Puglia: una terra da bonificare

Linkiesta ha pubblicato oggi un elenco particolare: tutti i siti inquinati presenti nel Paese. Sono 57. E sono stati già spesi, talvolta sprecati, diverse centinaia di milioni di euro per interventi in parte inefficaci. In Puglia troviamo 4 aree da bonificare: il polo chimico di Manfredonia, il petrolchimico e le due centrali elettriche a carbone di Brindisi, l’ acciaieria Ilva e la raffineria Eni di Taranto, la Fibronit di Bari. Questo elenco mi consente di fare un commento sul problema dell’amianto, uno di quelli che ancora non occupa l’agenda politica dei nostri amministratori, i quali esprimono tutto il loro dolore quando intervengono decessi per mesotelioma pleurico, salvo poi disinteressarsene nuovamente dal giorno successivo. Alcuni giorni fa – come ci ha ricordato Legambiente – si è celebrato il ventennale dell’entrata in vigore della legge 257/92 con cui si mise al bando l’amianto in Italia.

Il CNR ha calcolato che ci sono oltre 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, mentre secondo i dati elaborati da Legambiente in un dossier ancora oggi sono in attesa di bonifica circa 50 mila edifici pubblici e privati, e 100 milioni di metri quadrati per strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600 mila metri cubi di amianto friabile.

Il dato pugliese è stato fornito qualche giorno fa, in conferenza stampa, direttamente dal Presidente Vendola.

Dai censimenti della Regione Puglia iniziati nel 2005 ci sono 5mila tetti di Puglia ancora composti da amianto, la massima parte concentrata nelle aree industriali: la stima fatta da Vito Antonio Uricchio, che ha partecipato alla redazione del piano amianto, è di 1 milione e 750mila metri cubi di amianto disseminati per la Puglia.

Legambiente, inoltre, nella sua nota evidenzia due aspetti fondamentali: il tema della salute perché in tantissimi continuano ad ammalarsi e a morire;

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Registro Nazionale Mesoteliomi istituito presso l’Inail (ex Ispesl) (che dal 1993 censisce il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione di fibre di amianto) sono oltre 9 mila i casi riscontrati fino al 2004, con un esposizione che circa il 70% delle volte è stata professionale. Nessuna regione è esclusa. E si prevede che i casi tenderanno ad aumentare nei prossimi anni.

e quello della bonifica della aree inquinate dove si potrebbero collocare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili per cui erano previsti minimi incentivi statali che sembrerebbero sparire se la bozza del Quinto Conto Energia restasse nella sua configurazione attuale.

Addirittura rischiano di essere cancellati anche provvedimenti positivi nella lotta all’amianto come l’extra-incentivo di 5 centesimi a kwh, previsto dal quarto conto energia, per chi sostituisce le coperture in eternit con pannelli fotovoltaici. Un provvedimento che ha permesso di realizzare ottimi risultati, come dimostra la campagna di Legambiente e AzzeroCO2 Eternit Free.

La partita, quindi, della bonifica prima e della riqualificazione urbanistica di tutte le aree contaminate è tutta da giocare. Ma ci vorrebbero squadre leali pronte a concorrere per uno sviluppo ecologico e sostenibile delle nostre città. E ad oggi sembra che gli unici pronti a scendere in campo siano i cittadini. Anche solo per non vedere stracciata la bandiera della memoria. La memoria di quanti, a causa dell’amianto, sono morti innocentemente e ingiustamente.

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