Don Tonino, mi manchi tanto!

Il 20 aprile 1993 moriva a Molfetta Don Tonino Bello. Un prete ed un uomo straordinario che non ho mai avuto il piacere di ascoltare dal vivo e di incontrare fisicamente, ma che ho imparato a conoscere e ad amare attraverso il racconto di chi lo ha incrociato nel proprio destino, e mediante le sue parole. Ha fatto del Vangelo il suo pane quotidiano, lo ha praticato quotidianamente con una coerenza mirabile, ostentando un’ umanità e una prossimità rare. Il prossimo o l’Altro era per lui uno specchio nel quale bisognava riflettersi, per poter lealmente e gioiosamente esaltare quella “convivialità delle differenze” per cui ciascuno poi può diventare “un’arca di pace e non un arco di guerra”. A questo proposito, è notissimo il suo impegno a favore dei migranti e degli ultimi. In particolare colpì profondamente per la sua tenacia all’inizio degli anni ’90 quando la Puglia fu invasa dagli albanesi. Lui predicò il valore dell’accoglienza. Il dono dell’incontro. Da vivere senza pregiudizi di sorta. Oggi il suo esempio, la sua bontà, la sua umanità, il suo carisma, sarebbero utilissimi in questa società logorata dagli egoismi e dagli individualismi, sfibrata da una carestia valoriale e di moralità in ragione della quale l’Altro è quasi criminalizzato per definizione e nessuno sa parlare con sincerità al cuore delle persone. Non alla testa o alla pancia. Al cuore. E questo si traduce, per la mia generazioni e per quelle ancora più giovani, in una mancanza di speranza e di fiducia verso il futuro. La nostra catarsi sociale può avvenire, senza perdersi d’animo, anche facendo tesoro dei suoi insegnamenti e restituendo dignità all’umanità che costituisce la nostra quotidianità.

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto; l’altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza di me: per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo. Insegnami, allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia  di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, Signore. Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.

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