Dal Porcellum al Casinum

La nuova legge elettorale non c’è ancora, ma già fa discutere. Avevamo abbozzato un ragionamento dopo le Primarie di Palermo, sulla base dei tumulti politici che erano avvenuti durante tutta la campagna elettorale, con il sospetto principale che l’idea di un partito unico potesse migrare presto dal capoluogo siciliano a Roma. La Direzione Nazionale del Pd dei giorni scorsi non ha, onestamente, contribuito a far cambiare idea o ad avere un atteggiamento meno critico. Non c’è ancora un testo definitivo e naturalmente ciascun partito, più o meno demagogicamente, cerca di portare acqua al proprio mulino commentando la bozza preliminare predisposta dai tre leader della maggioranza che sostiene l’esecutivo Monti. Con polemiche molto forti sul web da parte di tanti cittadini, non solo quelli che hanno raccolto le firme per l’ultimo referendum, proprio su questa materia, cassato dalla Cassazione. Pippo commenta quel che sta avvenendo, citando Claudio Tito.

La paura di perdere le prossime elezioni. Sembra questo l’architrave su cui poggia l’accordo trovato dai tre partiti della maggioranza che sostiene il governo “tecnico”. Sull’idea che nessuna forza politica – a cominciare da Pdl, Pd e Udc – sia in grado di scommettere sul risultato delle prossime elezioni politiche. E lo dimostra l’idea di tornare a un sistema sostanzialmente proporzionale, cancellando il vincolo di coalizione e assegnando un premio che non determina la maggioranza.

Ma una congrua e valida riflessione su tutto quel che c’è e che non c’è, che ci sarebbe o che si potrebbe scatenare, la fa, ed io la condivido molto, su Prossima Italia, Paolo Cosseddu.

L’idea era quella di poter scegliere il candidato, non di passare da una lista bloccata lunga e una lista bloccata corta: il problema non è la lunghezza, ma il fatto che sia bloccata, evidentemente giova ripeterlo. Da liste bloccate, lunghe o corte, risulterà unParlamento di nominati, alcuni (molti) dei quali particolarmente indegni, né più né meno come quelli che sono stati protagonisti negativi di questa legislatura. Si è anche sentito ribattere che le preferenze sono un male, che generano clientele, ed è un’affermazione che ha purtroppo forti elementi di verità. Ma non si è detto in quale altro modo si dovrebbe restituire la famosa scelta ai famosi elettori. Scelta del candidato, del partito, della coalizione, e del candidato premier: sarebbero diritti democratici molto banali, e invece.

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