Il “modello Fiat” alla base dell’art. 18

Di riforma del mercato del lavoro ne avevo già parlato sia presentando il nuovo libro di Tito Boeri e Pietro Garibaldi nel quale gli autori illustrano la loro proposta (basata sul contratto unico di riferimento, molto più solido, dal punto di vista delle tutele per i lavoratori, rispetto al contratto di apprendistato su cui è invece basato il testo della Fornero) sia riportando, alcuni giorni fa, il punto di vista degli stessi autori e di Guido Viale, per i quali si rischia di avere più disoccupazione che nuova occupazione con la nuova riforma. Trovo, infine, interessante il pensiero di Ernesto secondo il quale “il datore di lavoro potrà addurre scuse economiche inesistenti per licenziare un lavoratore che non potrebbe licenziare per altri motivi, rischiando al massimo il pagamento di un indennizzo. Mentre il lavoratore perderebbe comunque il suo posto di lavoro, ottenendo ala massimo un indennizzo di qualche mensilità. Ma quale azienda potrebbe mai inventarsi delle scuse e dire cose non veritiere al solo fine licenziare un lavoratore? Quale datore di lavoro arriverebbe a tanto? La FIAT, ad esempio, almeno stando a quanto statuito dal Giudice del lavoro in merito al reintegro degli operai di Melfi“.

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