Gli “acquisti poco verdi” della civica “Emiliano per la Puglia”

Ho scritto per il blog “Le Idi di Marzo”, curato dagli amici Stefania, Antonio e Luigi, il post “Salvate il soldato Emiliano” di cui riporto una sintesi.

C’era una volta un magistrato antimafia, di quelli tostissimi, che incuteva timore anche per la sua mole fisica, ma che era unanimemente apprezzato per la sua bontà umana, per quel senso della legalità che prescindeva dalla sua professione e che sembrava fosse per lui sinonimo di uguaglianza. Il suo nome era Michele Emiliano. Poi qualcosa deve essere successo. E non sappiamo bene cosa sia stato. O, semplicemente, non vogliamo saperlo. Forse la sua egolatria o il suo “delirio” di onnipotenza. Nel corso del primo mandato, inaugurato spettacolarmente con la demolizione di quell’”ecomostro di Punta Perotti” – di cui in queste ore si torna a parlare, a seguito della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Europea che ha previsto un mega risarcimento danni alle parti offese per 49 milioni di euro, con il contestuale ritorno della probabilità che si costruisca nuovamente sulla porzione che oggi “abusivamente” (non è mai stata approvata in questi anni una variante urbanistica per cambiare la destinazione d’uso) è un parco urbano – lo “sceriffo Emiliano” ha cambiato, sicuramente in meglio, la città con non poche innovazioni nell’ambito della mobilità sostenibile, della stessa legalità, dei servizi sociali, delle politiche giovanili proseguite poi anche in questa legislatura. Non sono mancati, naturalmente, gli errori, anche gravissimi. Ma, forse, proprio in nome di quella egolatria che per definizione rende poco umili i politici e poco inclini ad essere apprezzati in modo duraturo, soprattutto quelli che hanno sedotto emotivamente gli elettori con la propria dose di carisma e di entusiasmo, il Comune è diventato un luogo inadatto ad accogliere le pur legittime ambizioni personali. Non per niente, già da anni, si parla di un Emiliano successore di Vendola alla Regione Puglia. Lo scandalo politico-culturale che lo ha investito nei mesi scorsi – leggasi “caso De Gennaro” – non ha prodotto un reale rallentamento o un cambio di prospettive, ma solo che il lavoro proseguisse sottotraccia. La conferma, nostro malgrado, arriva oggi da Affaritaliani.it che nella sua sezione pugliese riporta la notizia dell’apertura della prima sede della sua lista civica regionale “Emiliano per la Puglia” a Foggia. Su chi ne coordinerà localmente le attività, il quotidiano web non ha dubbi. “Si tratta del gruppo dipietrista foggiano, che insieme al consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Orazio Schiavone, confluisce nel movimento dell’attuale sindaco di Bari. Portando in dote un parterre trasversale: da Carmine d’Anelli, ex sindaco di Rodi Garganico, a Donato Troiano, ex direttore generale della Asl; da Pietro Scioscia, consigliere comunale di Lucera, a Pasquale Murgante, sindaco di Accadia; dal vice sindaco di Ascoli Satriano, Potito Marano, alla dirigente di Confartigianato, Maria Cirillo, fino all’ex vice sindaco di Foggia, Potito Salatto”. Se la politica fosse oggi una “cosa seria” dovrebbe far discutere ed indignare la presenza, tra i citati, del chiacchieratissimo Donato Troiano, già condannato per falso ed abuso d’ufficio, oltre che per essere transitato per le ultime regionali dal Pci al centrodestra per sostenere Rocco Palese. Con Orazio Schiavone, attualmente Capogruppo regionale dell’Idv alla Regione Puglia, noto per essere nel foggiano più un “pacchettaro” di voti che di idee. Non propriamente, insomma, degli “acquisti verdi”, a voler usare il linguaggio della green economy. Ma è quello che succede quando la politica perde il suo carattere di umanità e di sostenibilità. La politica come bene comune. La politica come strumento di riappacificazione sociale, impiegato per creare le opportunità di un benessere continuo e diffuso. Per tutti e non per un’oligarchia ristretta di plenipotenziari. Qualcuno salvi il “soldato” Emiliano. Perché rischia, seriamente, di condurre una guerra politica per lui letale. E oltre alla sconfitta, per lui, ci sarebbe l’isolamento. Perché i cittadini onesti, consapevoli della grave crisi morale e culturale che ha investito il nostro Paese e sempre più corresponsabilmente informati, già da tempo, hanno scelto il percorso che vorrebbero percorrere per giungere nella Prossima Italia. E non è quello che sta camminando Michele Emiliano.

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