Lega ed Idv: le due facce dell’antipolitica italiana

Lo scandalo, l’ennesimo in questo Paese in cui la geografia politica sempre più sembra venga delineata dalle inchieste della magistratura, che ha coinvolto la Lega Nord di Umberto Bossi, impone alcune riflessioni. Non solo sul volutamente irrisolto problema del finanziamento (che chiamano rimborso elettorale) ai partiti o su cosa sono diventati oggi i partiti, ma anche sul livello culturale raggiunto dalla politica. Dalla cronaca emergono già alcuni aspetti desolanti o inquientanti – leggasi ricatto da parte dei principali indagati nei confronti dell’Umberto o inganni vari orditi negli anni sempre per logiche di potere – e non intendo ripetere cose dette altrove. La prima cosa da dire, quindi, sul tema dei finanziamenti pubblici è molto semplice e nient’affatto innovativa. I soldi, da sempre, regolano le relazioni ed interazioni politiche. Le inquinano. Le alterano. Giuda, del resto, non ha venduto per 30 denari Gesù, definito da Gorbaciov, il “più grande socialista di sempre”? E Tangentopoli non esplose sempre per “fatti” di soldi? E il Referendum proprio per l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, per l’altissima partecipazione popolare, non espresse chiaramente l’idea degli italiani per una amministrazione della “cosa pubblica” più sobria e dignitosa? Dopo vent’anni o dopo due mila anni nulla o quasi pare sia cambiato in meglio. Hanno, allora, ragione quelli che dicono che la politica è il secondo mestiere più antico del mondo e che mai come oggi può fare “concorrenza sleale” al primo? Hanno ragione quelli che oggi preferiscono astenersi dal votare o dall’interessarsi di politica perché tanto sono “tutti uguali e tutti sono ladri”? Pur molto sconcertato ed indignato, non penso che far vincere la rassegnazione e l’indifferenza sia cosa buona, sia atteggiamento a lungo sostenibile. I problemi si risolvono pensando ad alternative forti e credibili. E’ il principio fisico che ad ogni azione corrisponde una reazione. In politica, a mio avviso, almeno fino ad oggi, molto spesso, la principale reazione che si palesa quando avvengono queste porcherie è, oltre allo sgomento, la rabbia. L’esa-sperazione, per dirla alla Hessel, come rifiuto della speranza: della speranza che qualcosa possa cambiare. Ma la speranza deve essere alimentata. Il cambiamento deve essere costruito. E’ una sfida difficilissima e avvincente, ma se rinunciamo ad osare e a rischiare, per il nostro avvenire, abbiamo già perso. E, con la nostra omertà e reticenza, diventiamo complici della devastazione sociale e morale del Paese. Consegnando alle future generazioni un Paese certamente peggiore di quello che stiamo vivendo o che abbiamo ricevuto in dote dai nostri genitori. La truffa dei rimborsi elettorali è, pertanto, prima di tutto, verbale. Il rimborso è la restituzione di quel che è stato speso. Oggi, invece, con questa dicitura ci si riferisce ai finanziamenti che erano stati tolti col Referendum, bellamente ignorato dalla politica della Prima e della Seconda Repubblica. Per mezzo dei quali ha potuto reiterare se stessa. I propri imbrogli. Con la colpevole accondiscendenza degli italiani che non hanno quasi mai esercitato il controllo di legalità e preteso che la trasparenza fosse un dovere morale e politico. Rodotà, lo scrive oggi, invita tutti ad avere un altro atteggiamento, più serio e corresponsabile.

E’ urgente una risposta immediata, anche nella forma di una disciplina transitoria, che blocchi definitivamente assurdità come il denaro a partiti inesistenti, ridimensioni radicalmente l’ammontare del finanziamento, imponga severissime regole di gestione e sanzioni penali adeguate. Un ceto politico con un minimo rispetto per se stesso, che aspiri ad una sopravvivenza rispettabile, o fa subito questo o è destinato ad essere giustamente sommerso dal discredito. E tuttavia anche questa mossa non basterebbe in assenza della nuova normativa sulla corruzione, oggi impantanata e per la quale il Governo non ha impiegato un grammo di quella energia spesa nella battaglia ideologica sull’articolo 18, pur sapendo che la corruzione è un vero freno agli investimenti e allo sviluppo.

In questo scenario assai preoccupante è normale che i partiti abbiano la fiducia soltanto del 4% degli italiani (ma continuando cosi tra poco si arriva a zero), come rivelano moltissime statistiche. I partiti non sono più luoghi di formazione – come avveniva nella Prima Repubblica – dove si alimentava la passione politica con lo studio e la comprensione dei fenomeni che attengono alla società contemporanea. Oggi i partiti, in teoria soggetti pubblici, sono gestiti come delle proprietà private. Oggi i partiti, di destra e di sinistra, a livello nazionale come pure a livello locale, sono comitati d’affari permanenti dove si perpetra arrogantemente la propaganda e il potere di pochi. Dei pacchettari di voti, di coloro i quali vivono nell’adulazione di se stessi e con il clientelismo elettorale espandono, con soddisfazione, il proprio modello di vita. Con la complicità, ancora una volta, degli italiani “brava gente” che pensano soltanto al proprio misero orticello salvo poi indignarsi quando viene toccata nella dignità del proprio portafoglio. I partiti, oggi, devono essere rivoluzionati culturalmente, prima di tutto. Devono diventare “centri di ascolto e di mediazione” se ambiscono a diventare nuovamente soggetti pubblici credibili ed autorevoli.

Per il linguaggio popolare utilizzato, che sottende ad un’ignoranza imbarazzante, ma anche per la propria “ragione sociale”, la Lega e l’Italia dei Valori sono movimenti molto simili. Sono due partiti di proprietà dove c’è uno che comanda e tutti gli altri ubbidiscono come schiavi, a cominciare dai parlamentari, anche perchè in caso contrario alla tornata elettorale successiva vanno a casa. Poi i soldi pubblici, ossia soldi nostri, in entrambi i casi sono stati investiti per scopi privati e non dichiarati ampiamente (lo ha evidenziato, alcune settimane fa, Gianluigi Nuzzi nella sua trasmissione televisiva “Gli Intoccabili”). L’Idv è tra i partiti più ricchi. Ha il bilancio in forte attivo. Ma soprattutto sono due partiti che alimentano il proprio consenso facendo della demagogia strisciante e subdola. Di Pietro, neanche fosse la reincarnazione di Mario Segni, lancia ormai referendum a giorni alterni. Perché ha a cuore gli italiani? Ci credo poco; più verosimilmente, ancora una volta, l’interesse è per i contributi pubblici che vengono erogati, generosamente, all’ente che propone un Referendum quando questo, una volta celebrato, raggiunge il quorum. E quale argomento, attualmente, meglio di quello dei finanziamenti pubblici può indurre gli italiani, logorati anche dalla crisi per cui sono stati chiesti ingenti sacrifici, ad andare a votare? Speculare sul dolore della gente è politica? Coinvolgere le persone, fomentandone la rabbia con linguaggi deplorevoli, parlando alla pancia e non alla testa o al cuore, è politica? Di Pietro questo fa. E questa non è politica. E’ antipolitica becera e squallida.

Di questa Lega e di questa Idv, l’Italia e la Prossima Italia non ne hanno bisogno.

P.s.: Bossi, intanto, si è dimesso.

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Commenti

  • tommaso  On 5 aprile 2012 at 18:32

    Stavolta proprio non ti seguo. Che centra l’Idv? Ce la prendiamo anche con i referendum? Grazie alla loro riuscita (i referendum…) si è accelerata la caduta di Berlusconi, assistendo ad un nuovo protagonismo popolare. Scusami, ma stavolta proprio non capisco.

    • Giuseppe  On 5 aprile 2012 at 18:45

      Non ti devi scusare.. Hai detto la tua.. 😉
      Il problema non è di chi i referendum va a votarli in assolutamente buona fede, come appunto hanno fatto i cittadini, ma chi li propone non per cambiare le cose ma per issarsi sul piedistallo della bontà politica. Perchè senza berlusconi, di pietro sembra che non abbia più ragioni politiche per esistere.. e magari esagerando moltissimo ho provato a fare un ragionamento più ampio su cosa lo scandalo della lega ci dice o non ci dice, visto che scandali di questo tipo sono all’ordine del giorno.

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