La corruzione è il “nemico pubblico” numero uno

Il prolungato ostruzionismo parlamentare del Pdl nella Commissione della Camera in cui si sta discutendo il disegno di legge contro la corruzione – ieri, intanto, a maggioranza è passato l’emendamento del Pd per l’innalzamento consistente delle pene – con la conseguente intimidazione di stampo “criminale” da parte di Angelino Alfano che ha ammesso come l’esecutivo Monti potrebbe perdere l’appoggio del suo partito se questo intero provvedimento diventasse una legge dello Stato, oltre ad evidenziare una volta di più quanta indisponibilità ci sia nell’accogliere il valore della legalità, mi ha sollecitato un approfondimento sul tema della corruzione. E in questo, perciò, mi è stata assai utile la lettura di questo articolo, per la Voce.info, di Alberto Vannucci, esperto pluridecennale del tema, che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo e di persona a marzo scorso quando ho partecipato all’assise nazionale contro la corruzione che si è svolta a Canossa.

Simile in questo ai “crimini senza vittime”, la corruzione si fonda di regola su un “patto di ferro” tra corrotti e corruttori, dal quale entrambi ricavano benefici – a danno della collettività – e che nessuno dei partecipanti ha interesse a denunciare. Le vicende di corruzione sistemica rivelano una rete di accordi sotterranei tra una pluralità di attori pubblici e privati, entro la quale obbligazioni reciproche e impegni assunti sono regolati da vere e proprie “norme non scritte”, della cui applicazione si fanno carico “garanti” specializzati, diversi a seconda dei centri di spesa interessati (boss politici, alti burocrati, faccendieri, imprenditori, mafiosi). Una visione d’insieme dell’ultimo rapporto di Eurobarometro conferma in prospettiva comparata l’allarme per la situazione italiana: l’87 per cento dei cittadini italiani ritiene la corruzione un serio problema nel proprio paese, in crescita del 4 per cento rispetto a 2 anni prima (la media europea è del 74 per cento); il 95 per cento degli italiani ritiene che vi sia corruzione nelle proprie istituzioni nazionali (in crescita del 6 per cento rispetto a 2 anni prima), il 92 per cento in quelle regionali e locali (la media europea è, rispettivamente, del 79 e 75 per cento); il 12 per cento degli italiani si è visto chiedere una tangente nei dodici mesi precedenti (la media europea è dell’8 per cento); il 75 per cento degli italiani ritiene che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano stati inefficaci (la media europea è del 68 per cento).

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