Monti “bombarda” la nostra Democrazia

E’ da non pochi mesi che una certa opinione pubblica, a causa della crisi economica che ha aumentato la consapevolezza e di conseguenza l’intolleranza dei cittadini verso gli sprechi della burocrazia italiana che rendono il Paese sempre più disuguale tra chi ha e chi non ha, sta evidenziando con una certa ridondanza quanto grave sarebbe per il nostro bilancio l’uscita di quasi venti miliardi di euro per acquistare in particolare, per il comparto della Difesa neanche fossimo in guerra, novanta F-35, al costo unitario di 135 milioni. Basterebbero queste cifre mostruose per pretendere dall’esecutivo un cambio radicale di politiche. Un’operazione che dovrebbe essere, prima di tutto, culturale perché bisogna capire che occorre sposare la causa della Pace nel mondo, senza se e senza ma, sempre. Con coerenza. E non, in realtà, in nome di un’ipocrisia strisciante e subdola che fa etichettare come “missioni di pace” quelle che, appunto, sono guerre dove poi vanno a morire i nostri ragazzi, quelli che si arruolano perché, spesso provenienti dal Sud, non hanno altre alternative e altre possibilità per cercare di avere un futuro migliore. Mario Agostinelli punta, invece, a raccontare e a denunciare quanto pericoloso sarebbe l’inquinamento che questi “uccelli del dolore” produrrebbero una volta in volo a causa delle alte quantità di combustibile caricate e come, conseguentemente, nulla o molto scarsa sia l’attenzione verso il fenomeno del riscaldamento globale.

Se guardiamo ai consumi, un aereo tipo F-15 Eagle consuma circa 16.200 litri/ora, un bombardiere B-52 12.000 litri/ora, un elicottero Apache 500 litri/ora. Un mese di guerra aerea calcolato su queste basi comporta l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2, l’equivalente dell’effetto serra provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti (poco meno di Bologna). Il serbatoio di un F-35 contiene 8391 kg di carburante. La combustione per ogni litro di carburante produce in media 2,5 kg di CO2. Dunque lo svuotamento dell’intero serbatoio di un F-35 (viaggio andata e ritorno nelle missioni in medio oriente) produce circa 21mila kg di anidride carbonica, pari all’emissione giornaliera di 1000 abitanti del nostro Paese. Stiamo rincorrendo gli Stati Uniti, che invece stanno perdendo terreno velocemente nei confronti della Cina nel campo dell’economia verde. Questo anche per colpa dell’enorme spesa militare che sottrae risorse agli investimenti pubblici per mitigazione e adattamento climatico. Il gigante asiatico, ormai leader incontrastato della green economy, spende circa un sesto rispetto alla superpotenza americana per gli armamenti e il doppio per ridurre le emissioni e prepararsi ai cambiamenti climatici. Uno studio della Quadrennial Defense Review propone un cambio di direzione, stimando che un miliardo di dollari speso in armamenti creerà circa 8mila posti di lavoro, se speso per potenziare il trasporto pubblico 20mila, se speso per l’efficienza energetica negli edifici o per le infrastrutture circa 13mila.

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