Gli incentivi all’energia rinnovabile sono necessari

Ho trovato interessante questa lettura e questo commento critico sul tema degli incentivi all’energia rinnovabile, che sarebbero eccessivi e che produrrebbero un aumento della bolletta elettrica.

Da mesi una campagna mediatica mette l’accento, in maniera quasi ossessiva, sui costi eccessivi per la bolletta elettrica degli italiani di sussidi troppo generosi all’energia rinnovabile. Sono tuttavia incentivi non solo opportuni, ma necessari perché finalizzati a sostenere l’introduzione, l’adozione e la diffusione di nuove tecnologie. I benefici che generano per i cittadini, le aziende e la società nel suo complesso superano di gran lunga il costo. E il governo dovrebbe affermare senza ambiguità che l’obiettivo ultimo è sostituire le fonti fossili di energia con quelle rinnovabili. La presunta insostenibilità per le tasche degli italiani e per i conti delle aziende (soprattutto le energivore) è anzitutto dovuta all’aumento dei costi delle materie prime, quelle fossili, utilizzate dalle centrali termoelettriche con cui si genera oggi il 70 per cento dell’elettricità del nostro paese. In bolletta finiscono anche, per una quota oggi minoritaria, gli oneri per la messa in sicurezza dei siti nucleari, i sussidi alle acciaierie, i regimi tariffari speciali alle Ferrovie, insomma oneri che sarebbe ragionevole e doveroso porre a carico della fiscalità generale. Vi sono infine i sussidi che fanno riferimento al famigerato CIP6/92, un onere da 35 miliardi di euro che abbiamo pagato dal 1992, per il quale la Commissione Europea nel 2004 aprì una procedura di infrazione contro l’Italia in quanto non si poteva spacciare l’incenerimento come energia rinnovabile (e dunque ammessa a ricevere incentivi pubblici). Alcuni benefici sono più facilmente quantificabili di altri. Basti tuttavia ricordare quali essi sono. Sono anzitutto benefici da minori emissioni inquinanti, di anidride carbonica ma non solo. Sono poi benefici da minori importazioni di combustibili fossili, il che comporta non solo un risparmio monetario, ma ha anche una valenza geopolitica dovuta alla maggiore indipendenza dai paesi produttori esteri, Russia, Iran, Algeria, Libia. Sono poi benefici più immediati in termini di creazione di occupazione, valore aggiunto, opportunità di business, ricerca e sviluppo, esportazioni, gli ingredienti in altre parole della cosiddetta “green economy”. E da ultimo sembra emergere anche un effetto di calmieramento dei prezzi nelle ore di picco sul mercato elettrico: nel 2011 l’effetto di “peak shaving” attribuibile al solo fotovoltaico in Italia sarebbe stato prossimo ai 400 milioni di euro.

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