ispira simpatia, ma anche loro, come tutti gli esseri umani, hanno diritto ad un trattamento dignitoso. Il Consiglio d’Europa e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, proprio per l’affollamento carcerario che ci vede agli ultimi posti in Europa, sono intervenuti più volte per censurare lo stato di detenzione nelle carceri italiane. Il primo ha previsto degli standard minimi da rispettare, dai quali l’Italia appare ancora lontanissima; la seconda ha già condannato più volte l’Italia per violazione dei diritti umani.

Analizziamo, ora, pertanto, i dati che ci raccontano il degrado in cui versano i nostri sistemi penitenziari. Per questa disamina ci riferiremo all’annuale rapporto sulle condizioni di detenzione presentato dall’Associazione Antigone. I 206 istituti penitenziari hanno una capienza regolamentare di 45.817 persone, ma, al 30 settembre 2011 (tutte le statistiche che sono state riportate nel dossier e a cui noi facciamo riferimento sono rispetto a questa data), sono rinchiuse 67.428 persone, 21.611 in più rispetto alla soglia minima. Le donne presenti sono 2.877, gli stranieri 24.401. I detenuti in attesa di primo giudizio, cioè quelli che sono sottoposti all’istituto della custodia cautelare, sono 14.639; dei 37.376 detenuti con condanna definitiva al 30 giugno 2011 il 26,9% ha un residuo pena fino ad un anno, il 61,5% fino a tre anni; 32.991 sono le persone ristrette per reati contro il patrimonio, 28.092 per reati previsti dalla legge sulle droghe, 6.438 per associazione di stampo mafioso, 1.149 per reati legati alla prostituzione; le persone in misura alternativa erano 18.391, di cui 9.449 in affidamento in prova ai servizi sciali, 887 in Semilibertà e 8.055 in detenzione domiciliare.

Oltre 28 mila persone rinchiuse a causa della “legge sulle droghe”, ossia la Fini – Giovanardi, a causa della quale – dice Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone – “entrano in carcere persone pericolose soltanto verso se stesse. Il 37 per cento di chi è in galera ha violato questa legge. La media europea è del 15-18 per cento. Se si aggiunge la ex Cirielli sulla recidiva, i piccoli spacciatori ricevono pene più severe senza la possibilità di misure alternative”.

Ecco il vero nocciolo di tutta la questione: le misure alternative, come documentano i numeri, sono scarsamente concesse. Solo 9500 persone, infatti, sono affidate ai servizi sociali e messe nella condizione di essere “rieducate alla socialità e alla società”. Sicuramente una concausa sarà la mancanza di fondi e di risorse strutturali per poter implementare questa possibilità, ma, temiamo, manchi, a volte, proprio quell’Umanità, di cui parla la nostra Costituzione, da parte di chi opera in questi delicatissimi ambiti. E umanità fa rima, d’altronde, con carità. Senza carità – si legge nel Vangelo – “non siamo niente”. E nullità siamo, forse, diventati. Come giudicare, altrimenti, la quasi assoluta indifferenza rispetto agli oltre 160 decessi dall’inizio dell’anno, di cui 59 per suicidio? E rispetto ai circa 100 suicidi di agenti penitenziari dal 2000 ad oggi proprio per l’impossibilità di lavorare dignitosamente? E della quasi e sola compassione con cui sono state affrontate le vicende dei pestaggi, da parte di agenti “infedeli”, che negli ultimi anni e settimane hanno comportato la morte di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Cristian De Cupis?

Umanità fa rima, poi, con Dignità. Quella che viene negata a chi convive con altre sei persone in spazi che sarebbero idonei per la metà di loro. Il Piano Carceri, più volte annunciato dall’ultimo governo “dimissionato”, è rimasto sulla carta. Questo prevederebbe un aumento di posti letto per circa mille unità (in esubero, però, ci sono quasi 22 mila persone!) quando ci sarebbe, preventivamente, da riqualificare le centinaia di carceri fantasma, ossia tutti quegli istituti che negli ultimi vent’anni sono stati costruiti (spesso ultimati), a volte anche arredati e vigilati, rimasti inutilizzati o sotto utilizzati o, peggio, in totale d’abbandono.

Anche in Puglia. Dove tra la Provincia di Bari e quella di Foggia diverse sono le strutture che rientrano in questa “speciale classifica di spreco e di abbandono”, senza trascurare l’indice di affollamento che è il più alto in Italia: 183%. Umanità fa rima, infine, pure con Libertà. E, come scrisse Cesare Beccaria, “non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”.

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Commenti

  • fabio argiolas  Il 16 febbraio 2012 alle 15:48

    Reblogged this on Su Seddoresu.

    • Giuseppe  Il 16 febbraio 2012 alle 16:01

      Grazie per la condivisione.. Mi fa molto piacere.. 😉

      • fabio argiolas  Il 16 febbraio 2012 alle 16:09

        speriamo di co,unicare anche in privato per collaborare

      • Giuseppe  Il 16 febbraio 2012 alle 16:18

        I contenuti del mio blog, naturalmente citando la fonte, sono liberi e disponibili, per farne l’uso per cui vengono predisposti.. accrescere la consapevolezza civica individuale per la costituzione di un Noi corresponsabile e leale

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