Perché i cittadini votano il M5S di Grillo

L’otto settembre del 2007, il giorno del primo Vday di Grillo – mediante il quale si chiedeva che nessun cittadino italiano poteva candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale; che nessun cittadino italiano poteva essere eletto in Parlamento per più di due legislature; che i candidati al Parlamento dovevano essere votati dai cittadini con la preferenza diretta – io c’ero. A Bari. In Piazza del Ferrarese. Con amici straordinari – Anna, Mariella, Mario, Ennio, Michele, i due Antonio, Vito, Salvatore, Annalisa, Paola Valeria, Angela, Nicola – e tantissimi altri cittadini (come si può vedere dal primo video). Senza i quali niente sarebbe stato possibile. Raccogliemmo – eravamo i responsabili del Meetup “I Grilli di Bari” – oltre 2200 firme, in una sola giornata. In una città che non aveva mai avuto una simile reazione alle nefandezze della politica, tradizionalmente intesa. Era il 2007. In Italia si raccolsero, in quella sola giornata, oltre 350 mila firme. Non erano semplici autografi. I cittadini dissero con forza e dignità che quella politica italiana, che poi è la stessa di oggi per i protagonisti che la popolano, faceva schifo. E che a loro non stava più bene. Delusi profondamente da chi aveva abusato del proprio potere per soddisfare i desiderata privati propri e delle contigue oligarchie invece che dei cittadini, in nome del quale si dice di amministrare la cosa pubblica. Cittadini, non sudditi, che non volevano rassegnarsi abbassando il capo davanti a quella crisi morale e culturale, prima che politica, che già si stava evidenziando, e che poi è esplosa. Fu messo in discussione l’istituto della delega. L’idea stessa della rappresentanza. Le Istituzioni questa richiesta di Politica, di politica “alta e altra”, non solo non l’hanno compresa – per ignoranza o malafede poco importa oggi – ma l’hanno discriminata e criminalizzata perché era simboleggiata da un personaggio criticabile e discutibile. Hanno visto lo specchio, ma non l’immagine riflessa.

Dopo il secondo Vday – quello contro “la casta dei giornalisti” celebrato il 25 aprile 2008 pure a Bari, in Via Sparano, in pieno centro – lasciai definitivamente il Meetup di Bari – ossia il gruppo di cittadinanza attiva nato spontaneamente sul territorio – perché le critiche che avevo immediatamente sollevato all’interno del movimento nazionale subito dopo il primo vday – tra i primissimi in Italia – sulla decisione di trasformare, senza alcun confronto con la “base” e in modo non del tutto trasparente, onesto e sincero, quei meetup in liste civiche, furono rispedite al mittente con violenza e aggressività. Facendo intuire – cosa di cui ebbi piena contezza alcuni mesi dopo – che tale progetto, quello di creare il Movimento 5 Stelle, era già stato ideato a tavolino nelle stanze della Casaleggio Associati, la società che gestisce il Blog di Grillo e che, risaputamente, non è costituita da “benefattori e da costruttori di pace”.

Tanto le 350 mila firme del primo vday quanto il milione e mezzo di sottoscrizioni del secondo vday, giacciono in qualche “scantinato del Potere”. I partiti e le istituzioni stanno testimoniando da tempo con inaudita protervia che non si vogliono autoriformare? I cittadini, attraverso Internet e gli strumenti ad esso connessi, si stanno organizzando, si stanno ridestando dal torpore decennale in cui erano sprofondati, perché costretti a farlo, per cambiare le cose. Si chiama dignità. Si chiama senso dello Stato. Si chiama etica pubblica ed etica della responsabilità. Tutte parole nobilissime che in questi anni sono state violentate e squalificate ontologicamente perché masticate da chi ha fatto della politica una professione. Da chi ha ritenuto le Istituzioni una proprietà privata. Si è continuato a parlare in questi anni, poco e male, di Grillo e delle sue uscite inopportune e spesso indecenti. Si sono censurati, totalmente e volutamente, i contenuti e le politiche che dal territorio sono entrate nelle “locali stanze del potere” con i primi amministratori pubblici “made in grillo”. Temi di buonsenso, spesso, che hanno ottenuto ancor maggior consenso perché tutto intorno è stata fatta, ovunque, terra bruciata. E più in Tv si ascoltavano da una Finocchiaro o da un Gasparri ipocrisie sempre più insostenibili, più dai cittadini veniva accettato anche il linguaggio duro e becero che giungeva dall’ex comico o da qualche suo sostenitore. Non si è analizzata e studiata la psicologia civica. Non si è compreso che si stava consolidando un Diritto alla Buona Politica. Se oggi il Movimento 5 Stelle è seriamente candidato a diventare il Terzo Polo del Paese, cari Bersani e Vendola (ma anche Di Pietro e Berlusconi), la colpa è anche e soprattutto la vostra. Il linguaggio e i modi saranno certamente a tratti inquietanti e socialmente pericolosi, come rileva Tommaso, ma se tutti gli inviti alla discussione, al confronto, alla comprensione politica – come ne sono venuti da Pippo ma non solo da lui, da e per tempo – non sono mai stati recepiti, in nome di una presunta superiorità culturale e morale, di cosa vi arrabbiate oggi? La vostra mancanza di umanità, di umiltà, di responsabilità e di una visione del Paese, in cui i più giovani vogliono continuare a credere con speranza ed entusiasmo, mossi dal proprio talento, nonostante tutto e tutti – perché pretendono di averne dignitosamente uno, di futuro – vi spazzerà via. Non Grillo con la sua dialettica da barbaro e i suoi modi da imperatore. Voi, sarete voi ad autoeliminarvi, alla fine. Ma i cittadini non vi permetteranno di distruggere, contestualmente, anche il Paese.

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