Dall’Europa all’Italia, passando per Torino

Ad agosto nessuno lo avrebbe detto. Oggi, dopo nove mesi di imbattibilità, la Juventus, dopo alcune stagioni disastrose e politicamente tormentate per via della nebulosa vicenda del “calcio-scommesse”, torna a vincere lo Scudetto. E poco importa se sia il 28° o il 30°. Lo ha vinto con merito. Mister Conte, il vero artefice del successo, ha saputo costruire e plasmare un gruppo improntato al sacrificio, dove il “Noi” è stato più determinante dell’individualismo del top-player, che infatti la squadra non ha. La squadra ha vinto con la testa e col cuore, prima ancora che con le gambe. Non bisogna essere juventini o sportivi, ma soltanto oggettivi, per riconoscere in questo un insegnamento importante: si vince con la testa e col cuore, puntando sulla costruzione di un “Noi” che sa di poter avere un futuro radioso e importante, perché dimostra di avere una visione. Una visione collettiva. Ma questo fine settimana è stato anche importante per le elezioni presidenziali in Francia, per le elezioni politiche in Grecia, per quelle di “medio-termine” in Germania e per le amministrative in Italia, che hanno coinvolto circa nove milioni di italiani. E sebbene i risultati italiani non siano ancora definitivi, e quindi con la possibilità che queste tesi possano essere smentite tra alcune ore, alcune riflessioni, però, possiamo già farle. Come era facile immaginare, visto il cosiddetto clima di “antipolitica”, l’astensione è stata molto alta. Quasi ovunque. Che, anche a causa dell’attuale declino del Pdl in versione Alfano e della Lega, il centrosinistra rischia di vincere dappertutto, con i grillini sempre più poderosamente determinanti, essendo coloro che più di altri riscuoteranno il “voto di protesta”. In Sardegna, peraltro, senza che la cosa fosse enormemente pubblicizzata, si è votato il referendum abrogativo delle nuove quattro provincie, ma più in generale per la riduzione drastica dei privilegi della “casta”. Quorum raggiunto. Ed è un dato importante. In Francia, invece, ha vinto Hollande. Ed è un segnale altrettanto importante che viene dato all’Europa perché occorre modificare i processi, non solo nei contenuti ma evidentemente anche nelle modalità. Non può esserci solo austerità e rigore, come è stato detto infinite volte. Bisogna invertire la rotta stabilendo delle nuove coordinate per una navigazione che porti ad una crescita sostenibile che sia socialista nei suoi obiettivi, che guardi davvero alla società europea tutta, a tutti quei milioni di lavoratori e di cittadini che stanno soccombendo sotto l’altissima pressione fiscale e sotto la ghigliottina delle misure inique che i vari governi hanno predisposto. Rapportandosi più ai diktat delle banche e delle agenzie di rating piuttosto che sulle esigenze della collettività. La rabbia contro l’Europa si è, peraltro, manifestata in Grecia dove si è votato pure e dove la situazione è difficilissima già da tempo. E nel cui Paese, infatti, hanno vinto le ali estreme, in particolare quella di estrema destra che, con oltre il 6% dei voti, inciderà moltissimo sulle politiche che verranno elaborate nel prossimo Parlamento. Si è votato, infine, pure in Germania, per le elezioni di medio termine. Qui la coalizione che fa riferimento alla Merkel continua a perdere consenso, pur restando il partito di riferimento, a dimostrazione che in tutta Europa spira un vento che si fa via via sempre più consistente e che rischia di spazzare via i vecchi paradigmi culturali e politici. Anche qui, infatti, alta è stata la percentuale dell’estrema destra, ma soprattutto dei Verdi che con le loro politiche stanno testimoniando da tempo che bisogna investire su un altro modello di crescita economica dove ogni elemento sia connaturato ad una visione ecologica e sostenibile della realtà. E tale visione, per quanto mi riguarda, non può non essere una visione collettiva. Perché se, a cominciare dall’Italia, non ci sforziamo di ricostruire, tutti insieme, una società basata su un “Noi” che sappia declinare lealmente ed oggettivamente i valori della solidarietà, della legalità, della meritocrazia e dell’uguaglianza, e che sappia, quindi, meritare la fiducia degli italiani, diventa fisiologica e naturale, poi, la ribellione degli italiani che si affidano ai demagoghi e ai populisti. E non penso proprio che questo sarebbe ciò di cui il nostro Paese e l’Europa hanno bisogno.

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