L’Aquila non esiste!

A tre anni dal terremoto, L’Aquila è ancora un non-luogo” è il mio nuovo post per Ediltecnico. Ne avevo già scritto, alcuni giorni fa, qui.

Del resto il modello della New Town, sorta a non pochi chilometri di distanza dal nucleo urbano originario, può essere percepito come esperimento sociale, sulla base della riorganizzazione degli spazi vitali e quotidiani. Parafrasando Italo Calvino e la sua “città ideale” si potrebbe dire che “L’Aquila 2” simboleggia l’ideale della “città perfetta”: ordinata, disciplinata e controllata dove nulla si può muovere senza autorizzazione o senza essere visto. Si crea, cosi, un nuovo modello di socialità, non spontaneo, poco autonomo, dove viene ridotto drasticamente quel diritto alla città, spesso sottovalutato, da cui invece si dovrebbe ripartire, per far tornare a volare L’Aquila. E spingere i cittadini oggi emigrati a tornarvi e a farla rivivere grazie al talento di ciascuno. Perché il diritto alla città “non si esaurisce nella libertà individuale di accedere alle risorse urbane, ma è il diritto di cambiare noi stessi cambiando la città”, perché costruendo la città costruiamo noi stessi.

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