La Primavera pugliese e le cozze pelose

Nonostante Travaglio dal quale questa volta dissento non per la sua evidente e nota amicizia personale con il Sindaco Emiliano ma perchè scinde la dimensione etica da quella politica che per me sono una cosa sola, trovo insopportabile – a prescindere da aspetti più propriamente satirici – che la vicenda incresciosa che ha coinvolto il nostro sindaco Michele Emiliano possa essere archiviata negli armadi della storia politica con le immagini delle cozze pelose o dei mitili che ha ricevuto da parte della famiglia di imprenditori edili suoi amici.  Nei giorni scorsi e anche ora, se fossi portato a riflettere ancora su quanto accaduto, non userei affatto parole al miele per un Sindaco che ho votato due volte su due e nel quale ho confidato umanamente prima ancora che politicamente. Per una delusione e amarezza molto forti. Perchè, mi duole dirlo, ma non riesco ad essere ipocrita: da un magistrato antimafia che ha fatto della legalità uno dei suoi punti di forza e che in tutti questi anni di legislatura ha sempre mostrato una precisa iconografia di se stesso, come di una persona per bene, politicamente irreprensibile e coerente tra cosa viene detto e cosa viene fatto, io queste cazzate non me le aspetto, né posso sminuirle, perchè rappresentano l’epifania di una patologia che in politica, da un ventennio, ha colpito indistintamente tutti, destra e sinistra: il conflitto di interessi che ha trasformato la politica in una campagna elettorale permanente con i partiti diventati nient’altro che comitati d’affari dove il bene comune e collettivo è diventato l’interesse finanziario di una strettissima oligarchia. Non so se gli organi inquirenti indagheranno Emiliano o se ci saranno ulteriori blitz, ma, purtroppo, le responsabilità etiche e politiche sono grandi come una casa. Perchè chi fa politica, regali non ne deve accettare da nessuno. Anche da amici, qualsiasi sia l’importo. Per una questione di opportunità. Perchè chi fa politica e vuole farla come si deve, deve essere inattaccabile e la morale non è barattabile con niente. Perchè chi fa politica, infine, deve controllare e saper gestire le spinte che giungono dal mondo della finanza e dell’impresa, non proprio presidiata da benefattori o da soggetti unanimemente onesti. Emiliano e tanti altri, invece, hanno subito l’arroganza del potere. E hanno sbagliato. Oltre all’indubbia possibilità che la politica genera soggetti geneticamente modificati che una volta acquisito un consenso notevole, soprattutto se mosso da una forte spinta emotiva e popolare – proprio come nel caso di Emiliano – si sentono onnipotenti e si trasformano, avidamente, in prepotenti che frustano i principi dell’umiltà e della mitezza. Per discutere dell’empasse barese di questi ultimi giorni e più in generale di quella che era la fenomenale esperienza della “Primavera Pugliese”, l’associazione Baripartecipa ha organizzato un’assemblea pubblica, rivelatasi un imbarazzantissimo flop, di cui ho raccontato i passaggi fondamentali in questo articolo pubblicato per il nostro Go-Bari. E la conclusione è una sola: Bari si merità di più. E deve poter ripartire da un’altra classe dirigente. Da una classe politica che sia culturalmente, eticamente e politicamente irreprensibile che restituisca fiducia e speranza a tutti i cittadini. Perchè la rappresentanza è il tema dei temi che bisogna saper svolgere con lucidità e affrontare con coraggio. E l’appello da cui si potrebbe ripartire c’è già: #liberiamobari.

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