La Certificazione Energetica e il Quinto Conto Energia

Si è svolto, alcune settimane fa, a Milano, il Secondo Forum Nazionale sulla Certificazione Energetica.

Dal “Rapporto 2012 sullo stato di attuazione della certificazione energetica degli edifici in Italia” emerge che il 95% dei certificati redatti in Italia da quando è entrata in vigore la normativa (circa 1.375.023) è stato redatto al Nord, il 4% al Centro, solo l’1% al Sud. Appare evidente, inoltre, come sia necessario puntare sull’adeguamento delle normative regionali, sulla qualità e professionalità dei certificatori energetici e come i controlli, se accompagnati da sanzioni, potrebbero dare quella credibilità alla certificazione energetica che in molte regioni oggi non è stata oggettivamente raggiunta. Si rileva come il certificatore energetico debba pian piano occupare un nuovo spazio professionale, diventando una sorta di consulente dell’energia, all’interno di una progettazione integrata degli edifici fornendo consulenza ad architetti ed ingegneri progettisti sulle migliori soluzioni in merito all’efficienza energetica in relazione alle condizioni ambientali, di confort e di costo.

Nel corso, poi, della stessa manifestazione è emerso che gli edifici in Italia non sono efficienti: il 79,2% è stato costruito prima del 1980; quasi la metà degli impianti termoidraulici installati (49,5%) sono stati realizzati prima del 1990 e l’81,5% delle abitazioni è caratterizzato da un livello di isolamento termico valutato dagli inquilini come medio o scarso. Perciò la sfida all’efficienza energetica, per raggiungere gli obiettivi del 20-20-20 indicati dalla Comunità Europea, si gioca non solo sul campo della riqualificazione degli immobili esistenti, ma soprattutto attraverso un percorso di qualificazione degli installatori. Dal 1° agosto 2013, infatti, gli installatori avranno l’obbligo di ottenere dei patentini per installare impianti ad energia rinnovabile.

Sul Quinto Conto Energia, su cui si è acceso il solito dibattito sulla quantità di incentivi disponibili, infine, occorre dire che sono previste disposizioni volte a favorire l’insediamento diffuso anche delle altre fonti rinnovabili solitamente meno considerate dall’opinione pubblica quali la geotermia, biomasse o biogas. A queste nuove disposizioni stanno lavorando tre ministri, come si desume da questo articolo, e nonostante questo le associazioni di categoria lamentano il metodo assunto dall’esecutivo, poco partecipato e poco trasparente, non nascondendo, infine, il fastidio per il solo coinvolgimento di Enel.

“Il nuovo regime pone le basi per uno sviluppo ordinato e sostenibile delle energie rinnovabili, allineando gli incentivi ai livelli europei e adeguandoli agli andamenti dei costi di mercato, calati radicalmente nel corso degli ultimi anni. Vengono favorite le tecnologie con maggior ricaduta sulla filiera economico-produttiva nazionale e ad alto contenuto innovativo, introducendo inoltre meccanismi per evitare distorsioni a livello territoriale e conflitti con altre filiere produttive nazionali, in particolare con quella alimentare. L’energia rinnovabile continua a essere un pilastro fondamentale della nostra strategia, ed è per questo essenziale supportarla in modo efficace, favorendo le fonti verdi, che possono sviluppare una filiera industriale e produttiva nazionale, ma allo stesso tempo è stato “posto un freno importante alla crescita dei costi energetici per cittadini e imprese”.

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