Siamo in grado di andare oltre Grillo?

Per Giù al Sud e per #queibraviragazzi.

Giornali e televisioni in questi primi giorni post voto non parlano che di Grillo e del Movimento 5 Stelle, vera sorpresa di queste Amministrative con un exploit nel Centro-Nord, specialmente in quei Comuni dove era molto radicato il fenomeno del leghismo di cui non restano che le ceneri degli scandali che lo hanno arso. Non mi aggiungo, pertanto, alla schiera di improvvisati e sedicenti politologi onniscienti che hanno commentato il successo dei “grillini” etichettandoli, senza conoscerli approfonditamente, con irripetibili epiteti. Sbagliando, peraltro, completamente, dal mio punto di vista, l’analisi poiché Grillo sta dimostrando, invece, di essere un politico consumato e navigato che ha preparato la rotta a tavolino e per tempo. E dove non c’è niente di casuale. Ma, in questo momento, mi preme raccontare l’esperienza del voto nel Mezzogiorno e in Puglia. Giù al Sud il “grillismo” non è esploso. E non perché non vi sia nei cittadini quella consapevolezza civica per cui occorrerebbe cambiare la classe dirigente sia per una questione strettamente anagrafica sia per una questione evidentemente culturale. Ma perché, in realtà, soprattutto in alcuni centri è esplosa la “malapolitica da grilletto”. Ad Apricena (in Provincia di Foggia), pochi giorni prima delle elezioni, è stato arrestato uno dei candidati sindaci in quanto stava predisponendo – secondo l’accusa della magistratura – degli omicidi. La criminalità diffusa è sempre più organizzata e radicata sul territorio, come mai nessun partito è stato ed è capace di fare. Una minoranza che però domina sulla maggioranza tramite l’intimidazione, la corruzione, il voto di scambio e il clientelismo. Le segreterie di partito, di destra come di sinistra, non hanno selezionato accuratamente tutti i candidati, sulla base di una riconosciuta moralità e competenza, ma, nonostante i retorici proclami, hanno individuato i “cavalli vincenti”, i pacchettari di voti. È quello che è successo in molti Comuni. In particolare a Gioia del Colle (Provincia di Bari) che, a dire il vero, dovrebbe chiamarsi “Valle del Dolore”, visto che in sei anni e mezzo si è votato già tre volte, e all’ alternanza al governo della città tra destra e sinistra non è seguita un’alternanza tra gli amministratori che da circa vent’anni sono sempre gli stessi. L’assai probabile (ci sono i ballottaggi) nuovo (si fa per dire) Sindaco del Pd, Sergio Povia – sostenuto anche dall’Udc e dal Fli – è stato Primo Cittadino nel decennio scorso per due volte e sotto la sua responsabilità il Comune è stato violentato urbanisticamente e paesaggisticamente come mai in passato, alimentando quel clientelismo e quel “mecenatismo da mattone” che ha portato ricchezza soltanto a taluni e non mica ai cittadini. I “poteri forti”, come si suol chiamarli, sono scesi in campo anche a Brindisi dove, al primo turno, ha vinto, sempre con il sostegno dell’Udc ma senza quello di Sel e Idv, Mimmo Consales, nelle cui liste pare ci siano stati alcuni aspiranti consiglieri comunali particolarmente affascinati dal “potere mafioso” della Sacra Corona Unita che proprio nel brindisino è ampiamente presente (leggasi recenti intimidazioni ad esponenti illustri dell’antiracket). A Taranto, invece, il Pd e Vendola – che agitano l’istituto delle primarie quando conviene – hanno appoggiato il sindaco uscente Ippazio Stefàno che in questi anni è sembrato più l’emissario sul territorio del Governatore che il garante dei cittadini delusi dal cambiamento tante volte evocato e mai realizzato. A Lecce, infine, il peggior capolavoro che solo dei dilettanti allo sbaraglio – ossia i vertici del Pd Puglia – potevano concepire: far concorrere a sindaco la Vicepresidente regionale Loredana Capone. Costei un paio di anni fa perse la corsa per diventare Presidente della Provincia e, quindi, per meriti sul campo, fu promossa Vicepresidente regionale con delega allo Sviluppo Economico in sostituzione di Sandro Frisullo, altro dalemiano di ferro, indagato per le note vicende baresi a base di cocaina e di escort. Non occorreva un politologo raffinatissimo per capire che la scelta era scellerata perché sul territorio la Capone non aveva alcuna “presa” e non avendo peraltro un forte carisma, la partita era persa in partenza. Non si è perso, infatti. Il Pd e il centrosinistra sono stati letteralmente spazzati ed umiliati. La coalizione ha preso il 26% e il Pd soltanto il 10%. Chi pagherà per questa disfatta? Il Segretario Regionale, peraltro salentino, Sergio Blasi o quei dirigenti che hanno selezionato le candidature, soprattutto le impresentabili? Non pagherà nessuno. Come sempre. Ma la politica non dovrebbe servire per creare le condizioni per accrescere il benessere collettivo? Non dovrebbe essere il mezzo mediante cui si raggiunge la piena uguaglianza sociale e dei diritti? La politica, con la complicità e l’omertà di quei cittadini che hanno assimilato la cultura mafiosa, è diventata, per dirla alla Al Pacino, soltanto chiacchiere e distintivo.

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