Tra beauty contest e riforma dei partiti

In questa ultima settimana il dibattito politico è molto arroventato. Come sempre, verrebbe da dire. Ma si percepisce una certa tensione tra i protagonisti, gli inquilini del “Palazzo”, desumibile dalle loro dichiarazioni e dai loro propositi di riformare il sistema politico. Vedi prima la discussione sulla legge elettorale, proseguita poi con il tentativo di porre sul tavolo del confronto la legge contro la corruzione, fino ad arrivare ad oggi dove l’oggetto è il finanziamento pubblico ai partiti, chiamati impropriamente rimborsi elettorali. Non dimenticando quale e quanta intolleranza sociale rischia di alimentarsi nei confronti dell’esecutivo a causa dell’aumento spropositato di tasse a fronte di una visione che non sembra affatto equa. In questo scenario, moralmente e culturalmente desolante, sono alquanto avvilenti e vacue sia la discussione sulla Lega e sulla sua reale capacità di “fare pulizia” estromettendo quelli che avrebbero utilizzato impropriamente fondi pubblici, sia quella relativa alla decisione del Ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera, di predisporre un’asta pubblica per le frequenze che stavano per essere regalate dal predecessore Romani a Mediaset, sia quella dedicata ai gonfiatissimi finanziamenti pubblici che erano stati tagliati nel ’93 con un referendum inapplicato e tornati sul luogo del delito sotto un’altra dicitura, per quella che era, è e resterà una truffa aggravata nei confronti dei cittadini, perpetrata da tutti i partiti della Seconda Repubblica. Senza distinzione alcuna. Come chiamare se non ladri coloro che in questi 18 anni circa hanno speso, per le varie tornate elettorali, poco più di 564 milioni di euro, intascandone quasi quattro volte di più? E non si venga a dire che parlando in questo modo si alimenta il qualunquismo e l’antipolitica. O quello che una volta veniva spacciato per giustizialismo, quando in realtà non era e non sarebbe altro che un bisogno irrefrenabile di giustizia. Senza legalità ed etica pubblica una democrazia non ha ragion d’essere. Tutte le persone oneste intellettualmente sanno che all’interno di tutti i partiti, di destra e di sinistra, ci sono politici per bene che adempiono alle loro funzioni pubbliche con onore e senso di responsabilità, ma purtroppo loro non hanno impedito quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. La fine della Seconda Repubblica. Come si può credere, perciò, che proprio da coloro che hanno screditato le Istituzioni e l’arte della Politica – leggasi il nuovo triumvirato della vergogna Alfano-Bersani-Casini, a nome dei partiti di cui sono segretari – con la propria omertà, reticenza, incapacità politica, possa giungere una riforma innovativa e intrisa di uguaglianza? Bisogna rinnovare urgentemente la classe dirigente di questo Paese, sulla sorta di parametri non solo anagrafici, ma anche di moralità specchiata e di competenza verificata. Prima che sia troppo tardi. Prima che scoppino reazioni sociali e tumulti dettati dalla rabbia e dall’intolleranza. E bisogna agire presto e bene, perché di tempo, temo, se ne è perso moltissimo. E gli italiani pretendono rispetto ed uguaglianza.

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