«In urbanistica poche idee: solo business e burocrazia»

A perorare questa tesi, in questa intervista al Sole 24Ore, è l’architetto Vittorio Gregotti, il quale rileva come “l’urbanistica oggi è un mercato fondato sul valore economico dei terreni, delle superfici. E quanto vale un terreno dipende da quanto ci si può costruire sopra. E chi è proprietario se può costruire costruisce, anche se non c’è la necessità“. Viene, inoltre, evidenziata la necessità di estendere la dimensione territoriale sottoposta ad attività di pianificazione. “Bisogna riaprire all’idea di comprensorio. Spesso la dimensione comunale non è ragionevole. I confini burocratico-amministrativi sono un concetto astratto. Il territorio, invece, finisce laddove finiscono gli interessi economico-sociali di una determinata collettività“. Sulla piaga della burocrazia dice, invece, che “tutto questo proliferare di regole è la copertura di un’assenza di idee. Non è una questione di più o meno cemento, ma di cosa serve“. Sono in sintonia con il “maestro” Gregotti, in particolare quando critica l’approccio dell’urbanistica negoziata e contrattata che ha concausato moltissimi danni, poichè il tema della rendita fondiaria ha preso il sopravvento nelle agende politiche avvilendo il dibattito sulla missione dell’urbanistica e contestualmente annullando quasi il processo di copianificazione mediante il quale si sarebbero potuti evitare moltissimi scempi ambientali, mediante la valorizzazione di tutte quelle risorse umane interconnesse strategicamente. Il territorio, invece, è stato violentato con la complicità di insipienti e irresponsabili amministratori pubblici che accettavano l’obolo degli oneri di urbanizzazione. Questa una sintesi di un articolo che ho scritto per Il Quotidiano Italiano.

In questi decenni, a Bari come in tutta Italia, si è costruito moltissimo. Troppo. Ovunque. Anche quando non era strettamente necessario. Non sempre, peraltro, in conformità alle disposizioni nazionali e regionali. E quando c’era (c’è) una norma restrittiva come può essere un vincolo paesaggistico (in prossimità, per esempio, di lame, coste, risorse naturali di pregio), ecco che l’ostacolo veniva (e viene, ancora oggi) aggirato corrompendo il personale amministrativo degli uffici tecnici comunali. L’Istat, proprio alcuni giorni fa, ha denunciato come, pur in presenza di una demografia costante o addirittura in riduzione, il costruito, negli ultimi dieci anni, è aumentato esponenzialmente attestando la stima a 14 milioni di edifici. Si parla di stima anche perché in questo Paese mai è stato censito tutto il patrimonio urbanistico esistente. Quanti alloggi o capannoni sfitti, inutilizzati o degradati ci sono? Nessuno lo sa con certezza, a dimostrazione di come la trasversale malapolitica del cemento, manipolata e gestita dalle cosiddette “cricche”, abbia fagocitato il suolo italiano negli ultimi decenni. Negli ultimi vent’anni in Italia è stata cementificata una superficie quasi pari alla Puglia. Ed è anche per queste ragioni che è nato, nel novembre scorso, nel primo comune italiano che ha predisposto una variante urbanistica a “crescita zero”, il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. L’intento è quello di condurre una battaglia soprattutto culturale basata sull’assioma che la terra sia un bene comune. Che occorra arginare il fenomeno del consumo di suolo. Ed ecco, pertanto, la proposta: puntare, da un lato, a riqualificare prioritariamente tutto il patrimonio edilizio esistente, anche sfruttando i paradigmi della bioedilizia e della bioclimatica, con la possibilità che vengano demoliti e ricostruiti gli edifici più fatiscenti e degradati (ben sapendo, inoltre, quanto grave sia – dicono i geologi – avere territori massicciamente cementificati che rischiano di aggravare gli effetti del dissesto idrogeologico); dall’altro la possibilità di rivalutare le superfici agricole facendole percepire come un valore aggiunto per tutte quelle comunità che potrebbero giovarsi di un turismo enogastronomico di qualità. Altro obiettivo è quello di emancipare i Comuni dagli oneri di urbanizzazione, mediante i quali si sovvenziona la spesa corrente. Carlo Ratti (architetto e professore al Mit di Boston), il guru delle “città italiane”, condividendo questo approccio tecnico-sociale, ha rilanciato sull’urgenza di predisporre esclusivamente e prioritariamente Programmi di Rigenerazione Urbana. Nazionali e locali.

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