La mafia perde e perderà perchè è una merda

Si è svolta a Genova, nello scorso fine settimana, la XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa congiuntamente da Libera e da Avviso Pubblico. Una grandissima manifestazione, dai mille significati, come ho provato a raccontare in questo articolo. E’ sempre sorprendente la dignità dei familiari delle vittime che chiedono di ottenere verità e giustizia per i loro cari, spesso scomparsi senza una validissima motivazione. Non sbraitano, non urlano, non offendono, non denigrano. Parlano ed ascoltano, con umiltà ed educazione. Il dolore, paradossalmente, addolcisce anche gli animi più severi. La nostra classe dirigente, quella politica in particolare, dovrebbe imparare questa lezione di civiltà e saperla praticare con moralità. Nel ventennale delle Stragi di Stato, nel trentennale dell’omicidio di Pio La Torre, a pochi mesi dal ritrovamento del cadavere di Placido Rizzotto, ci si sarebbe aspettati un messaggio diverso dalla politica. A pochi giorni, inoltre, dalla notizia che la Commissione Europea sta predisponendo una direttiva europea che agevoli sequestri e confische. Mentre il Parlamento Europeo ha approvato il progetto di una Commissione Parlamentare Antimafia Comunitaria. Invece la risposta della politica politicienne è stata, come era lecito aspettarsi, delle peggiori: indifferenza assoluta. Forse, alla fine, è stato meglio cosi. Perchè quando il Parlamento, specchio del Paese, è culturalmente mafioso e moralmente assoggettato al vizio della corruzione e del malaffare, avere suoi illustrissimi rappresentanti in un corteo simile, emblema invero di un’Italia che non si arrende e non si rassegna, avrebbe portato a rovinare una bellissima giornata di festa. Perchè quando la memoria diventa un dono, si fa testimonianza e si realizza compiutamente anche attraverso lo sguardo di quei familiari che portano lo stesso nome dei loro cari trucidati, il dolore lascia spazio alla speranza. Alla fiducia che attraverso il buon esempio si alimenti una diversa consapevolezza e convinzione che soltanto se siamo noi stessi, per primi, frutti di legalità il nostro Paese non sarà in futuro più avvelenato.

La zona grigia è il vero problema. La forza della mafia non sta nella mafia, è fuori, è in quella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Oggi siamo qui per dire che la mafia perde e che noi vinciamo. Qui c’è una parte d’Italia che vuole dire da che parte sta. Vogliamo meno parole e più fatti da parte di tutti. 

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