L’ambiente urbano influenza i nostri comportamenti

In questo piccolo diario ho spesso parlato di Diritto alla Città. L’ultima volta il 12 aprile scorso nel commentare l’immobilismo della politica rispetto alla vicenda de L’Aquila a tre anni dal terremoto. Ma poi ne ho parlato pure qui e qui. Con l’intenzione di far capire che esiste, almeno per me, una forte relazione tra la qualità del costruito e la qualità della vita nella città. Un legame solido tra estetica urbana ed etica civica. A confortarmi in questa analisi o meglio nel perorare questa tesi è lo psichiatra Claudio Mencacci, il quale spiega che “se l’ambiente è brutto e degradato siamo tutti più portati a violare le regole”.

Quanto più un luogo è trascurato, brutto e fatiscente, tanto peggio è vissuto da chi ci abita: quartieri anonimi, male illuminati, senza una piazza per incontrarsi non incentivano buoni rapporti fra le persone, ma anzi influenzano negativamente carattere e comportamenti, diseducano al rispetto, compromettono le relazioni sociali. In una progressione verso il peggio che oltre al malessere mentale favorisce pure la microcriminalità. Per migliorare un luogo (e il benessere di chi ci abita) occorre percepirlo come nostro.

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