La povertà energetica dell’Italia

In queste ultime settimane, anche a causa delle nuove proteste da parte dei cittadini della Val di Susa che non vorrebbero vedersi devastati i propri territori in ragione della Tav, si è tornato a parlare di “Grandi Opere”. E di come, sempre più spesso, ad esse siano connesse anche le dinamiche energetiche del nostro Paese. Notoriamente sprovvisto sia di un Piano Energetico Nazionale sia di adeguate ed evolute infrastrutture che riducano la nostra dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento necessario. Queste carenze strutturali rischiano di predeterminare condizioni di fuel poverty, di povertà energetica. E di come sia, tuttavia, possibile contrastarla efficacemente.

Per di più nella maggior parte dei casi si verifica che le persone con redditi bassi vivono in edifici con un isolamento termico inadeguato, cosa che acuisce la situazione di povertà energetica. Il patrimonio edilizio è un comparto fortemente energivoro, assorbe in Italia il 36% del consumo energetico complessivo. L’Italia è al primo posto in Europa per quanto riguarda le emissioni di CO2 imputabili agli usi energetici nel comparto abitativo. In Inghilterra il Green Deal prevede interventi di risparmio energetico su centinaia di migliaia di abitazioni private e pubbliche. Prendiamo i miliardi di Euro stanziati per la TAV e quelli impegnati per comperare aerei F35 da guerra e mettiamoli nel primo Fondo Nazionale a sostegno del Green Deal Italiano.

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