La legalità conviene

Il Procuratore Generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, è entrato nel dibattito politico, relativamente al tema della crisi economica che riverbera i suoi effetti anche sui palcoscenici della politica, con la seguente riflessione. Puntando ad evidenziare non solo come gli aspetti più delicati siano a livello sociale, non solo come la questione finanziaria sia strettamente connessa con la questione criminale e mafiosa, ma quanto indispensabile ed utile sarebbe investire sulla legalità. Contro il malaffare imprenditoriale colluso con il malaffare politico, contro la corruzione (per il contrasto della quale ci sono già delle proposte da cui si potrebbe partire per un confronto davvero positivo e propositivo), contro le mafie. Per un Mezzogiorno e un Paese che rinascano nel segno della meritocrazia e dell’uguaglianza.

La spesa pubblica, alimentata pro quota anche con i prelievi fiscali effettuati al nord del Paese, veniva utilizzata al sud per finanziare enormi reti clientelari, garanzia di un voto di scambio fidelizzato che assicurava il consenso elettorale ai partiti di maggioranza. Si trattava del cosiddetto management del sottosviluppo consistente nella consapevole scelta politica di riprodurre catene di sudditanza economica in alternativa alla promozione dello sviluppo economico. I capitali italiani illecitamente esportati all’estero – e sui quali i proprietari non hanno pagato un centesimo al fisco – si aggirano tra i 500 e i 700 miliardi. Nelle casse dello Stato sono venuti a mancare 230 miliardi di introiti fiscali, tutta liquidità immediata che se correttamente investita per sostenere lo stato sociale e per rilanciare la politica industriale, ci avrebbe consentito di restare alla pari della Germania. Esiste dunque in Italia una inscindibile correlazione tra questione economica e questione dell’illegalità. Non per problemi etici, né per problemi di giustizia, ma per evitare che la sindrome greca continui a pregiudicare e forse a compromettere definitivamente la ripresa economica del Paese, precipitandolo in una spirale di declino irreversibile, la vera sfida con la quale deve misurarsi oggi il governo Monti, e con la quale dovrà misurarsi domani chiunque avrà la guida del Paese, si muove dunque sul terreno ineludibile del ripristino della legalità e del principio di responsabilità, coniugando legalità e sviluppo, Stato regolatore e libero mercato. Forse è tempo di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di elevarsi al di là dei limiti della nostra storia, che, per molti versi, assomiglia a quella greca. Siamo stati proiettati nella modernità del Ventesimo secolo ancora impreparati, quando eravamo ancora un popolo di ex contadini, di servi e padroni, che delegavano la soluzione salvifica dei loro mali ai padri salvatori, agli uomini della provvidenza, ai duci, agli unti dal Signore.

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