Il Pd tra riforma del lavoro e legge elettorale

Si è svolta a Roma, dopo diversi mesi dall’ultima convocazione, la Direzione Nazionale del Pd. Che sin dalle prime battute è stata molto scoppiettante perchè il segretario Bersani nella sua relazione, nonostante le forti preoccupazioni di tutti gli apparati sociali e politici vicini al Pd per la nuova riforma del lavoro, non ha puntato l’indice contro il governo Monti, invitato piuttosto a portare il provvedimento in Parlamento affinchè sia emendato positivamente e le “lacune” siano colmate. Si è parlato, inoltre, anche di legge elettorale e, conseguentemente, del ricambio generazionale. In particolare ha parlato dell’istituto delle primarie che sarebbe da riformare, senza però indicare con quali modalità e per ottenere quali fini, dopo che nei mesi scorsi aveva assunto altri impegni, volendo tutelare le primarie per scegliere i parlamentari. Poi, dopo il segretario, come ha commentato su twitter sarcasticamente Sandro Gozi, è iniziata una puntata speciale di “Ballarò”, essendo intervenuti in successione Bindi, Letta, Franceschini, D’Alema, Veltroni per ripetere le cose che ripetono da almeno quindici anni e che sono politicamente evanescenti perchè non rappresentano affatto un valore aggiunto nella discussione. Sulla riforma del lavoro (il Pd dovrebbe spingere sulla buona proposizione avanzata da Boeri e Garibaldi), tema sul quale si gioca la credibilità l’esecutivo Monti, anche perchè rappresenterebbe la potenziale chiave di volta per aprire nuovi scenari occupazionali, c’è molta confusione e ognuno – partiti, sindacati, tecnici, studiosi – punta a portare acqua al proprio mulino. Anche perchè le elezioni amministrative si avvicinano. Sul lavoro lo sforzo e la corresponsabilità, pertanto, dovrebbe essere massima e leale da parte di tutti, perchè è nella dignità del lavoro che si trova la dignità di un Paese. E’ il lavoro che crea benessere individuale e collettivo. E’ il lavoro giusto ed equamente retribuito che preserva la coesione sociale evitando tumulti e rivolte. Nel merito, invece, tutti quelli che parlano con superficialità e ignoranza di “modello tedesco” e di cogestione del lavoro dovrebbero leggere prima la riflessione di questo operaio italiano radicatosi in Germania per lavorare in Volkswagen, azienda che versa ai propri dipendenti un salario medio di 2600 euro che gli omologhi italiani si possono solo sognare. Come finirà, purtroppo, nessuno può dirlo ancora con certezza.

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  • […] che l’idea di un partito unico potesse migrare presto dal capoluogo siciliano a Roma. La Direzione Nazionale del Pd dei giorni scorsi non ha, onestamente, contribuito a far cambiare idea o ad avere un atteggiamento […]

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