Un uomo e un portiere come pochi

Questo era Franco Mancini. Il portierone affermatosi nel “Foggia dei miracoli” di Zeman (della stessa squadra faceva parte anche quel Beppe Signori oggi nei guai per le scommesse, a testimonianza di quanto sia beffardo il destino) ci lascia improvvisamente e dolorosamente. Ricordo con piacere quando giovanissimo ottenni da lui uno dei miei primi autografi in assoluto quando c’era questa consuetudine di avere un tratto dei propri idoli calcistici locali. E sin da allora, ma non per questo, per gli atteggiamenti che dimostrava di avere fuori dal campo e per la tenacia mostrata in campo, ho apprezzato l’uomo e lo sportivo. E sorrisi sorpreso una volta quando, alla fine della preparazione atletica estiva, prima dell’avvio del nuovo campionato, con Mister Fascetti e tutta la squadra, si recò a San Giovanni Rotondo per chiedere un “aiuto” a San Pio in cui credeva e dal quale aveva assunto il (secondo) nome, Pio. Un esempio, sicuramente, per i più giovani. Tanto più oggi che il calcio non è più uno sport, ma uno schifo che viene seguito con passività essendo riusciti, i paperoni che lo gestiscono, a distruggere una delle passioni più capaci di unire gli italiani. Qui, infine, un altro bel ricordo.

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